giovedì 16 giugno 2016

Birre d'avanzo.

Ed insomma, bene o male dovrei averlo capito che a fare i conti in tasca all'oste finisce sempre male, così come finisce male a farli in tasca a un ligure o a uno scozzese. Ogni santa volta sei lì che ti sei fatto il tuo pianino, il tuo schemino, il tuo ragionamentino, e puntualmente c'è qualcosa che non va, non necessariamente l'imprevisto a sorpresa come nel Monopoli, ma anche semplicemente qualcosa che, pur positivo, modifica la situazione.

Che poi, va beh, sempre di imprevisti si tratta, siamo noi che siamo sintatticamente abituati a considerare il termine "imprevisto" come qualcosa di negativo, un po' come trovarsi Danny DeVito fuori la porta una sera d'inverno e tu non sai cosa offrirgli perché ti sei dimenticato di fare la spesa. Cose che succedono, insomma.

D'altronde, non è che, in barba alla legge di Murphy, tutto ciò che può andar male lo farà; spesso sarà così, ma non sempre. Esistono anche possibilità varie.

Morale della favola, pure io mi ero fatto di nuovo dei piani, avevo fatto conto di chiudere baracca e burattini a Milano, ed invece mi sento tanto tanto Nixon e continuo a dire "four more years", e rimango probabilmente ancora un po'. Non sappiamo ancora in che formule, in che termini, ma a questo punto cui prodest? A questo punto perché sforzarmi di pianificare strategie, se in questo esatto momento mi rilasso con dischi degli Iron Reagan, di hardcore varia (sempre anni '90, nel lato giusto, non nel lato Max Pezzali che tanti danni causò all'Occidente e tanti lutti addusse agli Achei) bevendo birra che a sua volta è frutto di un'errata valutazione, ovvero sia è un residuo di una serata che mi è rimasto nel frigo e che avevo pianificato già da tempo di far sparire?

E' una metafora del discorso: ti sei comprato due birre pensando di finirle, non le hai finite, pensi che non le finirai mai perché non ci saranno occasioni di finirle, le finisci a caso perché improvvisamente un'occasione si presenta, e ti chiedi chissà come mai proprio ora hai una birra, era proprio quel che ci serviva, eh che fortuna non averle finite prima. Forse c'era uno schema, forse Iddio ha un buffo senso dell'umorismo, forse Dio non sa veramente che accidenti fare da mane a sera e si diverte a cambiarti le carte in tavola. Sarebbe un ottimo giocatore di poker, se ci pensi. 


giovedì 9 giugno 2016

Appare uno sfidante.

Stasera non mi sono sentito bene.

Non sto a scendere nei dettagli, ma ho un gran sonno: l'insonnia mi colpisce nuovamente - a ciclo, com'è tipico - e adesso sono nella fase "non dormo" da domenica, più meno. Ma indipendentemente da questo ho avuto un incontro ravvicinato ed intenso con una stanza della mia casa, e dandovi un suggerimento vi dico che non si trattava nè della cucina, nè della sala, nè della stanza da letto o della dispensa. E che è una stanza piena di acqua. E non è la piscina.

Un po' allarmato da questo, decido di rilassarmi in poltrona, e aprire la mente, come al solito, per rilassarmi, metti mai che ci scappa una dormita, finalmente.

Chiudo gli occhi e li apro nei miei panorami personali della mente; sono sempre sulla medesima poltrona, con il solito bancale di marmo egizio - solite finezze. Davanti a me un gentiluomo in divisa medica, leggermente in disordine, forse è stanco, forse ha lavorato troppo; ha i capelli con uno pseudoriporto sulla destra, e sfoggia un paio di occhiali alla prima repubblica, di modello craxiano. Mi osserva, sfogliando carte. Ha un tesserino con scritto "Dr. West" sul camice; noto il dettaglio e mi rassicuro, avrebbe potuto essere il Dr. Moreau, per esempio.

"Buonasera"
"Buonasera a lei"
"Lei non sta molto bene eh, si lasci dire"

"Sì guardi l'ho notato... lei è il dottor West?"
"Sono io"
"Posso chiamarla Herbert? Herbie?"
"Preferisco Dr. West"


Ci rimango male, me lo facevo più gioviale. Sicuramente il Dr. Moreau era un tipo più alla mano.

"Capisco, allora vada per Dr. West"
"Non si prenda a male. Mi sono trovato qui, insieme a personaggi particolari, cercavo di distinguermi un po'"
"Scusi cosa intende con personaggi particolari?" - domando, con tono fantozziano.

Il Dr. West sospira. Poi posa le sue carte sul marmo e inizia a gesticolare lentamente.

"C'è... un uomo molto grasso, nei bagni qui intorno. Ha la faccia permanentemente nel lavandino, o nel water, e passa il suo tempo a vomitare, dire sciocchezze e sciacquarsi la faccia. A volte parla di alieni"
"Immagino stia parlando del sig. Welles"
"Non so chi sia"
"E' una brava persona, tanto tempo fa ha perso una scommessa, ora passa il suo tempo lì a bere e vomitare. Ammetto non sia una bella visione"
"Ecco. Poi c'è un francese, lì nell'altra stanza. Spesso delira, urla cose senza senso, altre volte si butta su una branda e continua a biascicare"
"Eh guardi quello è il dottor Bardamu. E' un bravo medico anche lui... ha... qualche problema"
"Non ho dubbi"


A questo punto West sospira, poi indica un punto indefinito dietro di me; mi volto, e vedo Holden su una poltrona. E' in boxer a cuoricini e ha il suo cappello da caccia. Mi fa un cenno, poi prende una birra da terra, vicino la poltrona, la stappa e la sorseggia. Quindi un altro cenno.


"Poi c'è quel ragazzino lì, lo vede. Uno che non definirei un buon esempio"
"Sì senta dr. West, ecco... Holden è un bravo ragazzo, è solo molto giovane"

"Non lo giustifichi... è suo parente?"
"Veramente no"
"E allora cosa ci fa qui?"
"La stessa cosa che ci fa lei dottore, rappresenta qualcosa di importante per me, qualcosa che non se ne può andare. Immagino che ora sia in mutande perché è già l'ora della stagione estiva"


"Plausibile. E io cosa rappresenterei, se posso chiedere...?"
"Guardi, le preannuncio che odio la formula di cortesia "Se posso chiedere", è una richiesta per farmi un'altra richiesta, un servilismo linguistico che odio"

"Allora le chiedo di dirmi cosa rappresento"
"Grazie, così va meglio"


Osservo West e medito. Prendo un secondo i suoi appunti e leggo la diagnosi. 

"Colon irritabile"


Fa piacere saperlo come sapere di stare perdendo i capelli. In effetti poi leggo nelle righe sotto che sto perdendo anche i capelli, e ci sono quindi una serie di scritte STRESS STRESS STRESS lunghe così, scritte a pennarellone rosso. La cosa non mi fa esattamente piacere.


"Dottor West..."
"Mi dica"
"Mi devo ricoverare?"



West mi osserva; si alza, va dietro il bancone di marmo egizio e si serve un Moscow Mule. Nel prepararlo, aggiunge un preparato verde fluo.


"Non faccia caso a me"

"Prego"
"E' che mi piace integrare i miei drink in modo importante"
"Sì certo la capisco"

West beve il suo intruglio.



"No, non deve ricoverarsi, direi. Deve solo piantarla, rilassarsi un po' direi, magari una vacanza"
"La fa facile lei"
"Sì ma il medico sono io"
"Ha ragione"
"Ecco. Una vacanzina, oppure un po' meno stress, magari meno cose da fare, si rilassi, non veda tutto come un capestro"
"Dottor West, lei è anche psicologo?"
"Non ancora"
"Capisco. Ha mai fatto fuggire dei piccioni spacciandosi per Freud?"

Mi osserva perplesso.



"Non...no, non ho idea di cosa stia dicendo"
"Lasci perdere. Evidentemente lei non ha mai piegato palloncini a formare il viso di uno psicologo per spaventare dei piccioni"
"Se lei lo ha fatto, ha problemi molto più gravi dello stress da ricerca lavoro, si lasci dire"
"E' una lunga storia. Sono un po' stressato per la mancanza di lavoro, la frustrazione, la sensazione che i giochi stiano finendo, insomma ha idea, no. Complessivamente sono infelice, mi sento chiuso a Milano a perdere tempo a vuoto, vorrei che la situazione finisse, o con un lavoro o con una netta chiusura per tornare indietro e ricominciare"
"La capisco. Una volta anche io avevo problemi con le persone legate al mio lavoro, come il rettore della mia università"
"Capisco. E lui che fine ha fatto?"
"L'hanno internato"



Annuisco lentamente, e osservo West. 

"La ringrazio, lei è stato illuminante"
"Di niente, si figuri"