sabato 19 aprile 2014

Parole a caso, volume cinquantasei.

La massima espressione dell'esistenza umana, perlomeno della mia, e perlomeno in questo periodo, è la modalità di costruzione libera di Minecraft. Hai un territorio illimitato, non corri nessun rischio, costruisci un po' l'accidenti che ti pare, con infiniti cubetti pixelosi tanto bellini e tanto simili a Lego a 64 bit, senza noie, senza che nessuno venga a sfasciarti quanto faticosamente costruito. Poi però, dopo aver realizzato che puoi costruire tutto questo ambaradan, e dopo averlo probabilmente fatto, realizzi anche che nessuno vedrà quell'ambaradan, proprio perché giochi su server privato, e che, sostanzialmente, rimarrai sempre da solo lì, e nessuno vedrà mai nulla. E non succederà manco mai niente. Allora che fai? L'unica cosa che puoi fare: costruisci ancora, espandendoti verso direzioni sempre più architettonicamente improponibili, oppure chiudi Minecraft (eresia), spegni il pc ed esci di casa (come diceva anche la schermata di chiusura del glorioso Tabboz Simulator, ma questi erano gli anni 90 e cosa ne parlo qui valà).

L'idea è quella, sostanzialmente, di non capire più un'acca. L'avevo già detto qualche tempo fa, mi ricordo, ma la cosa si sta allargando; vado avanti a braccio, studio, preparo esami, mi assicuro che tutto vada bene, e cerco di venire a patti con gli inevitabili ostacoli che una combinazione di sfiga, vita e cose varie mi pongono davanti. Se capita un professore assenteista - tac! - ho già preparato del materiale per la tesi, così quando torna sono già pronto; se ho un esame in data non identificata - tac! - ecco pronti gli appunti da ripassare in pochi giorni, nel caso mi dovessi ridurre all'ultimo minuto.

(L'ultima proposizione, inizialmente, stava venendo formulata in forma di domanda retorica: ho corretto perché odio le domande retoriche, tipo "Capita un prof assenteista?". Ecco, no)

E così via, potrei andare avanti per ore. Il problema è che, come Drogo (non quello di Game of Thrones, quello più serio), sono sempre lì. Cioè non sta succedendo niente. Passa il tempo e vedo davanti a me una fila di giornate essenzialmente identiche alle precedenti, in preparazione di qualcosa di più lontano, di troppo lontano, che non so nemmeno bene cosa sia, quindi non so nemmeno perché mi sto preparando, ed io non so chi va e chi resta (cit.). Concretamente parlando, studiamo per gli esami. Portiamo gli esami alla fine, prepariamo la tesi, ci laureiamo. Studio perciò per qualcosa di palpabile, di concreto; ho le date d'appello, ho le scadenze, ho tutto. Poi?

Poi c'è lo IELTS e/o il TOEFL e/o altri esami di lingua, scritti in acronimi di dubbia comprensione, che impigliano la glottide e ti fanno sentire stupido come Johnny Carcosa quando parla. Test per i quali, peraltro, non mi sento nemmeno sicurissimo eh, confesso, visto il mio pessimo inglese - inficiato pure da una pronuncia così tremenda che Rogue al confronto parla come un lord inglese - e visto che forse non ne avrò i tempi, per prepararmi. E poi bon, c'è tutto, via alle telefonate e alle domande di dottorato. E quindi? E quindi lavoro, casa, tenevaifuorieraoraloaspettavidaunavitaappenahaiunlavorettotuttiviafinalmentelavitanostra. E quindi mi accorgo di aver messo una domanda retorica nella riga prima, maledizione. Comunque, arrivi al traguardo della libertà, l'hai voluto per una vita. Continuo a costruire edifici in Minecraft, vado avanti, sto portando la mente e la prospettiva al presunto successo - l'obiettivo dovrebbe essere quello. Eppure non solo percepisco una totale insoddisfazione all'idea (ma dev'essere il periodo), ma pure mi chiedo dove diavolo sto andando. Come a dire, mancano dei pezzi.


Ricapitoliamo a logica. La libertà, ci sarebbe. L'autonomia, pure. La vita fuori dai condizionamenti, cercata e sbandierata per anni anche su queste pagine, pure. L'amore, la vita sentimentale, l'affetto degli amici, ci sono. Ho detto per mesi che appena possibile, appena disponibile uno spazio mio, avrei potuto invitare amici in casa, fare piccole feste, bevute fra amici fumando la mia pipa di mais degna del vero redneck più totale, giocare tutti assieme a Smash Bros. e godermi, essenzialmente, tutta quella serie di divertimenti e di piccole cose personali che finora non ho potuto fare. Eppure, questa prospettiva (almeno oggi, il giorno prima di Pasqua - lo appunto per quando rileggerò questa merda in futuro), ora, non mi attira proprio per nulla. Nè mi attira nè mi fa schifo, come quando qualche amico fuma sigarette truccate e le passa. "Ne vuoi?" "No" "Sei un puritano, rompi i coglioni e te la tiri da salutista!" "No, in realtà non mi interessa sul serio".

Neutralità.


Ma poi è una neutralità degli sticazzi, nel senso che nemmeno io so - almeno ora - che voglio. O cosa mi piace. Non mi piace, si sa, essere generico e categorico. Non mi piace dire "NO, questo non lo faccio, non lo leggo/bevo/seguo/ascolto". Anche se non sembra, provo, mi incuriosisco, sperimento. Anche perché per quanto mi riguarda la vita è incredibilmente noiosa, sempre; le cose mi vengono a noia quasi subito, motivo per cui cerco sempre delle cose nuove. Agli occhi del prossimo, questo mi fa sembrare una persona che lo fa apposta, che ha il "momento X" in cui va avanti con una nuova mania passeggera, che poi cambierà in capo a qualche settimana. In realtà, non è così; ho le manie passeggere, ma non sono momenti di rapida trasformazione in poser di qualcosa, per il gusto di farsi vedere. Nè tantomeno vengo colto dall'interesse improvviso per i celenterati per far vedere al prossimo quanto sono figo, chic ed alternativo a dedicarmi ai celenterati. In genere, le mie passioni momentanee, per quanto momentanee ed infiammanti - difatti sono molto incostante, da sempre, e spesso abbandono a metà quello che comincio, motivo per cui sono il primo a doversi spronare seriamente per finire le cose importanti - sono anche genuine. 

Ma adesso - ora, alle due e un quarto del sabato prima di Pasqua - mi sembra tutto particolarmente vago. Sto andando a braccio, e vedo un futuro ancora a braccio, dove in realtà i punti fissi ci sono, sono in costruzione o perlomeno so come e dove costruirli (vedi sopra); eppure la prospettiva mi sembra di interesse zero. Non ho in testa alternative di sorta. Intendo dire che non ho, nella mente, un'idea tipo "Che palle la vita organizzata, mi piacerebbe andare in Vietnam a fare missioni umanitarie". Non ho nulla. Ed è questo che mi mette a disagio. Ciò che ho pianificato e costruito finora mi sembra inutile, e non ho idee alternative. O magari sì, ma nessuna che mi interessi.

Ho il conforto di alcune persone che mi vogliono bene. Ma ho anche l'ansia di perdere tutto, nel momento in cui dovrò eventualmente confrontarmi con me stesso, in futuro. Se dovessi, per esempio, intraprendere scelte che mi porteranno lontano? Ecco, altre domande retoriche, mi sono distratto di nuovo. Beh, se capitassero queste eventualità, non saprei che pesci pigliare. D'altronde, ultimamente ho la sensazione di portare sfiga, al riguardo: ho parlato con diversi amici delle loro fidanzate, e tutti mi han detto "Eh sai abbiamo rotto/stiamo rompendo ma in serenità eh, questo perché abbiamo scelte di vita diverse davanti a noi e quindi sai..."

Li ammiro, perché io non riuscirei a sopportarlo. Ho tutto, nella persona con cui attualmente sto, e non credo che avrei la voglia (e la forza) nè di rompere, nè di ricominciare altrove con qualcun'altra. Ho un'intesa mentale che rappresenta una delle cose migliori di sempre, più ancora di quella sentimentale, se possibile. Non è perfetta, non è totale, com'è normale che sia, ma è il migliore dei mondi possibili.

Anche se lei non coglie l'emozione nel vedere contemporaneamente, nella stessa cutscene, la navetta di Samus Aran, la Star Fox, la nave di Capitan Falcon e la navicella Hocotate.

Buona Pasqua e scusate il disagio.

sabato 5 aprile 2014

Scusa l'ultima volta che ci siam visti... dodici anni fa?

Comunque volevo dire che sono due settimane che volevo prendere la parola.

Me lo dico da solo, alzando la mano col dito puntato verso l'alto, come a scuola, poi realizzo che nessuno mi impedisce di dire quello che mi pare - salvo la mia pigrizia, o al massimo Putin - e quindi realizzo di essere uno scemo, e sfaticato. Comunque sia, è sabato sera, io ho messo su il cd "vecchia tecno 1993-1996" e scrivo alla velocità della luce, sia perché provo a vedere quanto riesco a scrivere in pochi minuti (mi misuro sulle vecchie canzoni), sia perché ho un sonno boia e voglio andare a dormire.

Di sabato sera.

Ma sono invecchiato, non ho l'età per le dragate totali.

Che poi, dragate. Ho solo fatto le 3.40, ierisera, ero ad un concerto, organizzato per i 40 anni di un'amica (da lei), ed ero "special guest vocalist" con un altro gruppo di amici. E quindi stai lì, cincischia, bevi Peroni, fai rutti, aspetta il tuo momento di salire sul palco, fai il cretino sul palco - il Mike Patton dei poveri, come vorrei essere, se avessi anche io i capelli ingellati all'indietro, ma giuro che li farò - e insomma quelle robe lì. Erano mesi che non lo facevo. Che poi mi piace pure eh per carità, ma è passato un sacco di tempo; nostalgie su nostalgie, vedendo facce che non vedevo da anni. E ho realizzato, ieri sera, che son dieci anni che sto qui a far ballare la scimmia e a fare l'imbecille su un palco, beneomale. Ripensavo a quanto tempo è passato, non solo nel senso "cronologico" del termine, ma proprio nel senso umano; ci sono persone che ho conosciuto anni e anni fa che magari oggi son completamente diverse, oppure son assolutamente uguali, e per ciascuna in particolare potrei dire qualcosa.

Potrei dire "guarda sto scemo, aveva 20 anni all'epoca e girava conciato come Nikki Sixx di Pentema, ed adesso a 30 è scemo uguale", oppure il contrario. C'è un sacco di gente che "s'è sistemata", per capirci. Sposati, figliati, senza chiodo senza gilet con le toppe senza anfibi. La cosa non è nè un bene ("Ah era ora che si desse una regolata!") nè un male ("Poser! Ha tradito la causa!"), la cosa cambia un po' per ciascuno. Conosco persone che han fatto bene a sistemarsi un attimo, e persone che insomma sarebbe stato meglio rimanessero com'erano. Questo come al solito per non dire un accidente, per restare neutro come Pacelli e per dire che alla fine generalizzare è da stronzi. Conosco persone (stasera ho già abusato di sta frase) che sembrano vivere in un mondo tutto loro, dove si generalizza. Tutti quelli che fanno la cosa X inevitabilmente sono giuste, o sbagliate; tutti quelli che fanno X finiranno per fare Y. Tutti i ricchi sono cafoni, tutti gli zingari sono ladri, tutti gli ebrei hanno il nasone e così via. Eccezioni niente. 

Ma questo non c'entra una ceppa. Che poi chissà che diavolo è "la ceppa". Ma in questo momento sto pensando alle foto che ho visto del backstage del video nuovo di Lana del Rey, si vede chiaramente che lei ha un po' di buzza da birra annacquata americana, e ciò mi fa prendere bene. Non so cosa c'entri tutto questo.

Cambio di scenario; rivedo tutta la mia carriera musicale - tre soldi il chilo - e penso alla marea di personaggi, a quelli a cui una volta dicevo "Salve mi scusi" e oggi dico "Ciao merdaccia". Come passa il tempo. Fino a ieri ero lì a fare cover dei Venom, oggi pure, ma ho più barba.

Cambio di scenario; una mia ex si sposa a settembre. Che rischio. Per me. Mi ha turbato. Pensa se non ci fossimo lasciati, se non avessi continuato a studiare ma avessi deciso di mollare dopo la seconda bocciatura. Pensa. Come nei fumetti o nei film blaxpoitation.

Cambio di scenario; in palestra ho incontrato un tizio che mi sembrava familiare. "Scusa, hai mica un parente, un fratello che si chiama Patrick? Tipo della mia età?" "No, ma io mi chiamo Patrick". "Ah! E facevi mica la scuola taldeitali, ti chiami di cognome taldeitali?" "Eh sì, e tu allora sei taldeitali!"

Riunione, lacrime, commozione. L'ho visto l'ultima volta dodici anni fa. Dodici. Anni. Fa. Poi realizzo che sono dodici cavolo di anni, che sua sorella all'epoca era uno scricciolo e ora si laurea, e di nuovo sento il peso del tempo, quello di prima, quello umano. Non è per dire che sono vecchio o cosa, è per dire che ne sono successe tante. Hai l'impressione che te ne succedano tante in una settimana, figurati quando ci pensi su un anno, su due, su dodici, su dieci di lavoro musicale, su cinque di fidanzamento. 

E niente, è vero quello che dicono gli orientali, che è tutto collegato.

Ma gli orientali hanno sempre ragione.

Tranne Sun-Tzu, lui no, lui rosicava perché voleva giocare a Risiko ma non l'avevano ancora inventato.

Ciao amici, siate vicini al Bafometto.