domenica 26 aprile 2015

L'organizzazione Filini dell'esistenza.

Allora, comunque, ci siamo io, il ragionier Filini e un paio di passanti con le sembianze di Yves de Ruyter (sono uguali). Filini è lì, con un blocco di cartacce in mano, tutte timbrate "Un'organizzazione: FILINI"; ovviamente s'è capito che il noto ragioniere è in questo momento rappresentativo delle cose da fare.

Che come al solito sono troppe.

I due passanti invece no, loro sono solo simpatici, passavano di lì e allora ho pensato di includerli un momento. Insomma, va a finire che sono qui con i miei pensieri e con le mie cose da fare, mentre ho in testa, oltre a queste visioni, anche i primi dischi di Grace Jones, che fanno da buon sottofondo. Prendo un foglietto a caso dalle mani di Filini, sono principalmente preoccupazioni lavorative, pratiche, norme, cose da fare e da vedere.

Appallottolo la cartaccia e la butto via; inizio a gironzolare negli spazi sterminati che mi concedo come sfondo in questi momenti di visione-delirio, novello Thurkill (ma anche San Patrizio, Carlo il Grosso, eccetera eccetera), e calcio la pallina di carta qua e là. Filini mi segue, i due disgraziati rimangono lì e fanno serbian squat, prendendo due birre tirate fuori da chissà dove, di quelle in bottiglia di plastica, due euro due litri, come le avevo trovate solo in un supermercato a Padova.


"Non facci così" - mi dice Filini - "Ho scritto con cura le cose che devi fare, vede, qui... e.... qui ecco, vede, ricerca di lavoro.... ecco qua c'è scritto bene... un'organizzazione Filini!".

Riprendo la cartaccia, la rispiego e la rimetto nella pila di Filini. In questo periodo, s'è notato dalle clamorose assenze su questo sito di cavolo dove non scrivo da una vita, ho avuto, come al solito, da fare. Ne risento, eh, di questo; dovrei scrivere più spesso, ed anzi l'altra notte pensavo che potrei provare a darmi delle scadenze regolari, tipo tutti i venerdì, o quel che è.

Tantopiù che il venerdì esco sempre meno, come il mostro di Loch Ness; e alla fine son contento così, eh. Solito drill che va avanti da qualche mese, siamo diventati trentenni, meno voglia di fare sempre le stesse cose, meno voglia di vedere le stesse facce di bratta, meno voglia di girare negli stessi locali, ancor meno di doversi deflagrare fino alle tre di mattino per poi essere larve al sabato o alla domenica mattina. Più il lavoro, la stanchezza, quelle cose lì; come dicevo qualche giorno fa ad un'amica, ormai le cinque le faccio solo se ci sono i Venom di mezzo, se no tutti a casa presto a leggere "Le meraviglie del Duemila" (sono un uomo molto moderno nelle mie letture).

Poi per il resto in realtà la vita va com'è sempre andata, sei nodi e piccolo vapore, con i piccoli progressi di ogni santo giorno mescolati in mezzo a tante altre cose che non contano. I progetti si accalcano, e difatti Filini è pieno di fogli e foglietti, le idee anche, e cerco di tenermi occupato mentalmente nell'attesa che scadenze e date si sistemino e prendano una piega ordinata. Se poi dovesse andare tutto male, riproveremo ancora; con un occhio critico la situazione non è grave, con un occhio più teso ovviamente vedo solo un'assenza di progressi sostanziali. Dovrei un attimo liberarmi di questa concezione, penso, e ricominciare a vedere le cose più in piccolo; intendo dire che non ha senso lamentarsi di non avere "grossi cambi", specialmente perché i grossi cambi di colpo non avvengono quasi mai, ma avvengono quasi sempre pian piano piccole modifiche. Il trucco sta nel notarle e sapersi accontentare.

E difatti è un po' quello che sto cercando di fare... meno pretese, meno ancora di prima, meno caffè, meno ansia (altra cosa da eliminare, ci sto lavorando), più rinfresco alle pareti e alle cose nuove; sto anche cercando di uscire con gente nuova, per capirci, di cambiare un po' giro e di fare pulizia nelle cose vecchie. E con questo intendo di eliminare dal circuito quelle persone che, per un qualche motivo, avrebbero anche un po' rotto l'anima; non perché, ma semplicemente perché dopo un po' ti rendi conto - parafrasando un altro amico - che a questo punto non abbiamo più tempo da dedicare alle perdite di tempo. Per cui non si può più stare dietro a cose che ci fan venire il magone, a discorsi, storielle, balle, fuffe e paranoie del prossimo; abbiamo trent'anni, posso darvi una mano a risolvere i vostri problemi, ma aiutatevi anche da soli. Dopo un certo punto anche io debbo pensare a me stesso e lasciare perdere il resto.


Semplicemente perché non ha senso stare a preoccuparsi, farsi venire ansie e problemi per cercare di capire o di recuperare quello che comprensibile o recuperabile non è. Tutto lì. Metti di avere un amico alcolista; un po' cerchi di farlo smettere, ma poi se vedi che questo continua a bere e se ne frega, non puoi rovinarti a tua volta il fegato in eterno preoccupandoti, ci riprovi finché vedi che serve, altrimenti lo lasci lì. Lo affidi a qualcun altro che magari sappia far meglio il lavoro.

E così via, così discorrendo.

Abbandoni le missioni impossibili per dedicarti a quelle più piccole. Ridimensioni certi tratti della tua esistenza per concentrarti su quelli più urgenti; la cosa implica cambiamento, cambi di prospettiva, di vita. Bello magari non è, ma è come mettersi a dieta, un sacrificio noioso che ti farà stare meglio.

Il miele sull'orlo del bicchiere (cit.).