martedì 23 febbraio 2016

Il ragazzo nuovo ed altri racconti.

Beneomale, di tanto in tanto (mai) trovo il tempo di mettere due righe qua dentro, dove ormai regna una polvere e un abbandono degno dei capannoni fuori Cornigliano, l'unico posto in Italia dove, come si suol dire, non sai se la pensione la prenderai, ma di sicuro il cancro sì.

Questo anche perché beneomale ho semisostituito questo blog con un pezzo di carta, vecchia maniera, che tengo da circa tre mesi nella tasca del cappotto - ok, che sposto fra le tasche dei cappotti - aggiornandolo di volta in volta, di giorno in giorno, coi pochi pensieri e le poche riflessioni fra la sera, stanco dal lavoro, e il mattino, fresco e pieno di idee.

A qualcosa serve, almeno contribuisce alle necessità di sfogo e di scarico della mente che, in teoria, aveva e ha tuttora questo tot di pagine qui digitalizzate. Ovviamente diverse cose sfuggono, che le maglie della mente non sono fini come reti da pesca, e il misto letale di sonno, caffeina e nervoso che reggono insieme l'uomo occidentale certo non contribuisce a stringerle. Per cui le riflessioni più lunghe non sono rese in cartaceo, le cose più complesse non si vedono, e rimangono nel limbo della mente e del pensiero inespresso, andando a stratificarsi finchè, come adesso, l'urgenza di scrivere si sposa ad un orario disponibile o ad una fortuita coincidenza temporale-spaziotemporale, permettendomi alla fine della fiera di poter battere qualche minuto sulla tastiera.

Ricapitolando, il senso ultimo del messaggio di oggi è che capita sempre, a chiunque, e sicuramente a me, di dover essere, almeno una volta, il "ragazzo nuovo", in tutti i sensi. Sei quello nuovo. Sei quello appena arrivato in classe, in palestra, al club, nel negozio, sul lavoro, in casa coi coinquilini, e così via. Ogni volta che sei il ragazzo nuovo sei trattato molto bene o molto male, a seconda, e ogni volta che sei il ragazzo nuovo devi cercare di ammortizzare il fatto di esserlo appoggiandoti alle cose dove non sei il ragazzo nuovo, bensì l'habituè, e quindi ti consoli con quello.

Caso vuole che recentemente sia stato il ragazzo nuovo praticamente in tutto. Casa nuova, routine nuova, lavoro nuovo, ruoli nuovi, mansioni nuove, palestra nuova, ambiente nuovo. L'unica cosa rimasta vecchia sono i finesettimana "in casa da famiglia e amici", che beneomale sono gran scuse per tornare essenzialmente al nido non della mamma, ma della fidanzata di una vita che è sempre lì che ti aspetta, mentre tu di contro aspetti lei per tutta la settimana, facendoti forza pensandole. Facendoti forza perché inevitabilmente il lavoro nobilita, ma stanca anche, e lo stress contribuisce. E' chiaro che i veleni dell'ambiente lavorativo, siano essi il semplice stress così come i timori e le inevitabili difficoltà - la maggior parte delle quali non a favore della Juve (cit.) ma legate al fatto, guarda un po', di essere il ragazzo nuovo - portano a sopportare con pazienza, anche se uno vorrebbe sia fustigarsi per la propria incompetenza che mettersi a sbraitare contro il logorio della vita moderna (il Cynar purtroppo è finito, quasi quasi sabato vado in un qualche locale e chiedo se mi fanno lo spritz col Cynar come lo facevano a Padova che mi piaceva tanto). E mentre sopporti dici beh, fra un po' è venerdì e torno a casa.

Poi intanto il tempo passa, per colpa di chi chi chi chi, chicchicchircchì (cit.), e siamo già a marzo, terzo mesetto di fila di lavoro, quando siamo ad un passo dal dover tirare le prime somme per noi, iniziare a valutare il da farsi, ovvero tastare il terreno sul futuro e testare che aria tiri, ovvero iniziare a riconoscere che l'amore di cui sopra se ne va e molla il nido, e quindi tu nel finesettimana cosa fai amico lettore? Io me la squaglio e vado direttamente da lei, e non torno a casa, non ci torno più, giovane Holden che razionalizza i suoi risparmi e realizza che tutto il risparmio ed il guadagno del lavoro vengono riutilizzati, ed in prima analisi creati ab ovo, per ripartire al venerdì con una marcia in più e andare su e giù, come la nota canzone anni 90 di Billy More, e a casa non ci torno, perché ormai realizzo che i risparmi li ho, organizzarmi so organizzarmi, uno stipendio c'è, se voglio posso anche fare qualcosa.

Sono il ragazzo nuovo delle soddisfazioni personali, provo sensazioni mai provate, in primis l'autonomia e la semiindipendenza, che costa, costa cara al mio fegato e al nervoso, costa carissima all'ansia che vince sempre, costa come il caffè inglese, costa. Ma rende. I pensieri si dilatano a futuri lontanissimi accuratamente pianificati, mentre si restringono all'immediatezza di uscire dall'ufficio per tornare a casa di corsa a riposarsi un po', che quando desideri solo tornare per stirarti due camicie in pace santa e sperare di non avere inghippi allora ti rendi conto che sei veramente cresciuto e che il tempo passa, ma anche che fra poco, pochissimo i tuoi sogni di poco prima potranno diventare realtà, ed intanto Umberto Eco è morto ed anche David Bowie, ed io sono sempre qua che faccio ballare la scimmia mentre la zana dondola pian piano.

Rivedo ogni tanto facce antiche che non vedo da mesi od anni, individui che il social ed il post-social mi fanno mantenere in vita in formato .jpg, individui con cui il social ha solo la funzione di vetrina (intesa come il complemento d'arredo usualmente utilizzato per esporre le porcellane possedute dalle generazione precedenti o, nel caso di individui come me, per esporre i Mazinger ed i giocattoli della Takara da collezione), cioè ricordarti che esistono ad interazione zero. Li rivedo e vedo che stranamente non sono il solo ragazzo nuovo, ma che molti di loro sono la ragazza nuova il ragazzo nuovo quello lì quella là, iniziati a nuovi percorsi cultistici nel percorso dell'esistenza, abbracciando i loro sogni di una vita con la consapevolezza spaventevole che talvolta essi diventino parti di un incubo, che al di fuori della banalità metaforica con cui questo concetto si esprime, risulta comunque vero e reale, specie nel paese ("p" minuscola) povero di speranze e di denaro dove ci troviamo oggi, specie due volte per chi ha studiato delle cose e dovrà elemosinare perché ciò non sia sprecato, come a dire il danno oltre la beffa come il buio oltre la siepe.

E qui poi ci sono i jack-of-all-trades come me, che cercano di inventarsi qualcosa al di fuori di tutto, che tu sei bravo lo sappiamo, sei pazzo e non hai mai seguito un percorso, ed oggi siamo qui, bravi in tutto esperti di niente, che cerchiamo la stabilità, sebbene di recente una giovane psicologa abbia teorizzato l'esistenza di un nuovo tipo di intelligenza al riguardo, esperta di tante cose ma perfetta in nessuna, o qualcosa di simile. Che io queste cose di psicologia non le so, io bevo tè verde e Peroni al sabato (mai le due cose insieme), io vado a pugilato e abbandono le palestre storiche non gradendo l'idea di farmi insultare mentre faccio sport per divertirmi, io vado a fare la spesa e trovo sia una via di mezzo fra il sacrilegio e l'enorme concessione libertina il comprare qualcosa che esuli dalla stretta necessità e dalla strettissima abitudine, io che alla fine sono sempre il ragazzo nuovo di qualcosa, ogni giorno tutti i giorni, ventiquattro sette come i mercati moderni, aperti per tassisti, nottambuli e viaggiatori, in pratica tre categorie che mi rappresenterebbero in toto se solo avessi la patente e non avessi paura di guidare.

In pratica l'esistenza mi consuma ma io sono sempre qui che saltello coi demoni assiri (cit.), bevo Peroni (già detto mi sa) e proseguo il percorso che ho creato in mezzo a tutti gli altri, continuamente dimenticandomi chi ero prima, novello Nosferatu che, immortale, ritorna e cambia identità, con buona pace di Anne Rice che all'inizio dava personaggi e storie piacevoli, ma poi dopo un po' ha sbulaccato. E fra un po' il clima meneghino a cui mi sto abituando diventerà stretto, e la routine mi porterà nella capitale mondiale del Rinascimento Italiano ogni venerdì, sabato e domenica, fino a che non mi stuferò definitivamente del panettone e del Duomo per spostarmi in pianta stabile lì, in cerca di una nuova vita accanto a chi so io, a mangiare lampredotto e bestemmiare in dialetto.

E sarò ancora una volta il ragazzo nuovo, io penso.