lunedì 24 giugno 2013

Cedrata e caffè. Non necessariamente in quest'ordine.

Come diceva il dio Giano bifronte, noto dio delle entrate, delle uscite e dei passaggi, "in dispensa non avevo del caffè, ma solo cedrata, va bene lo stesso?". E questo spiega, non bevendo caffè (nessuna delle due facce), ma solo ottima cedrata, come mai fosse sempre tranquillo. Ed anche io, in questo momento, ho in dispensa diverse bottiglie di cedrata, non solo perché mi piace la cedrata gelata (ciao congestione), ma anche perché è in offerta al supermercato.

Comunque questa cosa di Giano è vera. Perlomeno su Topolino, nella storia "Zio Paperone e la furia degli elementi" (mi pare titolasse così), diceva esattamente questa battuta. Che m'è appunto venuta in mente questo pomeriggio mentre compravo la cedrata; e quindi volevo aprire questo messaggio pensando a questa cosa. Un pensiero a tutti gli dei grecoromani a due facce che bevono cedrata. 

A parte la cedrata, comunque, volevo sottolineare che ultimamente sono ragionevolmente di buon umore, un po' per gli esami, la situazione, e tutto; cioè, la situazione a casa è sempre impegnativa e tutto il resto, è sempre pesante restare in casa e l'idea e la volontà di potenza di andarsene è sempre potente. Poi recentemente ho visto anche delle foto di gente che conosco che sta prendendo casa (altra gente con un lavoro serio di giorno, mica come me), e mi rattristo ancora di più; ma ogni piccolo passetto universitario è spinto in quella direzione, per cui ogni piccolo passo per l'uomo diventa un grande passo verso i sogni di gloria, i quali hanno la forma di un minuscolo appartamento di 50mq, ma almeno hanno una forma.

Questo molta gente non riesce a capirlo. Questo passaggio è fondamentale. Poiché ogni cosa passa, poiché ogni cosa è destinata ad entrare nella tua vita e prima o poi ad uscirne, allora è necessario avere qualcosa che cerchi di rimanere a lungo; per questo sono legato alle piccole tradizioni, alle scemenze, ai piccoli rituali. Come chi mi conosce sa (specie, suo malgrado, la mia significante altra), ho tantissime piccole consuetudini, manie, sciocchezze; telefonate, riti propiziatori, cose che devo fare. L'altro giorno, una mia compagna di corso mi scherzava per la collana che porto; è una medaglietta a forma di sole rotto (si intende che l'altra metà, a forma di luna, è in mani sicure). Certamente quel ninnolo trasuda minore età da ogni molecola del suo argento da poco, e difatti è più o meno da quando ho sedici anni che ce l'ho (prima ne avevo un'altra, a onor del vero, che ho perso e sostituito). 

Ma quella medaglietta rappresenta una continuità, nelle cose. Io magari cambio, cambio faccia, naso, orecchie, abbigliamento, stile, casa, famiglia, ma quella medaglietta è sempre lì; ho cambiato molti "gioielli" negli anni, cambiando collane, bracciali, dicendomi "questo non lo cambierò mai" e finendo inevitabilmente per cambiarlo. Ma le cose finiscono; avevo una fascia di cuoio a cui ero legato più che a mia zia, devo averla tenuta ininterrottamente (letteralmente: non l'ho MAI levata) per circa 5 anni, fino a che, disintegrata dall'usura, iniziò a farmi irritazione al polso e fui costretto a dismetterla. Ma nonostante tutto, continuità nell'innovazione, l'ho conservata, ed è ancora lì, sul mio comodino. Anzi, è cambiato il mio comodino, com'è cambiata la mia casa, ma è ancora al suo "posto ideale", cioè "sul comodino". 

Diceva Luigi Tenco: andare via lontano a cercare un altro mondo, dire addio al cortile, andarsene sognando. La metafora del cortile, qualcosa di piccolo e limitato in un universo mondo in inflazione (questa l'ho detta solo per far vedere che nonostante tutto le mie lacune in astrofisica non sono così gravi), è particolarmente azzeccata. Ma d'altronde, andarsene sognando richiede una cosa fondamentale: un fagotto in spalla, con le tue cose, con quello con cui vuoi partire, con quello da cui vuoi partire. Il luogo a partire dal quale si parte, per così dire.

Il luogo della tua memoria, costituito da miliardi di piccoli rituali, che la gente intorno a te non capisce, ma tu sì; nessuno capisce perché scleri quando alcune cose non tornano, e non sa che scleri perché per ogni piccola scemenza non rispettata un pezzetto delle tue certezze si infrange. E come fai a partire sereno, allora? Ecco quindi - e chiudo il giro mentale degno del miglior loop di pensiero Evoliano - a cosa serve l'antro di 50mq di cui sopra: a dare un luogo fisico al luogo della tua memoria, ad essere veramente quel posto dove hai racchiuso tutto, e da quale puoi partire sapendo che puoi tornarvi. Non solo per poter mettere Darude a tutto volume battendotene l'anima dei passanti, ma anche per riempirlo di infinite scemenze che, ai tuoi occhi, aprono infinite sfaccettature. E ognuna di queste è un'ancora potentissima contro tutto il resto, che inevitabilmente passerà. Ma quello no.

Con buona pace del Daodejing, che peraltro è fra i testi più belli che io abbia mai letto.

mercoledì 19 giugno 2013

No aspetti.

Comunque sia, volevo alzare un momento la mano ed esprimere un complessivo disappunto. Con quella classica scena in cui c'è una platea, uno che parla alla platea, il silenzio, ed all'improvviso qualcuno alza la mano, lo interpellano, si alza, e questo dice "No", poi torna a sedersi nel buio.

Una cosa così.

Questo solo per dire che in realtà non ho come al solito niente da dire, ho la testa piena di riflessioni e ricordi spezzettati, cosine che volevo dire a qualcuno misto a mezze idee da finire di smaltire, da mettere assieme per dar loro una forma ragionevole e sensata, per cercare di trarre un post che, una volta tanto, sia interessante. Ma non riesco ad inquadrarle tutte insieme, non vedo la relazione che potrebbe tenerle assieme, e d'altronde non mi va di fare il solito post in cui mi lamento e/o dico che va tutto bene perché sto studiando e a Padova fa caldo, quindi un post del genere richiede almeno almeno un po' di preparazione.

Però l'impulso a dovervela raccontare mi rimane; mi ricordo che una mia insegnante delle medie - che peraltro era una suora, ed era una delle pochissime insegnanti che avesse mai capito che persona fossi in realtà, non un tordo ma un semplice pigro - una volta mi disse che commentavo e parlavo così tanto che, anche da morto, dalla bara, avrei bussato, mi sarei fatto aprire il coperchio, avrei alzato la mano e avrei detto "Scusi, volevo dire ancora una cosa". Come il tenente Colombo. E come peraltro ho detto che avrei fatto qualche riga fa.

Ma niente, non mi parte l'ispirazione; sono poco ispirato, sono accaldato, annoiato e anche, fondamentalmente, stressato. C'è la routine che di per sè non mi pesa, ma mi pesa sapere che esiste. Posso ripetere la stessa giornata - cosa che sta succedendo - per un bel pezzo, alzarmi, studiare, pranzare, studiare, uscire, rientrare, giocare a Mass Effect, dormire, ma quello che mi pesa non è la routine, è sapere che questa routine si infrangerà solo fra parecchio tempo. Ed intanto mi fisso obiettivi troppo lontani da poter anche essere capiti, mi ci sfrango dietro, rosico e rimango con le pive nel sacco. Mi metto a sognare orizzonti in cui in qualche modo lavoro e chiudo la mia vita di studente mantenuto, in cui inizio la magica indipendenza, e poi atterro nell'areoporto grigio della realtà (cit.), rendendomi conto che è tutto al di là da venire. 

Poi penso che forse è meglio così, che posso gustarmi questo periodo in cui ho ancora quasi tutto, prima di lanciarmi nelle difficoltà serie, ma questa fase di ripiego dura un paio di secondi, e mi passa subito; ripeto ancora che l'attrazione per il futuro è troppo forte, molte volte più forte di qualsiasi ostacolo che mi si ponga davanti. E' il frutto proibito di anni di divieti e condizionamenti vari, che non si connotano solo, come già dissi, come i canonici divieti del genitore severo, o il condizionamento della buona mamma che ti suggerisce di non frequentare le cattive compagnie (la stessa cosa che la mamma dei fratelli Cavalera disse ai figli al riguardo di Wagner Lamounier, detto "Antichrist"; peccato che poi lui sia diventato professore universitario. La storia è vera, documentatevi); bensì si connotano come delle cose continue, ripetitive, gabbie d'oro. E tutte le gabbie van strette, dopo un po', figurarsi per me, che ogni giorno le vedo stringersi un pochino.

lunedì 10 giugno 2013

L'altra sera a Top Gear c'erano di sottofondo i Fuck Buttons.

C'era una bella frasina detta dal dottor Mordin Solus con cui volevo aprire questo post, ma non me la ricordo più, e siccome Solus non è Fabio Volo, bensì è decisamente meglio, non posso sparare una frase a casaccio e sostituirla. Quindi devo lasciar perdere l'incipit carino.

A parte questo tutto bene, dai. Ho la sensazione di essere più povero in canna che mai, chissà perché; forse perché ho controllato il mio conto corrente l'altro giorno, scoprendo di avere la meravigliosa cifra di 86 euro. O erano 36? In ogni caso erano una miseria. E la cosa non mi fa piacere, per capirci; comunque, almeno mi devo preoccupar poco: fra pochissimo la stagione a Padova sarà finita, e me ne tornerò a casetta mia, col bastone in spalla e il fagotto, per un periodo indefinito. Non so se rientrerò, se tutto va bene a settembre avrò pochi esami, tutti fuori Padova, e lasciando perdere l'idea di seguirli (long story short: facendo un interateneo Padova/Venezia, quei pochi esami sarebbero tutti a Venezia, donde il dubbio; seguirli e spendere milioni in treno? Prendere casa lì? Tutte scelte costose che mi spingerebbero ad essere non frequentante, ma a quel punto val la pena stare a casa), non so bene cosa fare. Non amo le situazioni in cui non sai cosa fare perché hai pochi dati. Che noia.

Posto questo, ancora una volta mi escono infinite scelte per il domani, per il dopodomani e per il postdomani (come diceva mia nonna); sembra quasi che il caso, la sorte o chi per essa lo faccia apposta: sei lì bello tranquillo che ti sei fatto il tuo piano per i prossimi mesi, sei bello rilassato e contento, ed ecco che zac, arriva un imprevisto, peggio che nel Monopoli. Che poi nel Monopoli almeno le case costano poco, son ancora in lire, figurati. E quindi o ti riveli adattabilissimo, pronto a cambiare i piani da un momento all'altro, oppure non fai nessun piano e aspetti; ma onestamente, in questo caso, mi sembrerebbe di essere in balia delle onde, e sinceramente avrei troppa paura - proseguendo l'allegra metafora marinara - di schiantarmi improvvisamente. 

Piuttosto preferisco pensarmi sempre qualcosa, cercare di adattarmi, darmi qualche punto abbastanza sicuro e poi vedere il dafarsi; detto questo, ancora una volta si sono prospettate possibilità per il futuro, che aprono rose di altre possibilità, che aprono altre rose ancora, e così via, così discorrendo. La solita noia. Le solite cose. Le solite incertezze, che non sono propriamente incertezze, sono cose troppo varie. L'unica è cercare di trarre qualcosa di utile da tutto, come quando mangi un piatto di cozze; non sai quante ne avrai nel piatto, non sai quanto avrai voglia di mangiarle, ma intanto te le mangi una per una. 

Questa metafora faceva veramente schifo, ma d'altronde ho appena mangiato un Kinder Bueno scaduto il 20 maggio, voglio vedere se sopravvivo o se sviluppo dei superpoteri.

Ed anche questo è vero.

Come il fatto che la metafora è orrenda.

Max Muller mi odierebbe, penso. Ma anche i Fratelli Grimm, che non lo sa nessuno ma erano dei linguisti e dei filologi della madonna, prima di fare i favolisti per il cash. Sento che quello sarà il mio destino: fare l'uomo di cultura e poi riciclarmi facendo qualcosa di stupido per le masse. Già uno dei miei coinquilini mi ha chiesto di tradurgli delle frasi da Bacio Perugina per una sua app di frasi da Bacio Perugina che ha messo in giro. E' segno, chiaramente.

Che poi niente, me ne voglio andare via; l'altro giorno ero a casa di un'amica, che ora vive col fidanzato, e pensavo che anche io voglio andare via di casa, più fortissimamente che mai, perché sono veramente stufo di vivere a casa mia, dove ormai le ragioni di farlo si contano sulle punte delle dita di Alex Zanardi.

Scusa Alex.

Diciamo così. Ed intanto passo la serata ascoltando techno hardcore, così, perché quel beat ipnotico e continuo ti fa prendere non dico bene, ma almeno ti ipnotizza quel tanto che basta da permetterti di scrivere a fuoco una marea di cazzate, da cui un team di egittologi, ufologi ed esperti vari dovrà raccogliere del significato per esporlo al pubblico; significato, quale significato? Che vengo veggiu, come dicono i liguri, e penso che seriamente, voglio finirla qua. In tutta franchezza, mi sono scocciato dell'università, della vita domestica, della vita da studente, ho veramente voglia di fare qualcos'altro, di chiuderla qua in fretta e darmi da fare, e soprattutto andarmene. Voglio uno schifo di casetta mia, un buco di pochi metri quadri degno del miglior Renato Pozzetto in "Il ragazzo di campagna", qualcosa dove mettere la targhetta "Specchio per soli geni" sopra lo specchio del bagno (come faceva Sfrizzo, lo zio furbo di Pippo), qualcosa dove incorniciare la maglietta dei Coroner e mettervi la targhetta "Rompere il vetro in caso di poser", qualcosa dove farmi un po' di sana - faticosissima, sudata, ma soprattutto mia vita.

E buona camicia a tutti, specie a Maurizio Costanzo e a Giangiorgio Pasqualotto.

Post scriptum: Giorgio Moroder è un figo. Ma lo era anche prima che i Daft Punk lo tirassero fuori dall'underground dei veri esperti per darlo in pasto ai ragazzini.

Post post scriptum: la frase nel titolo riflette un'assoluta realtà.