martedì 28 agosto 2012

Hey hey hey, stay outta my shed (cit.)

Volevo spendere due righe sull'argomento "bello assoluto", mettendomi a disquisire sull'esistenza - o meno - di un bello assoluto, nella bellezza femminile, maschile e in generale. Questo perché l'altro dì m'è capitato di discuterne con un amico, che sosteneva l'esistenza di un bello assoluto e perciò dell'eventualità di poter dire in termini oggettivi "questo è più bello di quello". Ed io, puntualmente, che sto sempre qui con Critone a menarmela e a tirare giù sfumature, variazioni e ipotesi, non ero d'accordo. 

Poi però ho pensato di lasciar perdere il discorso (sia dal vivo che qui) per due motivi: uno, sarei finito inesorabilmente a discutere dell'argomento in chiave "belle fighe" (concedendomi una parentesi da maschio medio, che insomma, ogni tanto ci sta; d'altronde ci sono ragazze che si ricordano di essere ragazze solo quando hanno il ciclo, e ci sono maschi che si ricordano di essere maschi solo quando si parla di fighe, tipo io). E due, non ne avevo assolutamente voglia.

Intendiamoci: uno potrebbe dire "che stai facendo in questi giorni da non aver voglia di fare un tubo?". E la risposta sarebbe: "un bel niente". Ma come si sa, il sonno viene dormendo e la pigrizia viene senza fare un tubo, insomma sono tutte scuse e io mi arrampico sugli specchi, al punto che ambedue i santi protettori di questo blog, Critone e Osvaldo, mi inseguono e mi insultano; soprattutto Osvaldo, che mi minaccia con un alimentatore da pc portatile, agitato nell'aria tipo nunchaku. Che poi mi ricordo che da piccolo avevo un nunchaku originale, o meglio lo aveva mio papà, chiuso nel mitico "armadio sul balcone", un armadio metallico sempre chiuso a chiave che tenevamo, appunto, sul balcone della mia vecchia casa. L'effetto era un po' quello del classico "shed in the woods" da maniaco, tipo film horror (o tipo la parodia dei poni fatta da quel genio di Girardi; che peraltro io odio i miniponi, ma visceralmente, però guardo la parodia, anche perché vedermi Pinkie Pie col ciclo e mentre vomita del Dandelion mi lascia un senso di soddisfazione interno paragonabile a poche cose); anche perché là dentro c'erano oggetti mitologici e favoleggiati, che non solo attiravano la mia curiosità di bambino, ma probabilmente avrebbero attirato la curiosità di chiunque, tipo Critone.

Infatti, caro Critone, devi sapere che lì dentro c'erano, stando alle ultime dichiarazioni:
-un nunchaku (che una volta ho pure visto)
-un tirapugni (mai visto ma si diceva ci fosse)
-altri cimeli da lotta da strada, reliquie del passato-presente di ceffo di mio papà
-una nutrita collezione di film porno (che quasi sicuramente c'erano, mi ricordo che una volta mio padre s'era chiuso con due amici - di cui uno era una bravissima persona, e per come ricordo io era infatti un po' disappunto - in salotto a vedere porno in dvd, con moglie e figlio fuori dalla sala)
-forse alcune foto personali hard (vociferate ma date come verosimilmente vere)
-una pistola (anche questa data come verosimilmente presente, e pare pure con matricola abrasa)
-non si sa bene quali altri cimeli ed illegalità varie
-alcuni attrezzi utili ma mai usati, tipo un compressore, un saldatore e altre amenità

Quindi capitemi, quell'armadietto era una cosa incredibile. Ovviamente era sempre super chiuso, e ovviamente non si poteva sapere nulla; quando poi mia mamma cacciò mio padre, l'armadietto venne svuotato e la roba dentro buttata via in massa (peccato, volevo il tirapugni). Naturalmente, si negò l'esistenza di tutto il contenuto. Un classico.

A parte l'armadietto, sto passando le giornate in uno stato di cattivo umore, legato perlopiù ad alcuni problemi domestici (che prima o poi si risolveranno), ascoltando Michael Jackson a bomba e lamentandomi per il male ad alcune ferite che mi sono procurato pogando male su delle cover dei Venom, dal vivo, qualche giorno fa. Sottolineo "cover" perché se avessi visto i Venom veri, dal vivo, probabilmente avrei fatto un post dai toni mistici-religiosi, qualcosa tipo "ho visto Dio", come quel cialtrone di Brosio a Medjugorje, con la differenza che lui ha visto la Madonna pippando, io invece avrei visto un figuro inglese brutto, pelato e dalle dubbie capacità musicali, ma indubbiamente di maggior influenza (sulla musica, su di me e sulla religione) della Madonna. D'altronde, quando scrivi testi tipo "Die Hard" o "Welcome to Hell", come fai a non essere influente?

Ciao cari.

giovedì 23 agosto 2012

Chiuso per ferie.

Comunque non è che sia morto eh.
Sono vivo.

Effettivamente avrei un botto di cose da dire, ma ci sono almeno tre fattori che mi impediscono di postare in modo ragionevole, o perlomeno regolarmente, e cioè:

1) Il caldo, che mi lima le idee; fa così caldo che oltre a non avere molta voglia di fare un granché, sono anche minato dalla difficoltà a dormire (ovviamente il caldo perdura anche la notte), per cui sono pure stanco e semi rincoglionito, quindi insomma. Pensa tu che stanotte sono stato colpito da delle mezze illusioni ipnogogiche (o ipnagogiche? Non mi ricordo), e son stato malissimo; per la precisione, mi sentivo nel buio più totale (mentre nella mia stanza c'è sempre qualche spiraglio di luce), e sentivo di non potermi girare o muovere, percependo altresì la classica "sensazione di grave pericolo" tipica di queste illusioni, insomma, un disastro.

2) Conseguenza del caldo è che la mia comodissima poltroncina-sedia da pc, in vera plastica trasparente IKEA, diventa una specie di palude. E fa schifo. Quindi non mi va di stare seduto a lungo per scrivere.

3) Non ho sbatti. Seriamente, non ho voglia. Ho troppi pensieri per la testa, e a senso dovrei/potrei archiviarli qua dentro, ma non ne ho voglia. Ho cose da fare, da vedere, da sistemare, insomma, no.
E sì che argomenti su cui ciarlare ne avrei, eh. Però capitemi, chiudo per ferie.

Anche se l'estate sta finendo e il mare se ne va (o come diavolo faceva).

domenica 12 agosto 2012

Uffa l'estate. Più ricchi premi, però.

Comunque sia, anche se non sembra, sono sempre vivo.

Non sono attivissimo principalmente perché fa caldo, e perché non ho voglia di scrivere. La scusa del pc distrutto purtroppo ora non ce l'ho più, sicchè un duro lavoro e una spesa megagalattica (non è vera nessuna delle due) mi ha garantito di poter tornare al fisso. Dove peraltro ora sono. Non ho voglia di scrivere perché sono pigro e inconcludente (come il signor La Talpa), e perché, come si suol dire, a me è la costanza che mi frega. 

A parte questo, domani vado in vacanza, per modo di dire. Pochi giorni a casa di amici, vediamo come andrà a finire. Ultimamente poi non sono proprio giorni eccezionali, quindi insomma, la voglia di mettersi a scrivere cala. L'ha detto anche il tg, che si è creata una classe di giovani svogliati che, pur volendo cercare un lavoro, hanno perso la speranza, e perciò non lo fanno. Questo non c'entra nulla, ma è bello lo stesso da dire. Anche perché rientra nella categoria "cose mezze false che dice il tg".

A parte questo, dicevo, fa caldo e non c'è molto da fare. Pensavo l'altro giorno, quand'è tornata mia mamma dalle vacanze (un'intera settimana di riposo e di silenzio era tanto che non la vedevo, ndr), che probabilmente sono diventato più misantropo del solito. Ho letto anche qualcosa sull'argomento, c'è parecchia gente che ne parla, intendendola come piacevole corrente filosofica e psicologica; c'è chi, infatti, sostiene che la misantropia, intesa come una volontaria riduzione dei rapporti umani "inutili", faccia bene, sviluppi l'individuo, la creatività, la riflessione interiore, il pensiero filosofico. Probabilmente è vero. Rimane però da capire (e qua ci vorrebbe il caro Critone per farsi due conti) quali siano i rapporti inutili. Probabilmente tutti quelli forzati e forzosi, quelli del tipo "vado alle feste per sperare di beccare ma in realtà starei bene a casa a leggere Topolino", o quelli tipo "stasera bevo e ballo per sciogliermi la lingua e cercare di fare colpo sulla tipa X". Insomma, quelli lì.

Avete capito no?

Se non avete capito, probabilmente siete delle persone dalla felice e attiva vita sociale (o così parrebbe), oppure avete vissuto sotto una pietra fino a poc'anzi. In ogni caso, ciò mi ha fatto venire in mente un mio presuntuoso compagno di liceo; avevo pronunciato la parola "misantropia" (non ricordo in che contesto) e costui, con aria commiserevole-saccente, mi disse "Ma come cazzo parli?". Costui era uno dei migliori alunni della classe. Ennesima dimostrazione umana che avere voti stellari non coincide con l'essere persone sapienti, o perlomeno persone perbene.

Non avendo più voglia di scrivere, allego un pezzettino-citazione di un raccontello che ho trovato sull'internet, e a me, in questi tempi in cui fa tendenza "Cinquanta sfumature di grigio" (l'ho sentito oggi al tg, sono un disinformato), forse potrebbe piacere. Se vi piace ditelo, che vi linko il linkabile.

Torno fra qualche giorno. Cercherò di sopravvivere.

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Der Traumer (estratto)

"Anche quella giornata non sembrava proporgli nessuna particolare attrativa. Si sentiva confuso, distratto, fuori posto; aveva una sensazione come quella di aver dimenticato qualcosa prima di uscire di casa, ma ciò che aveva dimenticato non era un mazzo di chiavi o un cellulare, aveva dimenticato il motivo per cui si fosse alzato quella mattina. E a dire il vero, si era alzato quella mattina? Non riusciva a ricordarselo, nè riusciva a ricordarsi esattamente quando fosse andato a dormire la sera prima. Nel chiarore mattutino, mentre il rumore della strada e dell'autobus che fermava sotto la sua finestra lo svegliavano, riprese coscienza di sè, e iniziò a snebbiarsi la mente. Cosa gli era passato per la testa? Ieri sera era andato a dormire regolarmente dopo aver letto qualche pagina di giornale, distrattamente, e quella mattina ricordava nitidamente che fosse domenica; ecco perché era confuso: aveva dormito troppo, approfittando del sabato sera. Era stato un sabato sera tranquillo, aveva deciso di non uscire, per riposarsi; aveva dovuto lavorare tutto il giorno precedente, fino all'ultimo, prima delle ferie, che per lui cominciavano esattamente in quel momento. Si girò un paio di volte nel letto, mentre gli tornavano alla mente altre cose: pensò che sapeva benissimo quello che avrebbe dovuto fare, avrebbe dovuto preparare la sua valigia per partire, l'indomani mattina.

La valigia... dove l'aveva messa? In dispensa, sicuramente, sotto qualche cumulo di cose vecchie e inutilizzate. Il pensiero di doverla cercare lo spense un po', facendolo restare a letto, pigramente, ancora dieci minuti. Si rotolò nel letto, come un bambino, passando dalla parte della sua fidanzata, che non c'era. Lei era in vacanza da sabato, e aveva già fatto armi e bagagli, andando al mare, a casa di alcuni gentili amici disposti ad ospitarli per le prossime due settimane. Lei non c'era e perciò lui era assolutamente libero di rigirarsi nel letto, cosa che appunto fece per dieci minuti, fino a quando non decise che era ora di alzarsi, assumere un aspetto decente (indossava solo un paio di boxer, era scompigliato e aveva una barba incolta di un paio di giorni), fare colazione e pensare alla partenza. 
Ma prima di tutto questo aveva un'altra, impellente necessità. Facebook.
Si alzò, andò nello studio, accese il computer; poi, come faceva sempre quando non c'era nessun altro in casa, fece una sosta in bagno, lasciando il BIOS del pc a lavorare. Con il tempo aveva messo su un buon orecchio, e, sentendo i suoni di avvio, sapeva quando tutto era carico e pronto all'uso. Pochi minuti dopo stava già loggandosi sul suo profilo. Ovviamente, pensava, non ci sarebbero state particolari notifiche. Questo perché ieri sera, prima di dormire, non c'erano grosse novità, e certo in poche ore - peraltro era sabato sera - non ce ne sarebbero state. Era un po' in dipendenza da Facebook, ma pensava che, di fatto, moltissime altre persone come lui lo fossero, specie gli impiegati generici come lui (che lavorava in un negozio di libri).

La pagina principale di Facebook mostrava tre foto, una più grande e due, grazie alla nuova, noiosa interfaccia (non gli era mai piaciuta) più piccole. La prima era una foto di schiena della sua fidanzata, in ginocchio sul letto, schiena dritta, mani legate dietro la schiena, con un nastro che pendeva da un guinzaglio, lasciato lì; tutta la foto era in penombra, l'unica cosa chiara era la pelle liscia di lei, che spiccava. Evidentemente era stata scattata al buio, in una stanza illuminata solo dal flash. Le due foto più piccole erano altrettanto sconvolgenti; una era una ripresa abbastanza esplicita del "lato b" di lei, l'altra era troppo buia, in realtà, per essere comprensibile. Cercava di aprirla, ma non ci riusciva. 
Le foto erano state caricate da lei, poche ore prima. Perché? Riconosceva quelle foto, perlomeno le prime due, le aveva scattate lui tempo addietro; volevano divertirsi in due e avevano fatto quella che poi, quasi subito dopo, era loro sembrata una scemenza. Infatti avevano tolto le foto dalla memoria della digitale e le avevano trasferite nel pc, dimenticandosele lì; proprio lei poi aveva una paura tremenda di metterle online, com'era d'altronde comprensibile. Ora perché erano state caricate, e perlopiù su Facebook? E da lei? 

Qualche secondo dopo gli venne in mente che lei era al mare. Voleva chiamarla e dirgliene quattro, ma si sentiva di nuovo confuso, strano, in qualche modo inebetito, o rallentato. Gli venne in mente anche che, nella casa al mare, non c'era internet. Come aveva fatto a caricarle? C'era in effetti un loro amico con uno smartphone, ma di certo non avrebbe potuto caricare quelle foto, quelle foto erano sul pc di casa loro, e poi lui avrebbe dovuto vederle, che porco, mentre erano loro cose private, quindi perché?

Nel chiarore mattutino, mentre il rumore della strada e dell'autobus che fermava sotto la sua finestra lo svegliavano, riprese coscienza di sè, e iniziò a snebbiarsi la mente. Erano quasi le undici, e aveva dormito decisamente troppo; aveva un vago ricordo, sfumato, di qualcosa che riguardava Facebook e delle foto erotiche, ma non ricordava più di chi."