giovedì 1 ottobre 2015

Bossoli sparsi, parte credo terza, se non è la terza vaffanculo, fate conto sia la terza.


Oh, che poi se non son io qua a postare non mi sta a sentire nessuno eh.

Vergogna.



Ah già ma aspetta, ora che ci penso sono l'unico che può scriverci sopra.

Allora aspetta, ricomincio di nuovo, aspetta aspetta.

* luci soffuse *

* luci accese di colpo, voce narrante *

"Ciao amici!"

E' meglio se mi presento così? Fa più scena? O forse debbo mettermi con un look elegante ma dimesso, tipo maglietta e giacca con toppe sotto i gomiti, seduto mezzo storto su uno sgabello alto da bar, con una gamba su e una poggiata a terra, leggermente curvo in avanti, sigarettina in mano, aria da tenente Colombo (vissuta), a mezzo con quel cialtrone di quel film per cialtroni che è il Grande Lebowski (universalmente acclamato come il manifesto dei falliti-vorrei-ma-non-posso che cercano scuse per coprire il loro evidente fallimento in almeno tre campi diversi dell'esistenza umana, fra cui il non aver finito Street Fighter con tutti i personaggi), insomma quella posa che assumono tutti gli stand-up comedian inglesi e la maggior parte degli attori falliti quando provano a riciclarsi.



Insomma avete capito il tipo di scena, no.

Ecco quella scena fa schifo, quindi dimenticatevela. Difficilmente assumerò questa posa, negli ambienti psicologici di questo blog, per dirvene quattro; immaginatevi piuttosto scenari psichedelici, come l'ingrandimento di un milione di volte delle pieghe della linea della vostra mano, come in Hallucinaut (è molto bello Hallucinaut, cercatevelo e date dei soldi a chi vuole realizzarlo, evitando così l'originarsi di abominii cinematografici tipo Elysium - e sì che lo stesso regista ha fatto anche cose carine tipo Chappie, ma sto divagando). Ecco, ora che avete pensato questo, immaginatevi me che gironzolo e parlo da solo, gesticolando, mentre vi racconto le ultime.

'Somma, sotto questo cielo colorato, mentre giriamo nelle suddette pieghe della mano, ve ne racconto una; non la barzelletta dell'uomo stitico, l'unica barzelletta decente che ricordi (me la insegnò il mio maestro di musica qualcosa come dodici anni fa e ancora me la ricordo, se vi capita di incontrarmi per strada chiedetemela che la racconto sempre volentieri), ma vi racconto le novità.



Son stato in silenzio per un bel po', lo ammetto. Principalmente ho speso il mio tempo giocando a Pokemon e cercando lavoro; le due cose richiedono, direi, lo stesso impegno. Anche perché completare un Pokedex di 700 e spiccioli Pokemon non è esattamente semplice. Nel frattempo ho accumulato una marea di lividi, molte botte, molto allenamento fisico, qualche briciola di risultato. E, vi dirò, mi sono demoralizzato, e parecchio; mi sono convinto di essermi circondato di tre categorie di persone, anzi, quattro. Sempre parlando di lavoro, intendo.

La prima, sono le persone che beneomale sono sistemate, ma passano il loro tempo, con mio grande disappunto, a lamentarsi della loro esistenza, di questo che non va, di quello e quell'altro. Trovo un atteggiamento del genere offensivo; specie perché c'è gente che, appunto, non ha niente o quasi, e farebbe carte false per avere la metà delle cose, delle risorse che altri hanno e buttano via. 

La seconda categoria sono gli infami e i bugiardi in genere. Gente che millanta, che ostenta, che fa e dice, ma alla fine vale poco o niente. I classici "Ah ma io", per capirci. Categoria che proprio merita zero. Gente che fa fotocopie in un ufficio col cappello da asino in testa, ma a te si vende come "risorsa indispensabile in uno staff tecnico e complesso"; ho conosciuto perfino persone che mi hanno venduto una professione alla stregua del lavoro manuale come "cosa che richiede competenze e professionalità". Vergognatevi, non dovete impressionare nessuno. Ci rivedremo fra vent'anni quando, camuffati da suore spagnole, vi presenterete da uno psicologo lamentando, con una vocina da corista bianco, di non poter più amoreggiare con vostra moglie, a seguito di una mortale riduzione delle dimensioni del vostro pene, già seccatosi parecchio quando avete ceduto al primo segno della morte sociale e del bisogno di accettazione pubblica, cioè l'acquisto di un SUV.



La terza categoria è il contrario della prima; persone che tutto sommato invidio, anime pie che semplicemente se ne fregano. Hanno poco o niente, ma hanno anche zero preoccupazioni. Quelle persone che del lavoro se ne impippano, lo cercano, lo cercheranno, con calma, senza fretta, quelli a cui la loro situazione non sta stretta, e che non han fretta. Bravi, un po' vi invidio dai.

La quarta son quelli che hanno avuto - di nuovo - più fortuna di me. Han scelto una carriera, l'han seguita, l'han trovata, gli è andata bene. 



Non sembra, ma a quasi trent'anni (dai, è vero, fuori scherzo), l'idea di "cavolo sono pentito di una scelta sbagliata" inizio a sentirla. Come forse sapete, io dò un forte peso al caso, alle cose che ti capitano fra capo e collo, e che, secondo me, hanno un significato. Giustappunto oggi per puro caso m'è capitato di trovarmi segnalato, su Facebook, il profilo di una persona che non aveva FB fino a ieri; puro caso, eh. Tanti amici comuni e quindi aggiungi tizio ai tuoi amici, dai. 

Ovviamente non l'ho fatto, non sono in ottimi rapporti con costui e la mia bacheca Facebook richiede la tessera del partito e la chiave magnetica di sicurezza livello quattro, quindi insomma. Però ciò non mi ha precluso dallo spiare la sua, di bacheca. Morale, lo vedo ora "School of Divinity, dottore ricercatore ad Edimburgo". 

E difatti penso: sono un po' pentito, forse, di non aver fatto anche io il dottorato, fuori dall'Italia. Dentro, si sa, è essenzialmente impossibile. E fuori, mi sono demoralizzato all'idea; ma è d'altronde anche inutile nascondersi dietro un dito: ci sono cose, qui, che mi trattengono, punto e basta. Il mio posto è qui, per questo non ho preso quell'autobus (cit.); quindi pentito sì, ma fino ad un certo punto. Razionalizzo la cosa, e realizzo che, beneomale, c'è anche una notevole componente di sfiga. Tendo a circondarmi anche di cialtroni che "Oh guardi lei è un figo, faccia questo e questo, io la supporto", per poi vedere sparire tutti. In primis, nel caso della mia carriera accademica, i miei professori; a poco mi servì sentirmi dire "Hai una carriera davanti perché sei bravissimo" se poi nessuno mi dà una manina.

Evidentemente, così bravo non sono. O forse boh, son sfortunato; è da vent'anni che la gente mi dà la metà delle istruzioni rispetto agli altri perché "tanto sei bravo". Ecco, sapete dove riporvi la mia bravura, diciamo. Va anche detto che io sono un gonzo e mi fido di tutti, quindi sono incline a farmi fregare da due belle parole (non vi dico quando devo comprare qualcosa, sono il cliente ideale, con un po' di fortuna potreste vendermi di tutto). Non gonzo come mio padre, a cui dissero - se non addirittura predisse l'oroscopo, non mi ricordo - che poteva avere fortuna fuori ed andò mesi e mesi in Venezuela a cercare fortuna, tornando più povero di prima e con un immigrato venezuelano nel taschino, che soggiornò da noi alcuni mesi prima di trovare lavoro. Poi in realtà costui era veramente un bravo ragazzo, ancora oggi a distanza di anni ci manda lettere e auguri natalizi.

Ma sto divagando, dov'ero rimasto? Fatemi riguardare la scaletta... allora, sparlare della gente ladra che mi circonda l'ho fatto, lamentarmi del fatto che forse ho sbagliato, anzi a logica ho sicuramente sbagliato, ma son contento lo stesso l'ho detto, che più?


Ah sì.


Qualche tempo fa, ho consultato un amico, uno serio, non un piscione. Bon morale della favola, costui mi ha fatto notare che, oggi, al netto della mia età, delle difficoltà del mondo del lavoro, della scuola, dell'istruzione, e di quello che voglio fare io, nella vita mia, forse la cosa è meno catastrofica di quanto creda. E forse lentamente qualche pietra s'è smossa, facendomi franare (amo le metafore geologiche) verso la direzione giusta, la direzione del fornello. Anche lì, non ci nascondiamo dietro un dito, volevo farlo prima che Cracco iniziasse a commerciare patatine di merda e che Montersino si guadagnasse spazi televisivi rubati, prima che un noto rugbista iniziasse a fare il lurido in tv, e credo anche prima che un noto tossico pubblicasse i suoi primi libri di cucina.

Insomma, pare che qualcosa mi abbia spinto, sorte, sfiga, caso, combinazioni di scelte giuste e sbagliate, in quella direzione, forse finora la più fruttuosa. Spero. E credo.

Vedremo come andrà a finire.

Ci tenevo a dirvelo.

Ora devo pensare a un problema più urgente, però. Sospetto di essermi rotto un dito del piede in combattimento, secondo voi mi devo ricoverare?