lunedì 22 giugno 2015

Depressione multilivello piramidale - detto anche schema Ponzi della depressione.

"Situazionismo" è quel momento in cui non sai precisamente cosa sta accadendo, ma stai usando parole a caso, come "situazionismo", per aprire l'intervento sul blog, che magari scrivendo "situazionismo" qualche scemo lo googla e trova il blog, magari si prende bene e rimane qui. Situazionismo è anche comunque dire qualcosa senza senso, dato che non esiste, ma esiste la situazione, costruita da noi a tavolino a fini artistici e politici.


Quindi se io improvviso, dicendo che ora piove sangue e io sono sul balcone a prendere il sole, ma la mia tintarella è rovinata, non solo commetto un errore a prendere il sole quando piove - e poi se piove sangue mi macchio - ma peggio che mai lo commetto perché io non ho un balcone. O meglio sì, ma è piccolo, il sole non lo prendi comodo.


Quindi ho creato una situazione, tutto sommato. E mentre prendo il sole e mi macchio - anche di ustioni solari - commento la situazione, e creo della situazione di situazione, che figata. Situazioneception. E Di Caprio continua a non prendere oscar, ci credo, i testi mica glieli scrivo io, che se glieli scrivessi io.

Ah, se glieli scrivessi io.

Avrebbe l'oscar assicurato. Ma le cose non stanno esattamente così, come penso mentre mi alzo dalla sdraio - voi il sole dove lo prendete? - e torno in cucina a prendere un caffè; in cucina c'è Ferdinand Bardamu che commenta la situazione, e fa del situazionesituazionesituazionisimo, siamo al terzo giro di situazione, ormai è un buco nero di eventi uno dentro l'altro, che potrà essere riassunto solo da una splash-page su due facciate che spieghi cosa sta succedendo mediante frecce.


Ma d'altronde le splash pages sono tristi, specie nei fumetti erotici, perché ti trovi magari la metà superiore del corpo su una metà della pagina e quella inferiore sull'altra, e se guardi una splash page per esempio sul tablet sei costretto a stare a mezzo schermo, e allora l'atavica scelta fra tette o culo prende una bruttissima piega, perché devi scegliere una metà secca, come il vecchio quesito "preferisci una sirena metà pesce sopra o sotto?", ma all'ennesima potenza.


Bardamu mi fa notare che sto diventando pazzo, io gli ricordo che lui è solo un personaggio di fantasia, e lui ribatte che, essendo parte di un romanzo parzialmente autobiografico, è più vero di altri, per esempio di Holden, che è lì a giocare a blackjack con lui, le palline del Nesquik Cereali come fiches. Ma Holden ribatte che hanno dato il suo nome alla scuola di Baricco, Bardamu ha mai avuto qualcosa intitolato a sè? Pare di no, quindi intasca e sei servito, e anzi ti metto anche 19 punti a blackjack, batti questo, francese di merda. Inghilterra-Francia uno a zero e palla al centro, ricomincia la diatriba fra le potenze d'Europa nella mia cucina fra la misantropia incarnata in un medico di guerra francese e il bisogno di fare casino di un adolescente disadattato. Col cappello da caccia.

Io apro il frigo e cerco un succo di mirtillo marca Rubicon, ma non ce ne sono, c'è solo una fondazza di prosecco aperto il giorno del mio compleanno - quasi un mese fa - che però è ancora buono, secondo me. Il fatto che poi io abbia i disturbi di Magellan e come lui sia spesso impegnato fuori dal lavoro non è collegato, direi. Insomma, ho i miei problemi, non posso mica ricollegare tutto.


Al tavolo, Bardamu rilancia, fa sedici e Holden lascia; ancora qualche mano e potrà permettersi di fare colazione con una quantità di Nesquik decente. Intanto lo guardo e gli rendo noto che se io scrivessi per bene, scrivendo magari sceneggiature per Di Caprio, sarei milionario, invece sono qui a fare la fame e a fare l'imbecille. 

E' una brutta situazione, situazionesituazionesituazionesituazioneception, quarto livello, coda, pelo rosso, occhiaie rosse, successivi alla trasformazione in gorilla dorato. Dopo, non è dato sapere. C'è chi ha raggiunto il successo con una serie a fumetti su alieni scimmieschi che fanno a botte, c'è chi è povero come me e rosica come un cane vedendo i risultati degli altri, e chiedendosi essenzialmente "Perché lui sì e io no", ma non con quella verve di chi non ha, e ha vissuto con la maglietta "Molassana tuning club" a rinfrescare motorini con vernici fluo fino a ieri, ma con la verve di Bardamu, che dopo averne viste di ogni, ed essersi spaccato il culo, ancora vede gli altri passargli avanti.


Apro Repubblica e leggo un servizio del cavolo, su una band di immigrati palestinesi o limitrofi che suona musica folk, che belle cose, quegli articoli per stimolare la prostata e il sollucchero di generazioni intere di figli di papà democristiani in denial, con la foto di Madre Teresa e di papa Karol vicino a quella di Vasco Rossi e Jovanotti - noti pederasti - quelle persone che hanno bisogno di farsi i selfies coi negri dalla pancia gonfia per dire "hanno mangiato riso dalle mie mani, ho fatto del bene", manco fossero dei cavalli o dei caprioli. Leggo questo servizio, che parla sicuramente di bravi ragazzi, ma che certo non dovrebbe riempire le pagine del mio giornale, e a chiosa leggo il nome dell'autore; se è la stessa persona - d'altronde si parla dell'edizione locale - è un altro di suddetti figli di papà, viscido ed ammanicato peraltro, e da sempre un inferiore, una persona brava a rubare il talento altrui ammanicandosi come, scusate la ripetizione, il peggior mafioso amico di tutti, pronto poi alla pugnalata alla schiena.

E' invidia? No, è odio, è disprezzo, come mi insegna Bardamu, per queste persone che vogliono trovare un modo di fregarti e basta. Se è lui, chi lo ha messo in Repubblica Genova a fare servizi di merda, immeritatamente? D'altronde l'albero di contenuti - che bella l'interculturalità espressa in modo inutile a colpi di trombette e musica folk - è il suo. Che orrore.

Chiudo il giornale, Holden ha perso di nuovo e litiga, convinto di aver perso perché il francese bara, ma quello inveisce e giura che non è così. Bestemmia. Bestemmio anche io, per disprezzo. Poi guardo verso le pareti della cucina, e vedo i cimeli di famiglia appesi, tipo il piatto di legno "Repubblica Argentina", e mi deprimo, precipitando in uno sconforto analogo a quello provato con la chiusura di Sarabanda condotto da Enrico Papi, oppure a quello della chiusura del negozio di caramelle sotto casa mia per un'erboresteria, trauma comparabile a poche cose e tuttora non del tutto superato. Devo ancora chiedere un risarcimento alla Provincia per aver concesso un simile scempio. 


Mi prende lo sconforto, e penso a mio zio, che si lanciò nell'imprenditoria in Grecia, gonfiando enormemente il suo successo per mascherare il fallimento clamoroso - l'eco del tonfo venne registrato da diversi sismografi - e penso che, perdìo, se mi dovessi vedere da fuori mi sputerei e mi direi sei un buffone come tuo zio, trovati un lavoro e smetti di gironzolare. Ma poiché mi vedo anche da dentro, grazie alle più moderne nanotecnologie, so in cuor mio che non è così, che mi sto impegnando a costruirmi una vita, ma che il mio copilota, che non è Niki Lauda ma il signor Murphy, me le manda tutte contro. E intanto sembra pure che gli altri - tipo questi pseudogiornalisti - mi passino avanti.

Bardamu mi guarda sconsolato e mi offre l'aperitivo. In casa mia, ma sempre l'aperitivo. Lui mi capisce, mi spiega che è una situazione complessa, ma che farà il possibile; e la situazione va al quinto livello e la realtà si piega, si apre un varco nel tempospazio e io guardo in una finestra nel nulla, se spio dentro si vede il me stesso di ieri notte da una parte, e il me stesso di qualche mese fa dall'altra. Sono uniti dall'invisibile filo dato dal chiedersi "chissà che fine ha fatto mio padre", solo che ieri sera mentre frugavo su internet per i fatti miei e per stalkerare la mia zia diciannovenne - non ho detto cugina, ho detto zia, è una lunga storia che vi spiegherò, agenti, ve lo giuro - ritrovo mio padre. Gioie e delizie della modernità, trovi tuo padre su Facebook, pelato, con un cane in foto (nel senso "insieme a un cane", non "con un cane al posto della foto"). E dici, caspita, che situazione complessa, in mezzo a queste grane lavorative e a incertezze atomiche che minano ogni tuo passo, trovi tuo padre a caso su Facebook - che cosa carina sapere che sei vivo e che non vivi sotto un ponte, dai - e contemporaneamente ti viene un po' da vomitare, perché ormai siamo arrivati al sesto livello e non credi più in niente, non hai più veramente un cazzo da dire.


E sembra che tutto, veramente tutto non quadri rispetto al modello su cui hai lavorato fino a poc'anzi, quasi a chiederti se tu non abbia sbagliato tutto ab ovo, a chiederti dove sia il problema, perché a questo punto non è statisticamente possibile che la sorte si accanisca - anche se un taglio con punti sotto un piede ed un dente rotto mangiando del mais nella stessa settimana parrebbero provare il contrario - in questa maniera contro di te, a questo punto è palese che il problema sei tu, e dunque è il caso di rivedere tutto dall'inizio per l'ennesima volta, ricominciare tutto da capo e rivedere le linee di codice, una ogni due per ogni elaboratore dello Stato. E' palese. E' palese anche che hai il people hangover, che non vuoi più vedere o sentire nessuno finché non ti arriverà una telefonata con "salve le offriremmo un lavoro" perché bene o male o ti vergogni o ti senti a disagio, o comunque ti senti disgraziato, più disgraziato di altri, anche ad essere compatito, anche a sentirti dire "poveraccio ti capisco", perché non vuoi la comprensione, in quanto la comprensione non ti fa sentire più tranquillo con te stesso, ti senti ancora clamorosamente scarso.

Mi rammarico di dover comunicare queste tristezze e tediare il prossimo, ma talvolta succede. E ritorno indietro di sei livelli, e piove sempre sangue, è l'ora di andare in palestra a fare a botte.

Bardamu è ancora lì.

giovedì 11 giugno 2015

L'estate sta iniziando, uffa.

Comunque sia, com'è come non è, mi son trovato fra capo e collo due cose: ad avere dei baffi, e l'estate in mezzo ai piedi. Ammetto che la prima me la sono andata cercando, ho visto su FB la foto di un amico che sfoggiava un taglio di capelli elegante, come il mio, con una bella barbetta curata e completa, baffo incluso, e ho deciso di provarci anche io, nonostante sembri Cesar Romero, quando faccio crescere il mustacchio.

E allora dico, li faccio anche io.

Poi il risultato mi soddisfa, sembro quasi una persona per bene - ho anche tagliato i capelli, sapete, un evento mitologico che in diverse culture segna la fine di alcune epoche e l'avvio di altre, esistono Upanisad minori che confermano come uno dei primi segnali del Kali Yuga sia questo - ma tenerli è veramente noioso, anche e soprattutto perché è estate, ti suda anche l'anima, figurati la faccia.

E allora mi dico, li taglio.

Ma non posso, ho un colloquio importante per il lavoro - che, pensa, sembra stia prendendo piede bene - fra una settimana, voglio avere un aspetto dignitoso, curato, serio e civile, non sembrare un parastatale in crisi. Che poi è una fuffa, sto bene anche senza baffi, ma ormai mi sono deciso così, e quando prendo una decisione, si sa, la prendo quarantacinque giorni prima e ce ne metto altrettanti a realizzarla, son come una grande nave da crociera, faccio tutto piano e avvio i motori pianiiiiiiiissimo, e mentre entro in porto in realtà sto già tornando indietro, che ho fatto già indietro tutta e arrivo di sola inerzia. Non si è capito niente, ma va bene lo stesso, sono un povero scemo, non Umberto Eco.

E allora diventiamo Umberto Eco, mi dico.

No, che è estate. Fa caldo per scrivere, mi si appiccicano le braccia al legno laccato della scrivania; e poi devo o dovrò lavorare a breve, penso, non ho tempo per farmi crescere ulteriormente la barba e diventare uno scrittore di qualità. Inoltre, l'estate comporta inevitabilmente una serie di cose, tipo giocare a Borderlands (o ad altri giochi con ambientazione semi desertica, per farmi star fresco), leggere Erodoto, lamentarmi del caldo, lamentarmi di dover andare al mare, lamentarmi (da un po' di tempo a questa parte) di non stare allenandomi, lamentarmi di tagli, ferite, slogature o mali random che mi capitano (generalmente andando al mare) e cose del genere.

E allora andiamo al mare a tagliarci.

Difatti è giusto successo, mi son tagliato dolorosamente il piede al primo giorno di mare della stagione. Come odio gli scogli. E sì che ero bendisposto, preso bene e tutto; ma come si suol dire, se il buongiorno si vede dal mattino, questa sarà una giornata da dimenticare. Pensavo anche che quest'estate, se Dio la manda, dovrei poter andare di nuovo al mare a casa di amici, dove mi piace tanto tanto. Non è che mi piaccia tanto tanto perché sei a casa di amici, o perché la località di mare sia particolarmente bella, o cosa; anche, naturalmente, ma non solo. Questo accade perché in casa di questi amici c'è una particolare combinazione di fattori che mi mette fortemente a mio agio; anzitutto, tutto procede lentamente. C'è il clima riposato dell'estate, ma qui ancora più potenziato dall'indole rilassata di detti amici.

"Andiamo al mare, stamattina?"
"Va bene... (pausa) ... facciamo colazione prima... poi ci prepariamo (pausa) ... e usciamo"

E la scena si prende i suoi bei 40 minuti. Che piacere, che rilassatezza. Arrivi al mare senza fretta, senza correre, senza sbracarti tirandoti in acqua urlando, anche perché non hai l'ansia del treno da riprendere per tornare in città, treno che inevitabilmente è croce e delizia del viaggiatore verso il mare; croce perché appunto devi prenderne uno per rientrare, di fatto dandoti un po' di fretta ed impedendoti di rilassarti appieno, delizia perché, per qualche motivo, sai di non poterti rilassare del tutto in quelle due-tre ore di mare che ci cavi, e allora quasi speri di poter tornare presto. Perlomeno per me è così.

E allora mi dico, è ora di rilassarsi.

E io per rilassarmi, siccome sono una nave ecc ecc, ci metto un giorno e mezzo, anche solo per staccare tutti i pensieri, tutto quanto. Per questo quando vado al mare lì mi rilasso. Sono lontano da tutto, lontano dalla città, dai soliti pensieri, dalle solite abitudini, anche solo che dal pc, e so che rimarrà così per qualche giorno; allora lentamente mi "spengo" e stacco tutto, mi rilasso sul serio nella lentezza che, ad alcuni, tanto schifa. Mi rilasso nell'alzarmi senza orario preciso, nell'andare al mare senza orario e senza fretta, tanto è lì e non scappa (qui in città alla fine anch'esso è figlio della fretta metropolitana moderna che, come dice il noto filosofo tedesco di origini coreane, non ci lascia tempo libero, ma solo pause nel lavoro), nell'andare a pranzo al bar con calma, prendendo una cosa qualsiasi senza preoccuparmi troppo nè del prezzo (per queste occasioni risparmio apposta prima) nè della quantità di unto e calorie introdotte, perché appunto sono lontano da tutti i pensieri, dieta e allenamento inclusi, nel tornare sotto l'ombrellone e dormire come un tronco (un paio di anni fa ricordo di aver passato larga parte delle giornate DORMENDO, letteralmente, recuperando eoni di sonno perduto), tornare a casa docciarsi cenare e uscire dopo cena di nuovo senza regole, esco passeggiando gironzolando, senza urgenza di divertirsi, senza dover incontrare tizio o caio in quel locale veloce se no cambiano posto, manco fossero animali selvatici da cacciare, senza dire ora devo bere, senza pensiero. E il giorno dopo ricominci.

E allora uno dice, sai che noia.

E sticazzi. Probabilmente per le persone come me, che sono più attive di uno scienziato Salarian, l'unico modo di rilassarsi davvero è chiudersi in queste bolle di assoluta, totale, devastante nullafacenza, pigrizia e lentezza; che poi io penso è appunto l'unico modo di rilassarsi davvero, senza la finzione del riposo dato dai ritmi moderni, che quasi ti scandiscono l'agenda in "lavoro 9-10; riposo 10-11", e allora il riposo dov'è? Il riposo è l'assenza di orario, nowadays.

E allora uno dice, questo che c'entra, eravamo partiti da tutt'altro.

Ma sì in effetti c'entra poco, è che in questi giorni le cose sembrano prendere una buona piega, ed io stesso mi sono dimenticato il mio stesso consiglio aureo, di non focalizzarsi sul singolo giorno di merda, ma sul periodo grande, per vedere che sì, ogni giorno c'è una sconfitta o qualcosa che non va, ma alla lunga sto vedendo le cose direzionarsi bene. La nave prende le misure ed entra in mare, anche se ogni ora scoppia un piccolo bullone qua e là o se urta qualcosa di piccolo in acqua. Ma intanto va, piano ma va.