sabato 11 ottobre 2014

Ecco a lei un bel bicchiere di fango.

L'altro giorno - ieri - in città c'è stata la seconda alluvione di fila in tre anni; se non avete capito di quale città parlo, probabilmente avete vissuto sotto una roccia, e quindi chiedo: cosa ci fate qui? Andate ad inforrmavi, presto, e non perdete tempo qui. Però poi tornate, che mi fate compagnia.

Comunque, dicevo, c'è stata l'alluvione. Questa volta, grazie a domineddio, ero a casa, e non nel pieno epicentro totale dello straripare dei fiumi cittadini come tre anni fa; che poi fu buffissimo tornare a casa senza ammazzarmi travolto dalla corrente dell'acqua piovana e fluviale riversata nelle strade. All'epoca, mi ricordo, passai vicino a un noto negozio di pesce surgelato, davanti il quale stazionava un commerciante che osservava mesto la gente arrabattarsi per tornare a casa sotto la pioggia. Io entro nel negozio, fradicio; lui mi guarda.


"Sarebbe chiuso eh"
"Eh ma io volevo comprare qualcosa per pranzo"



Silenzio.

"Vabbene dai, che ti servo?"
"Due porzioni di couscous col pesce"


Dopo la consegna e il pagamento, mi ricordo, il commerciante va nel retrobottega e inizia a urlare con qualcuno che presumibilmente era sua moglie, intimandole di non uscire dal lavoro e sottolineandole che fosse una stupida e che non doveva andare via da lì. Ancor oggi non mi capacito della scena.

Comunque.

C'è stata l'alluvione, ed io ero in casa bello tranquillo; poi improvvisamente salta la corrente, mi scoppia anche il modem (me ne sarei accorto solo il giorno dopo), ed io cerco di svoltare la serata facendomi una camomilla al buio, preparandomi ad andare a dormire. Ma la corrente torna, mia mamma si agita e metto su Primocanale; ecco, tutto possiamo dire dei genovesi, che si lamentano, che mugugnano, che sono una razza di merda, ma non che si perdano in piagnistei. Il servizio al telegiornale è secco, pulito, come dovrebbe essere: "Belin, piove un casino. Ci sono danni. Il sindaco fa schifo al cacchio".

Mi commuovo.

Il giorno dopo apro un'emittente nazionale qualsiasi, mi trovo piagnistei, toni da romanzo d'appendice, lacrimoni urlati. "La tragedia del dolore composto del popolo genovese piegato nella tragedia di chi vede la sua vita spazzata via dalla furia impietosa della disgrazia naturale a cui nessuno pensa, mentre in ginocchio caparbiamente la città resiste alla tragedia del dolore e del maltempo funesto che bla bla bla lacrime". Segue intervista ad anziana ottantaseienne semisorda e semicieca, a cui viene chiesto cosa pensa del fatto che l'alluvione abbia raso al suolo la casa che il marito aveva costruito con mattoni fatti di terra e sputo da lui, uno per uno, per aumentare l'audience e commuovere il pubblico.

Ci ripensavo oggi pomeriggio.

Oggi pomeriggio rientravo a casa mia con anfibi lerci di fango, una maglia degli X-Men lercia di fango, i pantaloni lerci di fango, le braccia lerce di fango, il naso solo macchiato di fango (cosa che comunque era bastevole a non farmi apprezzare dai baristi del circondario) e i capelli lerci di fango (peccato, ero stato dalla parrucchiera solo due ore prima, in vista della laurea). Rientravo tutto sommato contento di aver contribuito a svuotare dai cartoni marci d'acqua il magazzino sotterraneo di un noto negozio di scarpe, perché pure io, come larga parte dei genovesi, sono andato a "dare una mano". Ognuno fa quel che può, tranne i cialtroni che andavano in giro per il centro a farsi i fatti loro e le vecchie benpensanti in Hogan dedite a fare foto alla gente che lavora.

Proiettili nel cranio ad entrambe le categorie.

Ci ripensavo, tornando a casa col mio tipico passetto-da-fango, che consiste in passi piccoli e corti, come i robot a molla degli anni 70, per paura di scivolare (con suoni registrati di sottofondo alla Paperissima), con l'odore di fango nel naso, quello stesso odore che puoi sentire solo ai festival grindcore nell'Est Europa, in quei festival dove gruppi come i Rompeprop sono headliner. Ci ripensavo, mentre nella mia mente suonava - senza supporti audio - CJ Bolland. Alla fine, i liguri saranno anche una razza di merda, ma alla fine si arrangiano, dai.

Senza dar fastidio a nessuno, senza piagnistei. Gente schietta, gente magari rozza, ma gente che non rompe l'anima. Si lamenta, ma in modo sobrio, tutto sommato. E ti offre la focaccia se gli spali il magazzino pieno di fanghiglia. E' già qualcosa. Nello stesso pomeriggio, lungo la strada di casa, ho realizzato anche tante altre cose interessanti, per esempio che Amanda Lepore è un uomo.

Pure io lavoro, vedi.

L'unico che non lavora è il mio relatore di tesi.


Mi laureo mercoledì, e non sono ancora sicuro che lui lo sappia.

Vediamo come va a finire.