venerdì 17 febbraio 2017

Viaggio al termine del Bombardino.

Allora, ci siamo io e Bardamu.

Solito giro.

Solita gente.

Solito sfondo.

C'è un locale buio, anzi non propriamente buio, ma sicuramente male illuminato, come una cantina di bar, come uno di quei posti dove vai a bere solamente se sono già almeno le due di mattino, da persona razionale. Uno di quei posti dove, invece, se sei un habitué, entri già alle sette della sera, quei locali magari tenuti insieme dalla volontà ferrea di un qualche vecchio oste e padrone, scontroso ma cordiale, cupo come il suo stesso scantinato fetido, dove accoglie, fra i clienti, i peggiori possibili, oppure appunto gli infelici casuali.

Quel locale buio è un'area nella mia mente, quell'area dove normalmente dialogo - nelle pagine di questo blog ormai muffito e silenzioso da mesi ben tre - con vari personaggi, preposti di volta in volta ad assumere fattezze e peculiarità di determinati tratti della mia psiche, oltreché, certamente, dei miei dubbi e delle mie caratteristiche.

Ma questo locale, pur buio e male illuminato, fra candele ormai in consunzione e abat-jour che hanno visto giorni migliori, presenta la sua eleganza, nel fine bancale di marmo nero egizio, ormai pezzo immancabile dell'arredamento interno della mia psiche. Dietro il bancale, diversamente dal solito, il dottor West, garrulo nel suo camice medicale perfettamente pulito, salvo alcune macchie di alcol - a voi la scelta se sia alcol etilico o denaturato; la sua insolita veste di improvvisato bartender lo fa spiccare, mentre osservandolo con cura è ancora possibile scorgere, nel taschino della camicia che di rado fa capolino dalle reveres del camice, siringhe con misture improbabili e volte, presumibilmente, ad invertire il ciclo della vita e della morte in sventurate anime.

Osservo West, seduto al mio stesso bancale, nella mia stessa mente; mentre la situazione si focalizza intorno a me, parte anche la musica, come esigo e pretendo ogni volta. Di sottofondo, le note non troppo alte ma piacevoli di un Giorgio Moroder d'annata sottolineano i miei pensieri e il mio dialogo con me stesso, ad un'ora ormai troppo avanzata per fare alcuna cosa, se non scrivere, sentire musica, o leggere i libri di Salgari.

Siamo seduti in due al bancone. 

Io e Bardamu.

L'ultima volta che l'ho introdotto nei miei ragionamenti, ha dato di matto, fuggendo via urlando, com'è tipicamente suo atteggiamento. Ora è più tranquillo, seduto accanto a me; la camicia leggermente lisa è perfettamente abbinata al suo paltò scuro, anch'esso rovinato, come lo è lui. Mi osserva, lo scruto intensamente. Ha i capelli finemente tagliati e pettinati all'indietro; il contrasto con l'abbigliamento crea e palesa la sua condizione: non ho un soldo ma ci tengo a presentarmi perbene, grida il suo aspetto.

"Embè" - dice lui - "Ordiniamo?"

Chiunque osservi la scena, vedrebbe in me un'espressione di dubbio.

"Tu ordineresti mai un drink a quello lì?" - e accenno con le sopracciglia a West, intento a realizzare quello che potrebbe sembrare uno screwdriver. Frulla le arance in modo goffo, cosa che, appunto, lo rende poco convincente.

"No, a dire il vero"
"Ecco"
"Allora devi dirmi comunque perché mi hai tirato fuori dal cappello, e soprattutto cosa diavolo ci faccio qui, e non nell'Algeria francese del secolo scorso"
"E' una lunga storia, Bardamu"
"Potresti anche chiamarmi Ferdinand"
"Non ci penso nemmeno, io chiamo da anni tutti per cognome, figurati se non chiamo per cognome anche te"

"Come mai?"
"Per disprezzo"


"No intendo come mai chiami tutti per cognome?"
"Per disprezzo, te l'ho detto"


Bardamu mi fissa, poi ordina comunque un cognac liscio. Almeno quello West non dovrebbe sbagliarlo.


"E allora" - riprende - "Cos'è che dovevi dire?"
"Parecchie cose"
"Dai su, ti ascolto"


Mi butto un po' all'indietro con la testa. Rifletto prima di parlare. Non ho ancora bevuto niente.


"Allora... sarebbe una lunga storia... innanzitutto dovrei cominciare a dire che..."
"No no no no no ascolta, stai a sentire... Non iniziare cortesemente con un discorso lungo ed interminabile... già hai quattro lettori in croce, se pure ti ci metti tu non finiamo più, e io me ne vado anche"

"Bardamu, non puoi andartene"
"D'accordo, ma i tuoi lettori sì"

Silenzio. Normalmente, qui partono le risate registrate da sit-com. O, nella versione più Lynchiana della cosa, delle risate registrate fuori tempo, per creare ansia e sconcerto nello spettatore. Mentre non rispondo, è West ad osservarmi: "Ha ragione, eh" - mi dice - "Poi diventa una palla pazzesca".

"D'accordo, allora spiego brevemente cos'è successo"

Bardamu mi osserva e sorseggia il suo alcol; West si appoggia al bancone e si mette comodo.


"Allora ragazzi... è successo l'irreparabile, ok? E' successo che ho rotto con la mia ragazza, va bene?"
"Tutto qua?" - fa Bardamu - "Sapessi quante volte si rompe con le donne, cazzo"

"Bardamu, tu normalmente vai a puttane. Il tuo parere, proprio il tuo parere, non mi sembra opportuno"
"Sì, ma rimane vero comunque eh; e poi che le donne siano..."
"Aspetta aspetta COSA?" - lo interrompe prontamente West - "Quando è successo scusa?"
"Tre mesi fa circa"

"E adesso?"
"Stiamo di nuovo assieme"


Silenzio di un secondo.

"Ma vaffanculo" - sbraita Bardamu, battendo il bicchiere vuoto sul bancone - "Herbert, 'scolta, fammene un altro cortesemente".

West riempie di nuovo il bicchiere, non s'è quasi spostato dalla sua posizione e continua a osservarmi da dietro i suoi occhialetti rotondi; "Allora... state di nuovo assieme? Spiega bene che non capisco" - mi fa.

"Stiamo di nuovo assieme. Siamo stati assenti un mese e ci siamo rimessi assieme"

"E perché?"
"Cose nostre, cose sue, cose mie... tante cose... succede che tipo tre mesi fa..."

"No no veramente no" - mi interrompe di nuovo Bardamu, mettendomi una mano sulla spalla e scuotendomi - "Ascolta, no, veramente. Nessuno ne ha voglia. Se vogliamo berci su, su questa cosa, va benissimo eh, quello che vuoi. Ce ne beviamo due, tre, diciamo che le donne sono tutte puttane, serata fra amici, in fondo dai che cazzo ci frega, no? Però guarda la lagna, veramente, no"
"Sì ma stai zitto te" - dice West - "Fammi sentire... che hai da dire dai, racconta"


Bardamu rimane interdetto, poi borbotta qualcosa e si ingobbisce sul bicchiere, bofonchiando qualcosa a mezza voce; si sentono distintamente le parole "donne", "puttane" e "diocristo".

"Dicevo... succede che appunto tre mesi fa sorgono problemi, si fa una pausa di riflessione, così la chiamano, poi si torna in pista"

"Ma insieme?"
"Insieme, sì. Decisioni comuni"


"E ora...?"
"Stiamo meglio"


West si alza dal bancone, poi prende un taccuino dalla tasca e segna due appunti; deformazione professionale, immagino.


"Quindi ora state meglio... tu come ti senti? Sintomi?"
"Io... non lo so onestamente. Meglio. Sento di non aver perso tutto, di non aver perso qualcosa di importante"


"Sei stato male?"
"Parecchio, non ho nemmeno fatto il consueto post di Natale, qui, nè di propositi di fine dell'anno".

"Avevo notato. Al di fuori di questa stanza, qui, il tuo blog fa la muffa"
"Appunto"

"Ora cosa pensi di fare?"
"Cosa PENSATE di fare, Herbert"


Mentre dico "Pensate", Bardamu borbotta qualcos'altro e alza gli occhi al cielo; si sente distintamente un "Pure pensate diocristo ma anzichè ma porca troia", poi riprende a bere.

Sospiro.

"Comunque... Pensiamo di fare, sì"

"Ok, e cosa pensate di fare, ora?"
"Non so nemmeno questo, non lo sappiamo. Andiamo avanti, le cose vanno bene e vediamo dove vanno. Già stare qui, già scriverne mi fa star meglio, capisci bene"
"Non proprio ma vai avanti"
"Come sarebbe scusa?"
"Sono un personaggio di un romanzo horror, non ho propriamente una coscienza di eventi sentimentali, nessuno mi ha mai scritto così, e ora sono qui solo ed esclusivamente in veste di tuo ascoltatore personale di problematiche buffe"

"Già, vero"
"Come quel ruffiano di Bardamu è qui a interpretare il ruolo del mezzo delinquente"

"Vaffanculo eh" - commenta lui.
"Bardamu, è vero"
"Vaffanculo lo stesso"

Osservo i due individui. Il dottore e l'altro dottore. Tecnicamente, anche Bardamu è un dottore. Siamo tutti dottori, siamo tutti scienziati, qui, e nessuno trova una soluzione.

"Ascolta" - inizia Bardamu - "Dai retta a chi ha fallito veramente tanto nella sua vita di merda... Finiscila lì, appena soffri pam te la squagli, tagli tutto secco e te ne vai, dammi retta"


"Bardamu... lo sai perché tu hai fallito, perché tu hai sempre fallito?"
"Dai su, sentiamo la diagnosi, dottor Freud, dai fammi ridere"

"Perché quando s'è presentata la difficoltà te la sei filata, in tutte le occasioni"
"Vabbè ma scusa che cazzo c'entra dai... Saranno anche fatti miei"
"Ecco, e io appunto, poiché sono fatti miei, ho deciso di provare a restare, di rimanere. Mi sono ridimensionato, mi sono riscoperto, ho capito dove erano gli errori e mi sono messo propositivo per risolverli"


"E lei" - si intromette West - "Lei che dice?"
"Più o meno la stessa cosa"


West incrocia le braccia; "Se lo dite voi" - dice - "Immagino la cosa andrà bene; e il resto? Il tuo futuro? Il tuo lavoro?"

"Quelli bene" - dico - "Penso bene, ma penso prevalentemente alla mia relazione, è troppo importante capisci"

"Eh se lo capisco, lo diceva anche il tuo oroscopo"

"Che ne sai, TU, del mio oroscopo scusa?"
"Sveglia, vivo nella tua immaginazione, so esattamente le stesse cose che sai te"

"Ah già, è vero"
"Ecco"

"E quindi?"
"E quindi niente ragazzo mio" - dice - "Esci di casa, rilassati, non pensarci troppo. Ora andrà meglio, ora va bene, rilassatevi. Siete adulti, siete maturi, potete parlare, siete propositivi e fiduciosi, insomma, ci intendiamo"


Osservo West. Sembra sincero. Poi osservo Bardamu, che scuote la testa e fuma una sigarettaccia.


"Bardamu..."
"Cosa?"

"Qui non si fuma"