sabato 19 ottobre 2013

Lansoprazolo e Davidoff.

E' sabato sera, sono le ventuno circa e io devo avere qualcosa come venticinque, trenta minuti per scrivere qua, prima di uscire di casa; volevo farlo prima (scrivere, non uscire), l'idea m'era venuta sotto la doccia, ma poi ho iniziato a perdere tempo come al solito, quindi ciao amici, non è servito a nulla. Sono le ventuno, io ho qui un pacchettino di omosessualissime sigarette Davidoff e sfumicchio tenendole fra il medio e il pollice, come l'Uomo che Fuma di X-Files. Non che io abbia qualcosa da dire sugli omosessuali, nè son convinto che le Davidoff siano sigarette da stereotipo gay, ma mi han detto così, e quindi che dovrò fare, mi conformerò.

Fumo su un mal di stomaco atroce, anzi, su un acidità di stomaco clamorosa; ho mangiato troppo in questi giorni, avevo un amico in visita a casa che vien da fuori Genova, e quindi non vogliamo portarlo nemmeno a mangiare due pansoti, due trofie, qualcosa? Il problema è che io non mangio pasta da tempo immemore, poi mi lascio andare per la festa, allora sbraco e ciao amici, questi sono i risultati. Però lui è stato contento, quindi va tutto bene così, ci imbottiamo di Maalox e lasciamo stare il bruciore di stomaco; che poi non ho nemmeno del Maalox in casa, così ripiego sul Lansoprazolo e la smetto qui solo perché se no ho paura che le case farmaceutiche mi vogliano troppo bene per la pubblicità occulta.

E mentre fumo le Davidoff, arriva Holden che me ne chiede una, capo hai da fumare, dai, una sola, e gli mollo una sigaretta così si leva dalle scatole, ho fretta, ascolto i mixtapes dei Mumbai Science e mi accellero mentre scrivo a questo modo. Poi penso che Holden non esiste, che è solo un frutto della mia mente - quale in effetti è - e penso che io a quell'età non fumavo. A quell'età, alla sua età, non uscivo, non bevevo, non facevo un cazzo; ho cominciato a fare tutto quand'ero già più grande, forse per questo ho sempre fatto tutto con controllo, o con un ragionevole controllo, senza conoscere l'eccesso del vomito a terra post serata etilica, o cose del genere. Poi uno si diverte anche senza farsi canne eccetera eccetera ed altri pensierini così, dai ci siam capiti, dico sempre le stesse cose.

Allora mollo lì tutto, e riguardo la cartella di Dropbox, e penso che ho appena cancellato un romanzo che ho scritto io, perché sono stronzo e non avevo detto niente a nessuno; parlava di un gruppo di amici che crescono insieme in un ambiente futuribile, in un futuro lontanissimo, nello spazio, e la loro storia di amicizia e crescita comune era posta sullo sfondo di cose che loro non capivano nè seguivano, in quanto troppo lontane, tipo guerra con gli alieni e similia, e poi alla fine il protagonista, diventato vecchio e noioso, dopo aver perso tutti i suoi amici e la sua umanità dietro a mille cose, si pentiva e si chiedeva dove avesse sbagliato. Poi mi sono reso conto che un romanzo così esiste già, e si chiama Starship Troopers, e allora ho deciso di buttare tutto perché io non copio niente da nessuno. Però magari fra qualche tempo lo riscrivo dall'inizio, l'ho già fatto spesso, magari lo rifaccio.

Errori a caso ne faccio, tipo stare qui a dire i fatti miei mentre potrei essere, che so, su una spiaggia a Lipari, magari in compagnia di una ragazza - se non fosse che ho già una Significante Altra con cui, permettetemi, sto benissimo. Poi penso che però qualcosa in questo idillio di sigarette, di libri di fantascienza, di studi di lingua araba, di techno belga di sottofondo mentre il Lansoprazolo fa effetto ed io, in camicia rosa lucida, brillo come un poliziotto di Miami Vice, mi accorgo che qualcosa non va. Il Tao bussa alla mia porta e mi ricorda che - se voglio seguire la sua filosofia, si intende - devo assecondare la natura e il Dao, devo vivere com'è giusto che viva, altrimenti me ne accorgerò. E infatti me ne sono accorto, qualcosa non quadra, c'è una stortura negli ultimi due tre giorni, è successo qualcosa che non doveva capitare e che mi sta dando dei pensieri, devo meditare per capire cosa; l'ho già fatto, ma devo meditare di più. 

Non è colpevolizzarsi, non è cercare in sè la colpa di qualcosa che non va, è rivedere, esaminare, capire serenamente il punto sbagliato e non rifarlo, senza considerarsi un errore, solo considerando la cosa fuori posto; se metti gli ombrelli nel frigo non è che commetti errori, li metti solo fuori posto, basta rimetterli nel portaombrelli e ricordarsi, la prossima volta, che van lì.

La domanda essenziale però è: dov'è il problema? Lo ignoro, ma intanto ci medito su. Magari alla fine levito. Questo solo per dire che il pensiero taoista mi sta prendendo veramente bene. Sono sereno per ciò.

venerdì 11 ottobre 2013

Nicki Minaj ha il culone, ma a noi piace per questo - musicalmente fa pena.

Comunque, dite quello che vi pare, ma rileggere i vecchi giornali fa sempre bene. Difatti qua, fra un girello di lezioni di arabo e una serie di addominali ed esercizi fisici che - per un ciccione come me - sono da Tana delle Tigri, di tanto in tanto ci scappa pure qualche minuto per rileggere dei vecchi numeri di Lupo Alberto.

Ora, non tutti sanno che in questo magico giornale, vanto del fumetto italiano, oltre a buffe storie a fumetti e rubriche varie, c'è, da sempre, una doppia pagina della posta: una di posta "regolare" ed una di posta "psicologica", gestita da una figura di psicologo misteriosa (nel senso che non si capiva se fosse uomo o donna). Poi dopo un po' realizzavi che le due poste erano gestite dalla stessa persona, e l'unico discrimine fra le due era dato dal fatto che era l'utente a scegliere dove farsi pubblicare; cioè decideva se il suo problema fosse una cosa qualsiasi o una cosa da psicologo.

Per più volte, quella rubrichina di psicologia spicciola ha costituito per me un piacevole supporto; anni fa, andai da una psicologa, la quale - ma forse l'avevo già scritto - mi aveva fatto un profilo psicologico semplice e piuttosto calzante, dal quale emergevano punti non proprio limpidi su mia mamma. La quale, anzichè accettare serenamente di aver potuto commettere alcuni errori educativi, stabilì alla spicciolata che "la psicologa non capiva un cazzo" perché "nessuno mi conosceva quanto lei", e quindi che non era più necessario andarci. Sicché, quando l'adolescenza bussò alle porte del mio cervello, portando quel carico di fastidi e noie che la contraddistinguono, non sapevo a chi appoggiarmi per risolvere quella tipica serie di problemi che sembrano sempre più grandi di te. Così, in diverse occasioni scrissi a questa psicologa; gentilissima e sempre buona, pubblicò sempre le mie letterine (che io feci uscire con pseudonimi lontanissimi da quelli che uso di solito, peraltro sempre con e-mail diverse per evitare di essere eventualmente riconoscibile). Ogni volta mi stroncò clamorosamente, mettendomi davanti alla dura realtà del "renditi conto che i tuoi megaproblemi sono in realtà microproblemi da adolescente, rifletti". Anche per questo, vergognandomi sempre tantissimo di essere stato così scemo, smisi di scriverle e iniziai a riflettere seriamente sul suo punto di vista "adulto", in ultima analisi dandole ragione.

Comunque sia, di tanto in tanto rileggo qualche vecchio numero di L.A., e rileggo ovviamente le lettere, mie e degli altri; e anche io in effetti vedo questi problemi di ragazzini (che oggi non solo non lo sono più, ma se va bene son ben più grandi di me... gente che si firmava "Disperata 85" o simili, capiamoci), ingigantiti dall'età, e penso le stesse cose di quella psicologa. Sarò diventato più maturo io, o più malevolente, non ha importanza. Sicuramente sono una persona peggiore (sono almeno 20 minuti che ascolto Nicki Minaj mentre scrivo; la quale, ricordiamo, mi piace quasi solo esclusivamente come donna, visto che il numero di sue canzoni che ritengo tollerabili è pari a due), dai. Scherzi a parte, riflettevo proprio sul fatto che, probabilmente, oltre a me, anche gli altri si rileggeranno, si rivedranno, e si diranno "Ehi, ma ero proprio scemo all'epoca". Anche perché quali altri commenti puoi farti? E' chiaro che se scrivi una lettera a uno psicologo in toni da lacrime, scrivendo "mia mamma non mi fa uscire la sera con le amiche, mi sta uccidendo giorno dopo giorno con la sua severità, mi vuole solo studiosa ma io sono una ribelle, ho sedici anni - firmato Anarkia88", prima o poi realizzi - si spera - che studiare più o meno è per il tuo bene, e che forse non è che tu propriamente sia una ribelle o una Ernesto Guevara con le tette, forse hai solo sedici anni come tutti quanti. Certo, se poi a ventisei anni continui a lamentartene e vivi in condizioni di disagio e totale dipendenza dai casoncelli di mammà, allora c'è un problema.

Ma in linea di massima, anche Anarkia88 si rileggerà, ora che probabilmente avrà finito l'università o simili, e si dirà "Minchia che scema che ero". Spero.

Tutto questo per dire che ho trovato dei fondamentalisti cristiani da studiare qui a Genova, e che quindi la mia tesi prende piede. Che bella la vita.

Viva le sorelle Bronte, soprattutto Emily, che scrive meglio.