lunedì 25 marzo 2013

E che gesucrist, è già Pasqua e io non posso rompere le uova con la fronte.

Comunque oggi il tempo è veramente pessimo; piove da tutta la mattina, poi ha attaccato pure a nevicare, poi a buferare fortissimo, poi a nevicare piano con quella neve fine fine che non si posa, quella bella nevina che ti piace tanto guardare quando sei a casa tua con in mano un caffè bollente e la zana dondola pian piano (cit.), non certo quando devi uscire fuori bardato come uno jotunn per cercare di sopravvivere e arrivare a lezione.

E in tutto questo è quasi Pasqua, ci rendiamo conto, che tempo, non ci sono più le mezze stagioni, il mondo è in mano agli immigrati che ci rubano il lavoro, i giovani d'oggi non hanno rispetto per i genitori, la vera musica è il rock e la musica suonata, gli zingari rubano ed altri luoghi comuni vari ed eventuali; e mi ricordo di quando, da piccolo, chiesi ai miei cosa volesse dire "luogo comune", e mio padre - un vero genio - mi rispose che i giardinetti sotto casa erano un luogo comune, perché ci andavano tutti. Poi mia madre mi spiegò correttamente, e in un certo senso ci rimasi male, perché la prima spiegazione mi piaceva di più.

Comunque, luogo comune o no, ciò non toglie che sia effettivamente quasi Pasqua; e se la situazione familiare, a Natale, era bruttarella (vedasi post vecchi), ora la situazione sembra ancor più infausta. Negli ultimi mesi è cambiato qualcosa, si potrebbe dire; le mie preoccupazioni per la nonna hanno preso la piega peggiore - ve la lascio intuire - e adesso siamo ancor meno di prima a poter festeggiare in famiglia. La mia personale ossessione per la famiglia, per il nido familiare, per lo stringersi assieme (oggi mi sento più pascoliano del solito) mi rode già da qualche tempo; so già che la mia Pasqua, quest'anno, consisterà nel visitare cimiteri e trovarmi in mezzo a persone che non voglio vedere. A questo punto viene una domanda, me la fa quel tizio alto in terza fila che mi ascolta mentre deliro; la domanda è: "Ma se hai menato le palle a tutti perché vuoi la famiglia unita e puccipù, perché nell'istante in cui si prospetta l'eventualità di stare realmente tutti assieme - cioè non solo tu, tua madre e tua zia, ma anche altri zii e altri parenti - tu ti incazzi?"

E la risposta è: perché, essenzialmente, vorrei stare a casa mia; il nucleo familiare "esteso" è sempre bello, ma ha senso se le persone che frequenterò fossero definibili come "vicine". Non ha senso il nucleo allargato se ad allargarlo sono persone che non vedo mai; non ha senso perché si perde la familiarità stessa - che è l'essenza della famiglia. Faccio un esempio: ogni anno, a Pasqua, nonostante la crisi e il mio evidente scivolamento nella demenza senile (e nella senilità in genere, ero già vecchio dentro anni fa), compro sempre delle uova di Pasqua (prego notare che ho scritto "delle", non "una", e non me ne vergogno); poi, con grande divertimento della mia mamma-coinquilina, ne prendo una (o più) e, mentre sono ancora chiuse e infiocchettate, me le frantumo sulla fronte, così, per ridere, per fare lo scemo. Ecco, questa scenetta è familiarità; è vecchia tradizione, è affetto, è "quella-cosa-che-fai-da-quando-sei-piccolo-e-ormai-la-aspettiamo". E' la torta alla perugina a Pasqua, è il piatto di gamberi e maionese di Natale, è quella cosa che ti aspetti e che alla fine sai che non sarà festa senza; ora qualcuno mi spieghi come si può fare la scenetta dell'uovo rotto in mezzo a parenti a te sconosciuti, ai loro amici (ancor più sconosciuti), in mezzo alle formalità del "oh caro zio Carcarlo devo dire che questo arrostino che mi servite in piatti di porcellana è veramente gustoso, si lasci dire". Ebbene, non si può. 

Difatti, ora che la nonna non c'è più, la mia preoccupazione che andasse tutto a ramengo - la nonna comunque teneva assieme delle pseudorelazioni fra tutti i rami della famiglia - si sta avverando; dopo un iniziale momento di "stringersi a coorte siam pronti alla morte", ora è ritornato il "vabbè mì a cà mia e tì a cà tua". E che gesucrist (cit.).

Quindi insomma, una bella Pasqua di merda, lontano da casa mia, lontano da quello che vorrei - fisicamente come sentimentalmente, e in tutto questo continua a nevicare, ora più forte di prima. E per colpa della Pasqua mi perdo anche i Mumbai Science a Venezia, ed è la seconda volta che li perdo. Maledizione.

Maledetta pioggia, maledetta città (cit.).

domenica 3 marzo 2013

Questo post parla di culi e di Lindo Ferretti.

C'è tipo quel momento della sera in cui scrivere diventa un piacere, diceva il tizio della pubblicità del caffè Hag. O forse non era il caffè Hag e io mi confondo; in ogni caso, c'è un momento della sera in cui scrivere diventa un piacere. Specie se scrivi, secondo lui, accompagnandoti con un caffè; il problema è che, se è sera, poi come cavolo fai a dormire con un caffè? Io non ce la farei, ma magari è convinzione psicologica, come quelli che si convincono di non poter correre abbastanza veloce o cose del genere, ma poi alla fine ce la fanno. Guarda Pistorius, s'è fatto fermare, lui? No, e non l'ha manco fermato la legge, così ora è Pistorius, la pistola più veloce di Pretoria; ma a parte Pistorius, io il caffè lo soffro lo stesso, dopo una certa ora.

Così, siccome sono un degenerato, devo accompagnare la scrittura con qualcosa, magari un tozzo di pane, qualcosa; e siccome sono un degenerato cenobitico, ecco cosa c'è mentre scrivo sul mio tavolo: una bottiglietta d'acqua (riciclata) marca "Alpi Cozie" (oggi non badiamo alle marche e le diciamo tutte, in culo alla pubblicità occulta), e del caffè americano nella mia fida macchinetta degna della miglior Miami Vice. Quindi andiamo avanti ad acqua, come Zio Paperone o come i monaci egizi del IV secolo (intendesi dopo Cristo); ma, abbiam detto, siamo anche dei degenerati. E quindi mi accompagno pompandomi in cuffia delle misture devastanti, generalmente robba ggiovane che si balla, ma non roba che si balla come i giovani qualsiasi; minimo sono mixtapes di dj sconosciuti, oppure mixtapes house-electro di dj cafoni ma semisconosciuti (tipo i Crookers), oppure delle gran manate di techno hardcore. Ispira, lo giuro, con quel ritmo ipnotico continuo.

Ecco, tipo ora ascolto i Crookers e mi prendo bene; e mi prendo bene anche ascoltando l'intro, ripetuta da una voce campionata, novello mantra di una generazione diversa. Voci elettroniche che ripetono "I like big booty bitches, I like big booty bitches" all'infinito; come dargli torto, e soprattutto come non prendersi bene? Il fatto che continui a risentirlo, giuro, è legato in larga parte alla musica, e non solo alla copertina del disco, impreziosita da un close-up di un paio di culoni anonimi, reperiti probabilmente nei meandri di internet, lo strumento che, ricordiamo, ha sostituito il catalogo di Postalmarket nelle esigenze maschili più strette negli ultimi anni. 

Comunque sia, la sera è un momento in cui scrivere è un piacere; ma scrivere di cosa? Scrivere, per esempio, del fatto che fra dieci-quindici minuti, il tempo di finire qua, andrò a preparare una straordinaria pasta e fagioli usando le fondazze rimaste nella mia dispensa (principalmente, appunto, pasta e fagioli). Oppure del fatto che è una settimana che sono qui a Padova da solo (che significa, grossomodo, senza la mia significante altra); ero convinto di diventare un Norman Bates del nordest, ed invece sono riuscito a stare tranquillo. Segno che forse sto diventando un ometto, che riesce anche ad affrontare la vita da solo senza inciampare, insomma, solite cose; cioè, le solite preoccupazioni del cazzo che ho sempre io. Peraltro ero convinto che, in questi giorni, sarei riuscito a combinare qualcosa di utile, tipo scrivere qualcosa, leggere libri, produrre musica, ed invece mi sono risolto a non fare niente, a bere drink a base di prosecco e sciroppo d'acero, e a girare per Padova con dei pantaloni viola, solo per far vedere all'universo-mondo che gli anni 70 sono rientrati prepotentemente nel mio guardaroba, dopo esserne usciti quando ho dimenticato dove fosse finita la mia maglietta gialla di Jimi Hendrix, che avevo nascosto in quanto mi segnava troppo la pancia.

Nigga, storiacce. Ed esprimersi come un pimp degno del peggior ghetto di Detroit non mi aiuta, nè aiuterà i lettori ad apprezzarmi; nel frattempo, mentre scrivo, il primo bootleg dei Crookers è finito, e ne è partito un secondo. Ed anche in questo c'è la stessa canzone "I like big booty bitches"; ora rimangono due cose da fare: scoprire che canzone è, e procurarmela. Per fare il figo alle feste, quantomeno, mettendomi a mixare musica senza perché; d'altronde la regola è che il dj vince principalmente a due condizioni: se ha messo la peggio merda commerciale, favorendosi il pubblico bue, oppure se s'è conciato in una maniera tale da far vergognare di esistere Lady Gaga. In genere, io punto sulla seconda, perché i miei contenuti musicali sono troppo hipster per essere capiti dalla folla che vuole solo popstar coreane che ballano come fantini (popstar che, puntualizziamo, IO avevo scoperto prima che andassero di moda, perdio diciamolo); e quindi potrei andare a qualche festa, mettermi un berrettino con visiera rigida - tipo quello verde griffato Minecraft che ho visto su internet - una maglietta dei Darkthrone (o qualcosa del genere, purché sia in bianco e nero, cosa che esclude quella dei Sarcòfago perché è in toni di ocra), una catenazza d'oro e le braghe viola. Ecco fatto, il dj è servito; quando poi sei vestito così, puoi mettere tutte le volte che vuoi "I like big booty bitches". Mi sovviene che, se andassi a una festa a Padova, sarebbe sicuramente pieno di ragazze - per qualche motivo ho sempre più amiche donne che uomini, mah - e forse farei la figura dello sciovinista di prima classe. Ma potrei anche fregarmene, insomma, è una cazzo di festa.

Magari alla festa mi porto Orson Welles, che dopo i primi cinque-sei prosecchini comincia a vomitare in giro; così catalizza l'attenzione e io posso mettere quello che mi pare senza causare rivolte popolari. E posso anche mettere il cartellino che avevo visto su internet, in un sito per dj: "Le mie canzoni - gratis; le tue canzoni (di merda) - un euro ciascuno; le tue canzoni (commerciali) - cinque euro ciascuna; le tue canzoni (dubstep) - dieci euro ciascuno; le tue canzoni (Skrillex) - fate un'offerta, la valuterò". Ecco, così si fa.

Così alla festa metto solo Niggas In Paris, e quando la metto mi metto pure il basco in testa, e la introduco urlando "BONJOUR MOTHA FUCKAS", così oltre che le donne mi inimico pure i neri presenti alla festa; ma magari i neri sono scherzoni e buontemponi e si prendono bene. In genere si prendono bene. Ma magari questo è un pregiudizio razzista; va notato che io sono particolarmente preso bene a scrivere, ora. E lo sto facendo solo perché, in poche parole, volevo dire che la settimana prossima vado a vedere i Crookers live, sono preso bene, domani torna la significante altra, sono preso bene, la settimana prossima ho lezioni che mi usciranno anche dalle orecchie, sono preso male, perderò gli Absu perché ho troppi impegni e pochi soldi, sono preso male, e questa serie di preso bene e preso male mi ricordano le vecchie canzoni dei CCCP, quando Ferretti non votava Ferrara, causando una buffa assonanza; ma m'ha detto un amico veneziano che Ferretti è un ingenuo da romanzo russo, quindi la sua evoluzione in un ultracattolico era assolutamente prevedibile, e fa parte di lui tanto quanto.

Sarà, ma a me piaceva tanto quando aveva la testa rasata e cantava canzoni da sede del partito comunista del paesello romagnolo.

Ciao amici, vado a fare la pasta e fagioli.


Post scriptum: mentre stavo mettendo le tags al post, ho notato che ho anche già pronta la tag "Crookers", che figata. Che poi a me i Crookers piacciono perché mettono, contemporaneamente, una serie di cose che colpiscono il mio immaginario: le donne col culone, i cerchioni d'oro alle macchine, le cose da cafone, le vocine campionate che dicono cazzate, le stupidate, e tutte quelle cose lì.