giovedì 6 marzo 2014

Vasili, per Dio, mollami.

Edizione straordinaria, extra-ordinaria, come diceva Zucchero almeno diec'anni fa.

E' straordinaria perché - pensa - è a pochi giorni di distanza dal vecchio post; ma non solo non è che abbia delle regole precise nel postare, ma va anche ricordato che uno magari ha bisogno di scrivere, c'è quell'ora della sera in cui vuoi scrivere come nella pubblicità del caffè Hag, eccetera eccetera solite robe solite menate da cappello introduttivo. Avrei potuto rimandare tutto e mettere il testo dell'intro di un qualsiasi pezzo di T99, cioè niente, andava bene uguale.

DISCLAIMER.

Premetto che questo post è riferito a tutti e a ciascuno in particolare, come dice il mio professore di tesi; ma, al contrario, in realtà, questo post è riferito a nessuno e a nessuno in particolare. Seriamente, non ho intenzione di parlare precisamente di qualcuno; mi scuso se qualcuno dovesse sentirsene coinvolto, o dire cose tipo "Ehi rumenta stai parlando di me, indirettamente", o simili. Garantisco su mio zio Nestor che è vero. E poiché è vero che ho uno zio che si chiama Nestor, è vero.

Comunque sia, volevo solo dire che ultimamente mi sento un momentino circondato. Anzi, siccome non riesco a definire precisamente la sensazione che provo, aprirò a caso il dizionario nella mia mente (che è momentaneamente riposto in un cassetto sotto il bancone di marmi egizi - vedi sotto - vicino al contenitore delle arachidi al formaggio), ed elencherò una serie di sinonimi casuali ed aggettivi che esplichino. Poi cercherò di trarne un risultato.

Dunque.

Mi sento circondato, costretto, braccato, assillato, appesantito, infastidito, continuamente oggetto di insistenze, vincolato, appesantito, invischiato, ma soprattutto impegnato in una fatica tantalica inutile. Sento di stare rotolando in un fango mentale, continuando a rigirarmi in qualcosa di fastidioso e pastoso che mi tiene giù, continuando a girare. Questo perché ultimamente la mia situazione personale s'è fatta un momento stressante, un momento pesante; niente di trascendentale, niente che non si possa risolvere. Eppure la mia prima reazione a questo momento di stress, principalmente, è quella di dire "faccio un minuto di pausa, potete sostituirmi?". 

Cioè stacco un secondo. Non a livello mentale, a livello concreto. Mi ricorda un po' il discorso che faceva la mia ben nota relevant other (oggi lo scriviamo in lingua originale), qualche tempo fa; nel preparare la tesi di laurea, cosa notamente impegnativa, mi dice "Oh, è un periodo impegnativo, per cui lasciatemi un po' stare, ho già delle cose a cui pensare". Ecco, tipo così. Una cosa tipo "Ho tante cose a cui pensare, per cui vorrei essere lasciato stare e possibilmente compreso in quello che faccio". Invece ho la sensazione non solo di dover pensare a quello che mi stressa, ma anche dover pensare a delle scuse per coprire il fatto che penso allo stress. 

Aaargh.

Fermate la stampa, c'è un anacoluto raccapricciante, lì. Ed un concetto così astruso che è incomprensibile perfino alla buonanima di Adam Kadmon (sicuramente già morto e rimpiazzato da un fantoccio ufo). Cercherò di chiarire con un buffo esempio. Poniamo che io abbia come preoccupazione principale il mio lavoro in fabbrica, cosa che mi porta via larga parte della giornata; arrivo a casa stanco dopo aver avvitato viti e bullonato bulloni, e mi arriva una telefonata dal Komintern che mi intima di andare alle riunioni di partito. Mi giustifico balbettando col Komintern, e questa sera la scampo. Ma domani sera non si sfugge, eh, riunione di partito e scacchi sovietici tutta notte. Così all'indomani non solo devo avvitare viti e bullonare bulloni, ma devo anche stare lì a scervellarmi per pensarmi giustificazioni e scuse per non andare alle riunioni di partito; questo perché le riunioni di partito sono ineludibili, e quelli del club scacchi sono così duri di testa che non accetterebbero mai una banale scusa tipo "Oh compagni ("raga" non sta bene) non ho testa di uscire stasera".

E quindi doppio rodermi. E quindi dico, che palle. Vorrei essere lasciato un momentino in pace, ma non è nemmeno questo il punto, perché non ho, come dire, nè una persona a cui dire "lasciami in pace" (nè d'altronde ho qualcuno che fisicamente mi assilli, anzi, in genere è il contrario), nè c'è chissà che pressione sociale o contesto intorno a me. E' più un discorso generale, del tipo "Sono in un periodo pesante, e anziché accettare (io in primis) che le cose sono-saranno momentaneamente diverse, e quindi starmene e agire di conseguenza, mi sembra di dovermi smontare tutto in mille spiegazioni (in primis per me stesso) per far quadrare tutto, agli occhi miei e del prossimo (anche se non so chi)".

S'è capito?

Rispiego?

E' un discorso generico, qualcosa di vago. Che poi non vorrei venisse misinterpretato; non vorrei che dicendo "Lasciatemi stare" il prossimo smettesse effettivamente di considerarmi e dicesse "Ok ti lascio lì", perché non è nemmeno quello che voglio. Quello che vorrei sarebbe qualcosa tipo riuscire a ritagliarmi una nicchia personale in cui dico "No" o "Sì" alle cose, in cui dico "Datemi tempo" e il tempo mi arriva. Invece ho una sensazione sgradevole... immaginate (amo i miei esempi difficili) di essere nella cabina di pilotaggio di un sottomarino (sovietico) che si sta inabissando. Situazione difficile, ma siamo ammiragli sovietici e sappiamo perfettamente cosa fare, no problem; non è un problema, è solo una cosa lunga che richiede impegno. Il termine "problema" implica qualcosa di negativo, che non si sa risolvere; non è così. Ci basta premere il tasto giusto, nella sequenza giusta, girare due pomelli e via. Qualche ora di manovre e risaliamo tranquilli. Ma ora, per capire come mi sento, immaginate che, anziché concentrarmi correttamente in ciò che devo fare, io, ammiraglio sovietico a caso, debba anche spiegare al nipote del grandammiraglio, un marmocchio noioso di nome Vasili, che mi saltella fra i piedi, a cosa servono i tasti che pigio. 

Mi distrae, mi rallenta, e mi impedisce di stare tranquillo nel mio lavoro; certo, difficilmente solo la sua distrazione mi farà inabissare, ma intanto mi innervosisco e pigio i tasti in lieve ritardo. Ma pazienza. Ora però aggiungiamoci anche che cerco di spiegare a Vasili la situazione, ma lui non capisce, perché è un bambino e perché in realtà è curdo, quindi capisce un terzo delle cose che dico. Quindi mi prendo una pausa dal pigiaggio bottoni e scrivo una lunga letterina a Vasili in curdo, perdendo mezza giornata, in modo che capisca. E in tutto questo perdo ancora più tempo, non ho il tempo nemmeno di prendere un caffè, e l'inabissamento prosegue pian piano. Continuo a non essere in nessun pericolo, per carità, ma una cosa semplice ma lunga sta diventando pallosa e lunga; e ogni mio tentativo di prendermi una pausa dal lavoro - abbiamo appurato che posso - viene minata da un Vasili qualunque che non ha capito una riga del mio testo e vuole altre spiegazioni. Spiegare, spiegare, giustificare, giustificare sempre, riflettere da soli sulle spiegazioni da apportare per cose matte che si fanno. Senza manco poterle fare in pace.


Vasili insomma per Dio, mollami.

Nessun minorenne curdo è stato danneggiato durante la realizzazione di questo episodio.

Gennaro Auriemma è un figo.

domenica 2 marzo 2014

Bar in vero marmo egizio affittasi, mente realizzasi, interni tinteggiasi.

Ed ancora una volta son lì da solo, come al solito nella mia mente, che mi pongo delle domande dandovi la faccia di qualcun altro, per cercare di risolvere i problemi o perlomeno di sistemarli. In realtà non volevo che finisse in questa maniera, ma ormai sono preso bene, e quando scrivo questo tipo di delirio va bene, alla gente piace, e se non piace vaffanculo, piace a me.

Oh.

Comunque sia, ho cambiato arredamento, prima sembrava di stare in un livello di Antichamber, ora ho messo marmi neri egizi ovunque, qualcosa un po' più carino, tipo i bar di lusso dei film. Non so quali film. So di averlo visto in qualche film. E di sottofondo lascio andare una qualche tipologia di house-lounge-chillout, quel tipo di musica che senti alle cinque di mattina, altrimenti ti deprimi terribilmente. Quelle cose tipo gli AIR e quella roba lì. Da sentire in spiaggia all'alba dopo la festa. Che poi comunque ti deprimerai uguale, perché magari in futuro riascolterai quella roba mentre sei in piazza Terralba sotto la pioggia in inverno, e penserai bestemmie irripetibili ricordandoti di una festa in spiaggia di anni prima, o di quando eri in crociera e facevi il bellissimo.

Una volta sono andato in crociera ad Abu Dhabi.

Ma non facevo il bellissimo. Ero già con la mia nota S.A., quindi figurati. Sono una persona perbene io. 

Comunque sia, sono dietro un bancone da bar inventato, in un ambiente inventato, con luce soffusa e marmi neri egizi, ribadisco. I marmi devono essere egizi, mi raccomando, che se no non va bene. E la luce soffusa dev'essere rossa. Ok, figuratevi la scena, marmi, eccetera eccetera. Rack coi bicchieri sopra il bancone, scaffalatura con gli alcolici dietro, poltroncine alte di velluto rosso davanti. Gli alcolici sono sempre le cose che piacciono a me: casse e casse di Peroni, bottiglia di Vecchia Romagna, bottiglia di Cremovo, bottiglia di Vov, altra bottiglia di Vecchia Romagna (se finisce la prima), bottiglia di Southern Comfort, bottiglia di Fernet perché sono vecchio dentro. Un giorno rilascerò un kit, con scritto "in caso di gioventù aprire", tipo razione K, con dentro una coppola, una bottiglia di Fernet, un bicchiere sbreccato e consumato da anni di lavastoviglie sbagliata, una mappa dei lavori in corso di buona parte della città e un frasario pronto, con cose tipo "Ve lo buco quel pallone".

Comunque, figuratevi il nuovo bar nella mia mente. E' un locale sciccosissimo dove servono solo cose orrende. Tipo gli alcolici di cui sopra. E anche il Martini, ma possibilmente senziente. E quella del Martini senziente me la sono bruciata per sempre, dovrei spiegare la battuta ma non ne ho voglia, ne riparlerò (oppure googlate "sentient martinis" e capirete). Comunque, una volta avevo visto un nero (non posso più dire brutte parole da quando ho perso dei soldi a briscola con la delegazione di Ovada delle Pantere Nere), diciamo un afroamericano, al concerto dei Turbonegro (giuro), con una bottiglia di Martini intera in mano, a bere così, tranquillo, dalla terza quarta fila. Che eroe.

No comunque ricomincio per la sesta volta. C'è il bar, dicevo, e seduto allo sgabello, quindi davanti a me, c'è C.G.B Spender. Più noto come "Uomo che fuma", quello di X Files per intenderci. Dò per scontato che tutti conosciate X Files a memoria, e quindi sappiate chi sia quel signore lì. E' lì che fuma (ma va), e mi guarda con quegli occhi azzurri penetranti che ha solo lui; aspira piano, mi guarda, spegne la sigaretta nel posacenere (anch'esso di marmo nero egizio), mi guarda. Si accende un'altra Morris, mi guarda. Io lucido bicchieri come un barista irlandese, ma il bar è egizio, quindi vaffanculo. Ci vorrebbero delle ballerine di lap dance. Improvvisamente parte "Alors on dance", e allora il clima è perfetto. Spender mi guarda.

"Allora, che cazzo c'è?"
"Non era questa la battuta, sig. Spender"
"Lo so che volevi che dicessi "Conosco tua madre da più tempo di te, Fox", ma non mi presto a queste pagliacciate ripetendo l'unica battuta mia che ti ricordi a memoria"
"Non è l'unica"
"Dimmene un'altra"
"Ok, è l'unica"

"Ecco. Quindi già mi fai fare una comparsata in un blog di merda, quindi almeno mi spieghi cosa ci sto a fare qui?"
"Niente volevo inscenare un dialogo e lamentarmi"

"Credevo ti bastasse Critone per quello. O il cialtrone di Holden, o gli altri personaggi che hai inventato" - detta questa spegne la Morris e ne riaccende una terza.

"Sì no, ma volevo qualcuno di nuovo. E poi si figuri la scena sig. Spender, dialogo fra un barista in penombra e l'Uomo che Fuma in penombra con luce soffusa in un bar egizio con marmi egizi e musica house di sottofondo, pensi lei che..."
"E' una cagata"
"Così mi spegne"
"Senti pipi, non posso stare qua, devo apparire nell'immaginario di altre decine di persone. Fammi un favore, dimmi che diavolo vuoi e finiamo. Ti dò tempo due Morris ancora"

Rimango interdetto e mi servo un Cremovo. 

"Ma niente, volevo parlare un po' così, le solite robe, le difficoltà della vita, le cose difficili, quelle cose lì tipo..."


"Hai ricominciato a giocare a Hotline Miami vero?"
"No veramente no, sto giocando a Guacamelee"
"Ti sentivo bestemmiare prima, a ora di pranzo"
"Effettivamente non è un gioco facile, ma non sono queste le cose difficili di cui mi lamento, è più tipo..."
"La tesi?"
"Sì no ma anche, ma anche tipo..."
"Tua mamma?"
"Sì ma mi lasci parlare..."
"Conosco tua mamma da più tempo di te, Fox"

Poso il bicchiere di Cremovo, apro il frighino sotto il bancone e prendo un pacco di arachidi salate coperte di formaggio. O di crosta al formaggio, o non so cos'altro sia. Le metto sul bancone, ne prendo una manciata, mangio, sbrodolo ovunque, poi affondo la faccia nelle arachidi e piango. Principalmente perché ho sentito una delle mie battute preferite da uno dei miei personaggi preferiti, poi realizzo che tutto ciò accade solo nella mia mente, allora mi calmo e mi ricompongo. 

"Comunque non sono Fox"
"Lo so, se no saresti un mezzo erotomane"
"A parte quello..."
"Comunque, cos'è che volevi dire?"
"Non mi ricordo. Che ho molto da fare, che mia mamma è sempre lì che mi ottunde, che.."
"Lo sai che solo i sedicenni si lamentano della propria mamma?"
"Signor Spender, quanti sedicenni hanno una mamma che ritiene elettrificata l'acqua che esce dalla lavatrice? E che conseguentemente, siccome l'acqua circola in tutti i tubi della casa, non vuole che ci si lavi nelle ore immediatamente successive lo scarico della lavatrice nel timore di prendere la scossa?"
"Penso nessuna"
"Faccia lei"
"Capisco"
"Bene. Ed è solo un esempio"
"Capisco"
"Poi pensavo che l'unica soluzione ai problemi è alzare la difficoltà"
"Ti ricordo che la modalità "European Extreme", in Metal Gear Solid 2, non l'hai mai manco voluta cominciare"
"Non mi metta in imbarazzo per favore, questi sono dati sensibili"
"Va bene, va bene"
"Comunque non volevo dire quello. Volevo dire che, essendo un po' stressato, pensavo: l'unica è distrarmi un po', magari facendo qualcos'altro. Cioè paradossalmente, ho da fare, mi rilasso con più cose da fare"
"Non capisco"
"Pensavo di aggiungere MMA al pugilato"
"Ah per sfogarti. Capisco. E io che c'entro, quindi?"

Rifletto per un secondo. E' il momento della riflessione finale.

"Può prestarmi una trentina di euro per l'attrezzatura? Devo dei soldi alle Pantere Nere"