martedì 29 dicembre 2015

Io dico che il 2015 è finito via.

Ah ma è già il ventinove di dicembre?


E io dove sono stato fino al ventinove di dicembre? Dov'ero, anziché fare il consueto post di tiraggio somme capodannesco-natalizio? Dov'ero, anziché a sfrangiare l'anima al prossimo, anziché a riflettere malinconicamente sui Natali passati e su come la mia vita cambi inesorabilmente, e sia cambiata ferocemente in questi circa tre anni di esistenza sul blog?

Probabilmente, stavo dormendo. Anche il mio oroscopo stilato da Paolo Fox - proprio lui - mi conferma che sono stanco, che ho sonno, che ho passato le vacanze dormendo. Cosa assolutamente vera, e quindi non ho avuto tempo di fare un accidente.


D'altronde mi accorgo che - ed è peraltro normale - il tempo comincia ad essermi nemico, come con Cher e come con tanta altra gente che invecchia; guardo le statistiche del blog e me ne accorgo, la metà dei post dell'anno scorso, dilazioni nel tempo sempre più lunghe, sette messaggeri dove siete che sto prendendo il vostro esempio (se non avete letto i Sette Messaggeri fatelo, è molto bello anche se un pochettino angosciante; il fatto che io l'abbia letto da ragazzino non mi ha minimamente influenzato).

Mi è nemico, e sta seguendo una generale tendenza che vedo in me da anni; il primo segnale, me ne sono accorto e non è una gag, è stato il mio progressivo abbandono delle console per videogiochi. Fino a qualche anno fa, compravo con puntualità giochi e cose varie, aggiornandomi, curando la mia biblioteca di titoli con passione. Poi mi trasferii a Padova, tre anni fa ormai, iniziando ad avere meno tempo per star dietro alla console: rientrando di rado, i miei ritorni a casa furono sempre più legati agli amici e meno allo "stare in casa a giocare un po'"; per giocare iniziai ad usare il pc, per compensare in un colpo solo il "mettermi al pc per fare cose e scrivere tesi" e "beh nelle pause gioco". Poi iniziai la mia parentesi sportiva, e quindi ne aumentai lo spessore, rendendo il tempo in casa sempre meno, e quando c'era diventava appunto davanti al pc, e ai giochi relativi.

E questo fu il primo segno, direi.

Ad oggi ho dei giochi comprati a marzo e lì da finire. Ed alcuni comprati anche prima. Un tempo giocavo e li disintegravo in poche settimane, finendo tutto ai massimi livelli; ora finisco i giochi velocemente e me ne vado, come un vecchio avventore di bordelli, possibilmente francesi, annoiato e frettoloso, metropolitano e cupo come solo Céline avrebbe potuto essere. 


Poi mi accorsi di un altro segno: uno dei miei progetti musicali, uno dei miei side project peraltro, inizia ad essere recensito bene e a farsi conoscere nell'ambiente; e realizzo di aver promesso agli altri membri del gruppo che "vi manderò qualcosa, dei sample", mesi e mesi fa, senza avere il tempo di fare una cippalippa. Fortunatamente abbiamo tutti tempi biblici. 

Priorità.


Priorità che si riscrivono di giorno in giorno, dividendo il mio tempo fra impegni impererogabili e non legati alla mia volontà, impegni impererogabili ed inevitabili, tipo mantenere relazioni umane e sociali con le persone a cui voglio bene e con la donna che amo - un tempo nota come "Significante altra" in queste pagine, ma a 27 anni, dopo quasi 10 di fidanzamento, ormai possiamo anche dire le cose come stanno - ed altre briciole di tempo da dedicare al resto.

Poi ora c'è il lavoro di mezzo, un lavoro che prende, entusiasma, sembra proporre orizzonti futuri in qualche modo, ma prosciuga energie e voglia di fare, almeno per adesso, poi domani si vedrà. Riorganizzare le priorità, ricostruire cose dove prima c'era qualcos'altro. La vita è fatta di Lego, lo dicevo tempo fa lo ripeto adesso, abbiamo relazioni di Lego, tempo di Lego, passioni di Lego, orari di Lego. Cambiano, li smontiamo e li rimontiamo in modo diverso, a volte con la paura di sbagliare, a volte toccandoli poco sempre per paura, altre volte ancora non tocchiamo niente e aspettiamo che crollino, o che qualcuno li cambi per noi.

Ed alla fine il 2015 è stato questo, è stato una sagra del Lego cercando di dare una direzione a tutte le cose, ed un senso a tante altre, come i vecchi dischi di Zucchero, che li risenti oggi dal 1999 e ti chiedi il perché ed il percome, specie delle velate metafore sessuali che all'epoca non capivi ed oggi le capisci, ridi e pensi che lui sia un furbastro. Anche a quelle bisognava dare un senso, ci son voluti sedici anni ma il senso è arrivato, ed anche qui ci son voluti dodici mesi ma il senso è arrivato.

Abbiamo capito che con i nostri studi non si lavora, ma che chiuderli del tutto non sarebbe stato bello, che offendersi col mondo accademico perché ci ha preso per il naso non è la risposta, e che fingersi degli ignoranti non serve; facciamo pace con noi stessi e ammettiamo che, seppure non vedremo mai una cattedra, nè vorremmo di fondo farlo, non per questo dobbiamo smettere di leggerci i libri di Massimo il Confessore. Abbiamo anche provato a riciclarci in mille professioni diverse, e, sempre come dicono gli ortodossi, ci voleva solo umiltà, per capire che la soluzione è a disposizione, che bisognava lavorare con quello che già c'era, senza andare troppo lontano.


Perlomeno per ora ha funzionato.


Chiudiamo il 2015 dopo tanti tentativi in tante direzioni, e tante novità; lo sport dà soddisfazioni, e chiudere l'anno in forma accettabile, con tanto desiderio di rimettersi in gara appena possibile per recuperare un dicembre di trasferte e di pigrizia, con la voglia di migliorare sempre più, è una cosa che mi rassicura, un modo di passare avanti tenendo qualcosa di vecchio, come sempre nuovi trucchi a vecchie rotelle. Chiudiamo con sempre meno parenti, con sempre più litigi e sempre più noia, entrando pian piano - anche se preferiremmo a gamba tesa come Panzerfaust dei Darkthrone - nel mondo del futuro in cui è tua mamma a venire a Natale a casa tua, in cui gli amici si sposano, prendono casa e fanno figli, mentre tu ti cerchi di rassicurare pensando che almeno sei ancora giovane e coglione, anche se giovane e coglione non sei, dato che i regali di Natale che fai si assottigliano per le spese della TASI, e le tue possibilità di scolarti una bottiglia intera di Mateus, come hai fatto solo pochi anni fa, sono ormai bassissime, se non a costo di atroci conseguenze. E' l'anno in cui ho suonato tre volte dal vivo di seguito, in cui dopo cinque anni di silenzio altri miei progetti musicali iniziano a rinascere, e quindi sì, tutto contribuisce all'impressione che la vita ricominci.


Chiudiamo con la sensazione di aver chiuso davvero qualcosa, dato che nel solo dicembre - o perlomeno via dalla fine autunno - le cose si sono susseguite velocemente, portandomi alla soglia del duemilaesedici, ventotto anni salve buongiorno, con le basi della Vita Nuova di dantesca memoria, un lavoro nuovo, una casa nuova in una città nuova, un nuovo, terribilmente spaventoso modo di dover gestire le relazioni con gli amici e, di nuovo, con la persona che amo, ed anche un nuovo bisogno di ricreare ciò che c'era prima - tipo giustappunto lo sport, e così via così discorrendo. 

Cosa accadrà da qui alle prossime ore? Tornerò a Milano stasera, festeggerò il capodanno, tornerò a casa. Poi tornerò a Milano.



Poi tornerò a casa.

Poi a Milano.

Come ha detto un mio amico, "ho svoltato", e come ha detto un altro "ci sono chilometri di strada percorsi che misurano quanto tu ami la tua vecchia vita e la tua vecchia casa".

Tanti auguri a tutti quelli che leggono, buon anno a voi. E' stato un anno difficile, è stato un anno bellissimo, è stato un anno duro. Grazie a tutti quelli che ci sono stati.