lunedì 27 gennaio 2014

Un leggero momento di disumana serietà.

Dunque.

Iniziamo con un bel disclaimer, che fa tendenza.

DISCLAIMER!

Normalmente, se avete seguito il mio blog fino ad adesso, sapete più meno cosa vi attende; un trecento righe circa di fesserie e delirio - perlopiù paranoide - non perfettamente lineare nè comprensibile, realizzato in uno stile pseudo-flusso-di-coscienza, con la mezza idea di fare mezzo ridere mezzo riflettere, usato come scusa - da me - per dare fastidio al prossimo e raccontare i fatti miei. 

Raccontandoli non per mettermi al centro dell'attenzione (come fa certa gente che ho su Facebook, che VI GIURO è arrivata a mettere stati del tipo "oggi ho mangiato una minestra buonissima"), ma semplicemente perché ritengo che, avendo bisogno di dover dire delle cose a della gente, allora le butto nell'internet, dove non mi conosce nessuno. Come scrivere una lettera e lanciarla in bottiglia via mare.

Però, questa volta, cercherò di essere serio e dire i fatti miei più del solito. Se pensi che questo possa annoiarti (è probabile), ti suggerisco di ignorare questo post e ripassare fra un po'.

FINE DISCLAIMER!

Allora.

E' un periodaccio, si notava? Credo di no, perché sono bravo a dissimulare. In realtà però è un periodaccio. E' un periodaccio per tanti motivi, che si sono accumulati in una singolare combinazione di sfighe; poiché vorrei venirne a capo, e cercare di interrompere questo allineamento stellare, mi prendo due appuntini scritti (qui) e cerco di mettere ordine. 

Allora.

Il problema principale è lo stress; come tutti (io) sanno, misuro il mio livello di stress in base a quanto parlo da solo (ho anche questo difetto, prima o poi andrò da "uno di quei medici che ti fanno sdraiare e parlare", come diceva mia nonna, e glielo dirò). Non mi vergogno di ammettere di farlo. E' un problema e ne sono consapevole. Conosco delle persone - che per questa volta non voglio citare - che mi han detto "Non dirlo in giro, la gente si prende male se te ne esci così". D'accordo. Però lo dico lo stesso. Perché so che è un problema, e vorrei... non saprei come dire, quasi "scusarmi". Mi sento a disagio per questo, non per il parlare da solo in sè, ma per il "nascondo la cosa e faccio finta che non succeda". Allora, tipo alcolisti anonimi, penso che il primo passo sia ammettere all'universo che c'è un problema. E poi eventualmente risolverlo. Amici psicologi che mi leggete, se mi leggete, correggetemi se sto sbagliando.

Dunque, dicevo, il parlare da solo. Ho quest'abitudine da anni. ANNI. Non due, ma molti. Almeno dieci. Più indietro non ricordo, ma penso anche di sì; in genere, più sono stressato, più parlo. Ovviamente quando non mi sente nessuno, in casa; ma, in situazioni di particolare stress, anche per la strada, sforzandomi di sussurrare appena e di muovere appena le labbra, magari la sera quando esco o torno a casa a piedi la notte, sicuro che nessuno mi senta. Se sono molto stressato, appena mi alzo inizio, e parlo mentre preparo la colazione, mentre mi vesto, mentre mi lavo, mentre esco di casa, e così via; e parlo da solo del più e del meno. Tuttavia, la maggior parte delle volte rifletto sugli eventi, e mi dico cose tipo "Sai, ripensandoci, il comportamento di tizio nella situazione x è sgradevole, perché..." eccetera eccetera. A seconda dei problemi. Probabilmente per autodarmi una spiegazione; in genere mi esprimo con un pubblico "plurale", e non singolare. Ora che ci penso ricordo vagamente di me che parlo a un pubblico immaginario sin da piccolissimo, ma non sarei perfettamente sicuro di questo. Non conosco le cause del fenomeno.


Molte volte, comunque, finisco per prepararmi a voce i discorsi che poi farò con gli altri, magari sull'argomento "scottante" del momento. Se, poniamo, ultimamente tutti si lamentano del lavoro, allora monologheggio sul lavoro e poi ho il discorso pronto. Il blog è nato in larga parte per dare sfogo alla cosa, cercando di limitare il parlare da solo per riversarlo qui. 


Vi chiedo sinceramente scusa per questa lunga introduzione. E siamo ancora indietro. Comunque sia, visto che ultimamente il numero di ore di conversazione si è veramente moltiplicato, intuisco vi sia un problema di stress. Questo stress, nella mia opinione, nasce da un periodo di profonda frustrazione. In poche parole, non so cosa fare. Non posso dedicarmi alla tesi perché dipende integralmente, almeno per ora, da altre persone che devono contattarmi (e più in là che continuare a cercare di reperirla non posso fare); non posso "ancora" studiare per gli esami in quanto troppo lontani, ma anche troppo vicini perché possa completamente scordarmene (quindi devo stare in un limbo di studio-non-studio per tenermi attivo ma non troppo). Non posso andare "definitivamente" in vacanza per lo stesso motivo. Insomma, ho impegni e scadenze troppo vaghi per far sì che mi preoccupino, ma anche che me ne possa scordare; motivo per cui mi sento frustrato, navigo a braccio e la cosa mi dà molto fastidio. Vorrei pianificare, lavorare, organizzarmi e pensare a varie cose, al futuro, cose così. E invece devo stare qua.

La cosa in sè è già noiosa, ma si aggrava pensando che, coincidenzialmente, intorno a me trovo un ambiente pure pesante; non tanto (incredibile!) in casa mia, quanto nel gruppo di amici. Sembra quasi che tutti si lamentino di qualcosa, per cui non mi sento nemmeno di andare a piangere da qualcuno, visto che tutti quanti hanno i loro problemi, e onestamente non mi va di caricare il prossimo di palle (anche se lo sto facendo ora). Non è un atteggiamento vittimistico, lo penso per davvero; c'è quello che pensa al suo lavoro, c'è quello che pensa che non ha amici, c'è quello che pensa alla sua tesi, ed io rispetto i problemi e le paure di tutti. Anzi, vorrei poter fare qualcosa. Però ovviamente non mi va di dare fastidio. Quindi aspetto, ma in effetti la situazione credo mi stia sfuggendo di mano; difatti scrivo qua. Già mettendo in ordine i pensieri mi sento meglio.

Per il resto, la situazione non va bene, comunque. Mi dispiace di questo messaggio, sinceramente. Però ehi, mi sento meglio. Altra cosa che vorrei dire è che, però, di alcune cose sono soddisfatto; ho conseguito qualche risultato ultimamente (principalmente ho dimostrato a me stesso che se mi metto di impegno posso riuscire nelle cose - vedasi il pugilato), e vorrei chiudere la questione conseguendone qualcun altro. Per esempio, potrei decidermi a prendere il telefono e sapere che fine ha fatto mio padre. Che è da qualche parte. Non so dove. Non so a fare cosa. E di per sè non me ne frega niente, ma devo sapere. E' come un tassello fuori posto, un brandello di informazione che devo avere; qualcosa che sento mi serve per "la completezza". Come a dire sono io, mia mamma è lei, i miei nonni sono morti, mia zia abita al piano di sotto, i miei cugini al sud, mio padre è...? Appunto vedi, manca un pezzo. 

La questione è ridicola. E giungo qui al terzo ed ultimo problema del periodo; riassumiamo: sono stressato perché sono frustrato (con conseguenze buffe), mi mancano delle cose da risolvere e, terzo guaio, mi sono accorto di avere vissuto buono buono tre-quattro anni contro nemici che non esistono. L'altro giorno ho incrociato un mio compagno delle medie, non so se m'ha riconosciuto. Più altri due ragazzetti, due fratelli che, quando facevo io le medie (tipo terza?) erano in quinta elementare, o al massimo in prima media. Da lì, per pura curiosità, vado a vedere il loro profilo FB, per vedere qualche cavolata tipo "Chissà cosa fa nella vita adesso". E mi rendo conto dell'uovo di Colombo, del fatto che io ho vissuto per ANNI pensando nella mia testa due grosse cazzate: primo, che "il male" che lui (vabbè, non proprio il tizio che ho incrociato o i due fratelli, ma diciamo tutte le persone che mi hanno offeso fra fine medie e liceo; ripensandoci i due ragazzetti sì, storia lunga) mi "ha fatto" è essenzialmente una puttanata. Posso averci sofferto quanto mi pare, ma non ho mai inquadrato la cosa nell'ottica di "ehi, sei alle medie e qualcuno ti ha detto che sei ciccione, è normale, milioni di ragazzi lo subiscono, non è che ti odiano perché sei speciale". Conseguentemente, tutti i miei discorsi - che appunto sono stati solo nella mia testa - del tipo "Guardami ora, stronzo, sono un figo/sono laureato/sono pugile/sono fidanzato/ho tanti amici" (vari "successi" nella vita per contrastare vari "insuccessi") sono quantomeno ridicoli.

Ed inutili. Perché la seconda cazzata di cui mi sono accorto è che, essenzialmente, nessuno mi caga. Se incontrassi questa gente e dicessi loro "Ciao, ti ricordi di me, stronzo? Ora sono un figo cosmico mentre tu sei un fallito totale", farei la figura del coglione. Perché al 99% questa gente direbbe "Ehi ciao, come te la passi, quanti anni che non ti vedo, come sei dimagrito, al liceo eri grassissimo (segue risata simpatica e pacca sulla spalla), andiamoci a bere un dito di vino dai". E io ho covato rancore fino a ieri per che cosa? Per farmi smontare così, come quando Boe (quello dei Simpson) si fa la plastica facciale? 

Mi sento veramente un coglione.

Però, avendo ammesso anche questo, ora mi sento più leggero e meno coglione.

Ci sarebbero ancora tante cose di cui vorrei parlare, ma per ora va bene così. 

Grazie a tutti e scusate per l'intromissione.

Se mi leggete, una volta tanto datemi un feedback, qui, su Facebook, dove vi pare. Per cortesia, dai. Mi riferisco a tanta gente che SO che mi legge ma tace, tipo un noto esperto di riqualificazione di interni che conosco io, che poi mi nicchia. 

Grazie a tutti cari amici, vi voglio sinceramente bene.


giovedì 9 gennaio 2014

Zapping con Lana del Rey.

"C'è qualcosa che non quadra", come mi dice sempre l'universo ogni mattina che mi sveglio. Che ogni mattina è lì alla porta con una sorpresa nuova, ha sempre qualcosa che non gli va bene, poi arrivo io con la valigetta da Mr. Wolf e risolvo i problemi dell'universo.

Che ci vuole.

Basta ragionare, come diceva la dea Minerva e come diceva anche Ayn Rand, che ne è la chiara reincarnazione. 


"C'è qualcosa che non quadra", come mi dico da solo nell'istante in cui realizzo che, anzichè indugiare più volte sulla scena in Tropico in cui Lana si sfila il minuscolo reggiseno di rose e foglie sto qui a scrivere (o anzichè indugiare sulla scena dove qualcuno le infila la faccia nelle mutande mentre lei fa lapdance). Poi realizzo che a me Lana del Rey non è mai particolarmente piaciuta come donna ma come musica; poi realizzo che anche questo è leggermente strano. Poi realizzo che me ne frego.


Che ci vuole.

Basta ragionare. E i problemi li risolvi.

Più meno.

Non è illimitata fiducia nel futuro, è illimitata fiducia in "qualcosa mi invento", come dicono a Napoli. Arte di arrangiarsi, la chiamano. Ed intanto faccio zapping fra le finestre di Google Chrome. Lana che si dà lo smalto ai piedi in un'altra scena di Tropico - Blogger - Facebook - Lana che balla vestita da zombie - Blogger - Facebook. Le magie del tasto tab, eh.

Che ci vuole.

Basta ragionare ed impari ad usarlo, il tasto tab.

C'è gente che il tasto tab non lo sa usare. E nemmeno internet. E nemmeno certi noti social network per cui lavoro. Così capisci che la gente è irrispettosa, sgarbata, pronta solo a cercare di minacciarti, di fare la voce grossa, di bragiarti in faccia "lei non sa chi sono io" (Sì che lo so... un coglione che ha speso dei soldi su un social network per cercare di rimorchiare minorenni, mantenute fuoricorso o pseudomilf all'amatriciana che vorrebbero essere Lisa Ann ma non saranno mai Lisa Ann, principalmente perché non sarete mai la parodia porno di Sarah Palin, che è già a sua volta la parodia porno di sè stessa, ed inoltre Lisa Ann sembra la versione pimpata della madre della mia ex, motivo per cui vedere qualsiasi foto anche vagamente hard della Ann mi causa dei disturbi fortissimi e mi fermo qui perché mi si secca la gola), di fare cose così. Come la vita, più meno. Ma come mandiamo educatamente al diavolo, con fermezza, i clienti sgarbati, più meno facciamo uguale con la vita.

Che vi vuole.

Basta ragionare e impari a mandare al creatore anche la vita.

Aspetta era un paio di chiappe quello? Lo zapping con il film di Lana comincia a danneggiarmi, premo tab al momento sbagliato - o giusto? - e mi appaiono culi e scene con Lana vestita di una sola mutanda e copricapezzoli a stellina. Di buon gusto tutto sommato. Come l'aragosta fritta nel burro. Da mangiare nudi alla finestra, come sognava ardentemente un professore di greco che conoscevo io. Cioè in realtà non l'aveva mai esplicitato, ma sapendo quanto amasse l'aragosta, quanto fosse zozzo e tutto, probabilmente il suo sogno nel cassetto era tutto questo. Ma non è bello sparlare della gente, qualcuno potrebbe ritorcerti contro quanto hai detto. E poi magari ci rimani male, diventi rancoroso e apri un ciclo di cane-che-si-morde-la-coda offendendo qualcuno, offendendoti per la risposta e via così. Meglio lasciar correre.

Che ci vuole.

Basta ragionare e capisci che a volte trascendere non serve.

Ma chi cazzo è quel cesso che c'è in tutto il film, voglio sapere? Cos'è, un modello albino? Un uomo semplicemente molto brutto? Maddai veramente, chi è? L'hanno messo per fare risaltare Lana? Seriamente. Ci sono cose che mettono in risalto altre. Tipo un bel mobilio in una casa di merda, fa notare lo squallore dell'appartamento. Tipo uno scopino del bagno in argento massiccio, fa notare quanto sei burino. Tipo fare distinzioni fra "parenti di serie a" e "parenti di serie b" a livelli atomici (tipo "ti ho regalato un'auto" alla serie a e "a te invece un balocco cinese" alla serie b), e poi lamentarsi dei feedback negativi. Ma vabbè. Comunque sia volevo solo ricordare all'utenza che il 2013 è finito, io me ne sono accorto solo adesso perché sono imparentato con uno Slowpoke e non è che sia sempre del tutto lucido, devo concentrarmi per ricordare le cose.

Che ci vuole.

Basta ragionare e capisci che alla sesta volta che scrivi questa frase è ora di finirla.

Ed infatti niente, è finito l'anno. Duemilatredici, anno discreto, anno "dei successi per il gemelli" come dice Paolo Fox. Che poi boh, successi. La vita è sempre uguale, ho studiato di più e ho fatto più esami; forse il grande successo è stato troncare definitivamente i rapporti col resto della famiglia - la piccola, ultima porzione che tenevo in conto solo perché dovevo - che non voglio più. Quello, e l'avvio del pugilato, cosa che mi ha dimostrato che se voglio le cose posso farle, anche io che sono un ciccionazzo con la forza di volontà di un pacchetto di Oreo.


Che ci vuole.


PS: ora che ci penso ho anche visto gli Antwoord quest'anno, ma Ninja non ha ballato sul palco agitando il pene, e perciò sono triste.