venerdì 24 luglio 2015

Dodici virgola sei centesimi di euri. E tenga il resto.

L'altro giorno mi trovavo a pensare - senza un preciso motivo, com'è giusto che sia - al fatto che la gente intorno a te è spesso veramente miserabile.

Miserabile nel senso che è attaccata al denaro, o meglio ancora, più che al denaro, a pochi soldi, a pochi centesimi. Gente che chiaramente valuta più il soldo della persona, direi. Gente che fa storie per uno-due euro risparmiati. Intendiamoci, è palese che non si sciali, non si debba scialare, e coi tempi che corrono anche un euro fa la differenza; ma è pursempre vero che cadere in scene di miseria assoluta, facendosi i conti con la calcolatricina di berlusconiana memoria per determinare esattamente quante frazioni di euro ci vengano indietro dai conti della spesa, o quanto sia in soldi il valore di una singola sigaretta che ti ho chiesto l'altro giorno, per poterteli far ridare, sfiora il ridicolo.

Uno poi finisce a non godersi più un gelato fuori perché magari costa due euro e sei disposto a spenderne solo uno e trenta, poi cosa fai, giri per mezza città finché non lo trovi? E magari ci sono anche i miserabili due punto zero, quelli che risparmiano due soldi, comprando cose da poco, e decantandone poi le incredibili qualità. Come a dire, ho comprato delle scarpe di cartone e si sono bucate subito, ma ti giuro che questi buchi sono di gran moda.

Anche sul mio miserabile pseudoposto di lavoro vedo continuamente "richieste di rimborso" per tre, quattro euro. Pena gli avvocati, pena cioè ricorrere a stipendi, parcelle, ricorsi atomici e costosissimi per tre maledetti euro, più ovviamente la soddisfazione di far causa e il "discorso di principio".

Mi domando dove sia finita la testa della gente.

Ed intanto nessuno pensa ai marò.

Nessuno pensa ai marò, o ai gattini, o a qualsiasi altro tormentone mediatico recente, tipo la giornalista di canale cinque beccata a gambe larghe ed in mutande, perché il tavolino è trasparente e l'han beccata con l'angolo giusto.

Nessuno pensa ai marò, ma ai tre euro di rimborso sì, e nessuno pensa a come le situazioni ci stiano sfuggendo di mano, anche quelle situazioniste di cui situazioneggiavo nei post precedenti, anche cioè quando facciamo finta di niente e canticchiamo vecchie canzoni dei CCCP per evidenziare velatamente che forse tanto bene non va, forse sarebbe salutare ridurre le pippate, ma forse tanto male non fa, cantava qualcuno, vedete voi chi.


Io lo so, perché sto attaccato ad internet come un disperato, mandando richieste di lavoro ovunque, stordito da più campane, novello Macbeth, ma anzichè una moglie rompicoglioni, ho diversi poli che mi urlano, a destra e a sinistra. Alcuni anche al centro. Alcuni che dicono che i giovani non vogliono i lavori umili, ma non è vero, giusto oggi mi son candidato per andare a fare il lavandaio in una lavanderia. Altri mi dicono che sono troppo figo, che devo studiare, proseguire e non sprecarmi. Ma stranamente anche lì non va, i dottorati boh, l'università boh, le scuole non mi richiamano. Mancanza di personale, o bisogno di titoli disumani, chissà quali. Ho letto di certificazioni di insegnante di italiano per stranieri, però non ufficiali eh, siamo noi tre-quattro enti che siamo d'accordo e diciamo in giro che sei ok, ma nulla di ufficiale, europeo italiano o cosa. 

Però intanto paghi.


Mafia dei titoli e pizzo delle certificazioni, bracciante qualificato cercasi, richiesto stiratore con esperienza e qualifica pluriennale, richiesto ingegnere gestionale per funzioni di segreteria, e tutti questi tre sono posti di lavoro che ho visto. Quindi forse non siamo solo noi giovani ad aspettare, a vivere nel limbo di lavori che non esistono, non vediamo e chissà quando vedremo, stabilizzandoci come e dove chi lo sa, cervelli e galline in fuga verso lidi dove magari la situazione migliore non è, ma almeno è meno stretta fra cavilli e patacche certificatorie che confermano che non sputi nel piatto dove cucini o che nei questionari, alla voce "nome", sai ancora scrivere "Antonio".

Perciò intanto io rimango qui, e mi consolo - fallimentariamente - leggendo le storie di altri disgraziati come me, di chi ha scelto di studiare qualcosa e oggi si morde le mani, vedendo il cognato idraulico sistemato con casa figli moglie famiglia e cane, mentre tu hai ottantanove anni e vivi da mamma.

Non mi consola un cavolo, in realtà. Non mi consola sapere di vivere in questo sistema infausto e peraltro circondato da miserabili, i quali volendo sono i prodotti miserabili di un sistema miserabile, ma lascio perdere perché se no poi la gente si innervosisce e urla inneggiando alle scie chimiche.