lunedì 1 agosto 2016

South Afrika Konnection

"Kolya" è un bel film cecoslovacco (mi pare), presentato al festival di qualcheccosa per il cinema in qualche modo carino di nonsoqualecittà. Parla di un padre di famiglia generico che, vittima di un matrimonio combinato con una russa, si trova a svezzare suo figlio (di lei, intendo), durante un clima politico non dei migliori, e a cercare di costruire un rapporto col marmocchio al di là del principale problema: la lingua. Kolya infatti parla solo russo, e il protagonista parla ceco. 

Questo per dire solamente che se voglio, so fare anche io degli incipit come Brezny, senza che si capisca una cippalippa di quello che sto dicendo e citando cose sconosciute alle masse. Senza dover ricorrere ad inside jokes, senza dover ricordare al mondo che la voce femminile che dice "Nuclear Launch Detected", per antonomasia, è quella di Starcraft, senza sbarellare.

Ma sbarellare testualmente è sempre bello, specie se si accompagna il lavoro con le colonne sonore di Mort Garson, oppure con un disco dei Software.

Tutto questo per dire anche che, l'altro giorno, uno dei principali social network del mondo mi ricordava che, esattamente un anno fa, stavo mandando dei CVs per lavorare in uno dei paesi più belli del mondo, e non parlo di Pentema - ridente frazione di un paese dell'hinterland ligure - bensì della colorata, multiculturale (diciamo così), e biomicamente molto ricca realtà del Sud Africa. In quei giorni, mentre mandavo CVs con ragionevoli possibilità di assunzione (è vero), pianificavo come trasferirmi a Capetown, disperato per l'assenza di occasioni in Italia, e pregustandomi l'idea di vivere in un Paese che (nella mia mente) è stupendo. 

Almeno qualche mese.

In quei giorni mi arrivavano le telefonate dell'ufficio immigrazione, spiegandomi come fare coi visti di lavoro. Ma poi altre occasioni, più dietro l'angolo, arrivarono, e il Sudafrica continuai solo a guardarlo nelle storie di Zio Paperone e nelle foto.

Poi quelle occasioni andarono a farsi benedire - sapete la storia - e rimasi a piedi, di nuovo; dopo di che, iniziai a lamentarmi per quattro mesi buoni, mentre vari soloni - lasciatemelo dire - mi imbottirono le orecchie di consigli essenzialmente basati sullo schema "Perché non provi", ai quali dovetti spesso rispondere "Perché ci ho già provato". Donde il discorso su Kolya di prima. L'incomunicabilità.

Sempre l'incomunicabilità.

A volte, ho la sensazione di non essere compreso. Non in senso lato, in senso letterale. Ho la sensazione che la gente non capisca quello che dico, eppure - quando mi serve, non certo qui, per esempio, mi pare di essere tanto chiaro. Dico "ho fame", intendo "ho fame". Dico "voglio riposarmi", intendo "voglio riposarmi", al massimo "ho sonno".

Eppure boh, saranno i pregiudizi ideologici, come dice Zizek (ammesso che si scriva così, io sono ignorante), eppure io dico "non ho voglia di uscire con te" e la gente capisce "ce l'hai con me"; dico "grazie del consiglio, ma è inutile" e la gente capisce "merdaccia, cosa vuoi insegnarmi".

Non capisco.

Dev'essere la barba a darmi quest'aria malvagia. Proprio per questo, in genere, se devo dire qualcosa contro la dico. Per esempio: mi state sull'anima tutti voi che vi promozionate fino all'osso. Tutti quelli pronti a fracassare l'anima del prossimo geolocalizzandosi a Ibiza, postando la foto dell'aperitivino, e il videino dove lanciano via le scarpe dopo il lavoro, crollando su un divano. Non ho il gusto voyeuristico di farmi i fatti vostri, o anzi, se voglio me li faccio da solo, vi chiedo come va, mi informo. Non serve che le suddette scarpe dopolavoro me le lanciate nella finestra, tanto non verrò mai da voi a dire "oh, grazie per avermi informato di ogni singolo dettaglio della tua vita". 

Non fraintendetemi, anche io lo faccio. Ma solo per fare il buffone, appositamente. "I wear that hat ironically", come si suol dire. Non ho mai postato ogni singolo secondo della mia vita, ogni singolo fottuto selfie in qualsiasi fottuta occasione, per far vedere qualcosa a qualcuno. Quanto sono divertente, spiritoso, allegro, felice con gli amici o scocciato, divertito o furibondo, alla moda o "tatticamente" fuori moda. Ho sempre cercato di mantenermi sul buffone o sul basso profilo.

E questo mercato del pesce delle proprie emozioni mi ripugna. Non sei in grado tu, forse, di contenerti a un pugno ristretto di amici? Devi parlare a tutti i costi?

Ma sto divagando. La mia attitudine da monaco ortodosso tedesco, votato alla regola del silenzio - ok ci provo ecco - mi pervade, a volte.

Tutto questo per dire che ce l'ho fatta, di nuovo; ho di nuovo un lavoro, un lavoro che mi piace, un lavoro monotono come io lo desideravo. E l'ho detto una volta sola. Niente selfie, niente foto, niente casino. Un messaggio. Basta.

Con questo non voglio fare la gara fra polli a chi ha il metodo migliore per sbandierare in piazza la sua vita, ma voglio solo dire che chi esagera, esagera. Ed io intanto attraverso una fase di acuto disappunto, non so com'è, poi mi passerà penso.