domenica 11 agosto 2013

Tre giorni lì a dormire, col cane in braccio.

Arriva un momento, nella vita di un uomo, in cui è ora di smettere di pulire il tavolo dai moscerini morti, folgorati dalla lampada, soffiandoci sopra, e piuttosto di iniziare a pulire con una spugna. Tipo adesso, per esempio, potrei farlo. D'estate è sempre così, poi mi trovo il tavolo che è uno schifo, e ogni tot giorni devo pulire, cosa che ovviamente mi attrae quanto la sagra dello scendiletto.

Ma ci sono tante cose che dovrei fare, e puntualmente, come al solito e come ho detto manco quelle seimila volte, non ho mai voglia di fare, son cose che succedono; curiosamente, noto che quando ho parecchie cose da fare, da studiare o simili, mi viene più voglia di produrre musica, di scrivere (anche qui), di leggere libri, di fare cose. Se sono in vacanza, invece, impigrisco; sono stato gli ultimi due giorni al mare, a casa di amici, e li ho passati prevalentemente dormendo in spiaggia, dormendo in camera, dormendo in tinello. La differenza fra le tre era data dal fatto che, in tinello, dormivo con la massiccia presenza di un bulldog inglese di alcuni amici addosso. Bava inclusa.

Ecco, così più meno. Così capisci che arte e letteratura diventano forme di evasione artistica, dalla routine di studio e lavoro; per intenderci, so che non dovrei farlo, perciò mi attira di più. Come il sesso coi rinoceronti, che piace tanto a Peter Griffin (non a me, sinceramente). La cosa buffa, però, che notavo, è che alla fine sono più soddisfatto della routine che non del contrario; più precisamente, mi piace svegliarmi "presto", mi piace dedicarmi allo studio o al lavoro, mi piace tenermi impegnato, mi piace staccare a pranzo e riprendere nel pomeriggio, bombarmi con litri di caffè, tirare fino a sera e andare a dormire stanco, ma soddisfatto del dovere compiuto. Che poi, all'uso, è la soddisfazione di aver compiuto il proprio lavoro, di andare a dormire senza preoccupazioni, senza pensieri. Non sembra, ma dormo meglio così; quando so di aver finito è meglio di quando so di non aver nulla da fare. 


Specie perché, come già i Daft Punk ci insegnarono in un buffo singolo animato da Matsumoto, il nostro lavoro non finisce mai. E così capita che anche durante le ferie, anzi, soprattutto durante le ferie, tutte le cose che devo finire diventano un dovere, e non più un piacere; la sera vado a dormire dicendomi "Oh, domani mi metto lì e finisco quel pezzo, quel testo, quella cosa", ma non c'è soddisfazione in questo, c'è il "dovere" di svagarsi. E allora che svago è? Meglio svagarsi quando si è pieni di lavoro, si gusta di più. Il rovesciamento prospettico (ciao Daodejing) è sempre piacevole; come l'altro giorno, quando ho stravolto (almeno credo) la prospettiva di un amico buddista, svelandogli alcuni segreti del Tao e lasciandolo - almeno per qualche minuto - a bocca aperta.


Comunque, nel frattempo, ho ripreso a leggere qualche libro e a studiare; e devo dire che, studiando, sento che forse ho trovato veramente il posto mio. Ci sto pensando, devo mettere bene a fuoco la cosa e ragionarci su, ma mi sembra plausibile. Nello studio costante e nell'impegno, così come nella ripetizione autistica di brani di Lana del Rey (non c'entra niente, ma è quello che sto facendo ora), forse inizio a snebbiarmi la mente sulle preoccupazioni prossime e venture, cosa che fa sempre piacere. Ed intanto filosofeggio, unisco prospettive randiane e taoiste, rifletto sul misticismo ebraico femminile e trovo sempre più punti in comune fra me e il resto dell'universo, altra cosa che mi dà soddisfazione, perché comprendo sempre più e sempre meglio di non essere un'isola, ma una parte di un tutto, o perlomeno comprendo che qualcuno che l'ha pensata come me è esistito, quindi insomma, non sono del tutto fuori squadra.

In tutto questo, mentre io stesso sento di stare effettivamente formandomi ed affinandomi, plasmando la forma in modo che risponda a quello che forse potrebbe essere il posto giusto entro cui collocarla, sfino anche il mondo intorno a me, eliminando ciò che non mi occorre e facendo, essenzialmente, pulizia nella vita. La vita è come i contatti su Facebook, elimini quelli che non ti servono; ed in ciò operi una scelta, una vera scelta di libertà: quella di decidere veramente chi, o cosa, ti interessa. Senza condizionamento, senza palle, senza "ma lo frequento perché è amico di amici". Ed è giusto così, e tutto va bene. C'è meno rabbia, c'è meno odio, c'è più aria.

Ah già, per la rubrichina "amici da citare" citiamo la piccola Alessia da Alassio (giuro che non è una gag), che vince un bel cignetto di plexiglass in quanto ha risposto entro le prime dieci telefonate; se avesse risposto entro le prime due, avrebbe vinto invece una statua della Clerici mentre si fa leccare i piedi da una capra (episodio realmente avvenuto, cercatelo su Youtube).