mercoledì 25 luglio 2012

Anche Cicerone vorrebbe dire "O tempora", ma è assente.

I più avranno notato che amo lamentarmi, del più e del meno, ma anche di tutto il resto. Voglio dire, non vorrei risultare un rompiballe, un assennato fino alla noia modello signora Cesira, ma effettivamente ho sempre qualcosa da dire (buffo: l'altro dì mi lamentavo con la mia fidanzata del fatto che mi lamento troppo, e lei troppo poco. Dovrei iniziare a vedere la cosa come un problema).

Comunque spesso ritengo di avere almeno un motivo per lamentarmi. Intendo: non è che mi lamenti del tempo, della pioggia, dei voti bassi o dei culi bassi, nè di fuffe varie (salvo mia mamma, ma capitemi). O perlomeno, questa è la mia idea, e ciascuno è  libero di spernacchiarmi. D'altronde, spesso m'è capitato di autospernacchiarmi, pensando che oggettivamente c'è, come si suol dire, sempre qualcuno che sta peggio di te.

Tuttavia, oggi mi sono imbattuto in un qualcosa che mi ha fatto - ahimè - riflettere, in senso negativo, pensando cioè al male di vivere, che spesso ho incontrato, anche qui, come si suol dire. Ho infatti visto sull'internet (thank you internet) quest'immagine interessante eppure morbosa.

Confido che blogger possa permettere di vederla espansa. Nel caso non si vedesse, e foste pure molto miopi, riporto il contenuto (in senso orario, dal primo riquadro a sx):

- screenshot di FaceBook, scritto in un pessimo inglese; credo di aver inteso che parli di gravidanza di una ragazza giovane (?), con commento finale tipo "Se abortisci andrai all'inferno, spera in Dio".
-screenshot di Twitter: "Vai al sodo, quando vorresti mandare qualcuno a fanculo".
-screenshot di FB: "Non vedo l'ora di vedere il mio maritino, più tardi ci divertiremo un casino, è l'unica persona che a vederla mi fa contenta 24/7"
-slogan vari ("Vivi una volta sola"), foto varie dei memes di FaceBook, foto varie in disco, logo del KONY2012 (una sorta di gigantesca campagna promozionale per salvare i minori africani dalla guerra e dal ruolo di soldati: nulla di male, ma svelatosi essere quanto di più fasullo e promozionato di sempre; si può dire si trattasse di una sorta di campagna pubblicitaria per pulire le coscienze).
-screenshot di FB: "Odio mia mamma così tanto, non mi ha comprato regali quest'anno, e mi ha dato solo soldi. TI ODIO PUTTANA." Risposta dell'amica: "Mi spiace, quanti soldi hai avuto?". Risposta: "Solo 750 dollari, ho chiuso con lei".
-screenshot di FB: Qualcuno condivide la foto di un piccolo negro moribondo, col commento "Metti mi piace se gli daresti da mangiare."
-ulteriori screenshot da noti show tv di MTV ("16 an pregnant" e "Jersey Shore"), più l'elevatissimo numero di visualizzazioni di un pezzo di Bieber su YT.

Il tutto condito dalla scritta, centrale, "Benvenuti nella mia generazione di merda".

Ora, tralascio puerili e futili commenti sugli show di MTV e sulla canzone di Bieber; per quanto prodotti scadenti, figli di una società consumista e frivola, ritengo semplicemente che ogni generazione abbia avuto le proprie cazzate assolute, in ambito di intrattenimento, e in questo caso son quelle di cui sopra. Certo, sicuramente ancora più infime di quelle precedenti, ma comunque non polemizzo. Non polemizzo nemmeno sulla felicità spicciola della ragazzina ("il mio maritino"), anche perché non riesco a capire quanti anni abbia (certoche, se fosse una ragazzina diciottenne o poco più, la cosa sarebbe grave), nè sulla ferocia del tizio "straight to the point", in quanto ogni adolescente della terra ha mandato a fanculo tutti, almeno una volta, e nemmeno sull'altro fedele di Dio antiabortista (gli scemi esistono).

Il resto però mi lascia agghiacciato. Mi lascia agghiacciato sapere della sconcertante avidità di qualcuno ("Solo 750 dollari!"), che evidentemente, oltre ad essere avido, non ha colto nemmeno il valore in sè del denaro, nè del regalo; mi lasciano agghiacciato l'esistenza di cose come il KONY o come questi post "salvo il mondo" via internet. Segnali orribili di una generazione sempre più aliena ed alienata, sempre più ricca, benestante, "ricca dentro", e lontana, sempre più, dalle miserie, non solo del terzo mondo, ma anche del loro. Gente che è nata e cresciuta in un mondo ricco, dov'è sempre Natale - almeno per loro - e non coglie nemmeno l'eventuale esistenza di forme di povertà, di disagio, finanche di diversità, arrivando a trattare un negro d'Africa come un buffo fenomeno, un qualcosa di brutto, certamente, di strano, ma di lontano, così lontano da potersi limitare a un pensiero positivo, qualcosa tipo "prego per te", senza mai fare qualcosa di concreto.

E la mancanza di azione non è, secondo me, legata ad una "malvagità" intrinseca, a un fregarsene; è legata proprio alla totale lontananza della cosa, all'essere cresciuti in un mondo di bambagia in cui "tout va bien", e in cui i problemi, lontani e sfumati, sembrano talmente aldilà (da noi, dall'essere risolti, dall'essere capiti) che anche la risposta è sfumata e lontana: un "mi piace" da FB, quanto basta. Possiamo fare una colpa a questi ragazzi? Forse sì; forse potremmo prenderli uno per uno, dar loro due ceffoni, urlare loro che per colpa del loro menefreghismo e della gente di questa risma il mondo va a rotoli (come diceva, senza troppi giri, la mia ex prof di filosofia). Potremmo, ma avrebbe senso? Sarebbe vero? No, non sarebbe giusto prendersela con una generazione cresciuta a Rolo ed MTV (o, in Italia, a Ruota della Fortuna e Nutella), cosa ne potevano loro? Cosa ne può un '96, un '98, se sua mamma lo ha parcheggiato davanti alla tv, facendogli regali su regali, rendendolo superficiale e provinciale? Poco, pochissimo; lo si può biasimare di non aver recuperato dopo, ma, come dicevo in altri post, non si può accusare chi non ha idea delle alternative.

Il KONY. Il modo migliore di sentirsi a posto con la coscienza. Un veloce documentario hollywoodiano, due negri armati di mitra, un po' di buone parole, tanti soldi e via. Ecco che tutti ci sentiamo attivisti, con la coscienza pulita, e magari anche in condizione di poter dire a qualcun altro "non lo sai? Io mi informo!". Il Subcomandante Marcos in lacrime. Ne cito uno a caso, per non voler citare nè il personaggione "mainstream", il Gandhi di turno, nè l'attivista sconosciutissimo morto durante un trasbordo di pecore in Anatolia (caro ai saccenti dei miei stivali); anche su questo ci sarebbe da lamentarsi (quanti, su FB, si mettono "Madre Teresa" o "Dalai Lama" fra gli eroi, ignorandone le connivenze e i reali comportamenti? E poi, peggio che mai, si sentono pii e alternativi? Ma lasciamo perdere...), ma sto zitto.

E sì, questa è una generazione involontariamente di merda. Superficiale, povera di valori e ottusa, resa incapace di coglierli e di capire cosa sta facendo e cosa sta succedendo, qui in Italia e nel resto del mondo, una classe che - con orrore - prima o poi avrà la stanza dei bottoni. Una classe che noi, che possiamo ancora salvarci, come in Alien e nei film di fantascienza catastrofici, dobbiamo educare, educare ad educarsi. Fornire un metodo, come Socrate, non calarci dall'alto. Evitare la fine dello spirito, della critica, della ragione; divertirsi va bene, guardare MTV in totale relax con una cola davanti anche, ma vivere con una leggerezza tale mi dà il voltastomaco. Anche Cicerone, qui, non avrebbe detto "O tempora, o mores", e nemmeno "Mala tempora currunt", ma probabilmente avrebbe sputato in terra.

venerdì 20 luglio 2012

Gente coi soldi ma senza il cervello.

Comunque, stavo riflettendo oggi, in treno, con Critone, su alcuni argomenti a me notamente cari. 
Lo so che manca il riassunto di qualche puntata precedente, ma se lo facessi scriverei un robo tristissimo tipo Beautiful, che comunque sicuramente scriverò a breve, ma ora no. 

Insomma, per farla breve, caro Critone, oggi ero in treno, rientravo da Padova con la mia fidanzatina, e stavo lì a cincischiare e a far passare le quattro e passa interminabili ore del viaggio Padova-Milano su un regionale. Mentre ero lì, diciamo all'altezza di Desenzano o simili, è salita una giovine ragazza, o Critone, che mi ha messo in gravi difficoltà. Piuttosto alta, slanciata (anche dai sandali con zeppa), magra, fisico abbastanza da modella, bionda, ben curata (del tipo: unghie di mani e piedi ben curate e smaltate), gonnellina di jeans corta ma non cortissima, maglietta di cotone fino molto larga (modello con spalle scoperte), diversi bracciali in argento, anelli, borsa LV. E fin qui.

Fin qui uno potrebbe ricostruire il classico identikit della "ragazza ricca". Ma il tutto era impreziosito da un gilet di jeans chiaro, manica strappata (quindi gilet-che-un-tempo-era-una-giacca), borchie quadrate sulle spalle e modello killer sul colletto. Problema: quanto stona un capo così su una ragazza come suddescritta? Molto, in teoria; ma pochissimo in pratica, vista la moda odierna che recupera capi di questo genere (che la gente chiama "vintage" o "alternativi") e li abbina a capi costosissimi. Quando addirittura non li crea da zero: è il caso degli orrori tipo il gilet di cui sopra, che certamente non è mai stato una giacca, non è mai stato borchiato, non ha mai visto concerti, festival o scorrazzate in moto, nè birre e chiazze di vomito, ma probabilmente è stato recuperato in qualche lussuosa botique del centro per un prezzo vergognoso.

A prescindere da quanto sia ridicolo che un capo "da poco" si trovi a prezzi assurdi - per pura moda - nelle vie del centro, e a prescindere dal fatto che se io, povero negro, indosso un gilet così sembro uno straccione, ma che detto gilet è il top su una ragazza ricca, si può notare la tristezza intrinseca di questa cosa. La tipa aveva anche, in borsa, delle scarpe modello Converse, coperte di borchie; un tipico articolo da punk anni 70, oggi rivisitato in chiave "chic-casual". Cioè un modo come dire "ti voglio sembrare un po' trasandato e un po' ribelle, ma non rinuncio alla mia eredità di riccastro". Mi fa l'effetto, non so, del riccone sfondato che beve birraccia da poco per tirarsela da povero, e per pulirsi la bocca dallo spumante Moet. 

Che poi, qual'è, o Critone, il senso del "fingersi povero"? Non trovi che sia la crudeltà dei ricchi? I ricchi che assumono aspetto, costumi e superficiali abitudini dei poveri, degli alternativi, di tutte quelle persone che non sono e non saranno mai, per divertirsi? A volte, la mia fidanzata biasima le persone che, pur essendo povere o di classe sociale umile, ostentano ricchezza e lusso (vulgo: il classico burino ostiense con 500 euro di bracciali d'oro addosso e tuttavia incapace di mangiare senza gomito a tavola); ma non dovrebbe essere biasimato, forse anche di più, il contrario? Secondo me sì, anche per un motivo: tu indossi una maglia coi buchi per moda, io perché non posso permettermene una nuova. E tu, così, deridi la mia situazione, implicitamente. Come la gente che impazzisce per "il cibo povero" o "il piatto tradizionale", che magari paghi l'ira di Dio in un ristorante del centro, ma fino a ieri era il piatto del poveraccio di questo o quel paese (e peraltro, se ti fosse stato offerto nel suddetto paese nelle condizioni "originali", probabilmente l'avresti schifato).

Che amarezza.

domenica 15 luglio 2012

Scarrrrrrrrabeo. Con più "r" per gli stranieri.

Va bene, ammetto che ultimamente sto nicchiando. 
E' che il mio pc principale è scassato, e non so perché. Credo sia perché sono esplosi alcuni condensatori sulla mobo, o almeno credo. Forse ho un orso morto nell'alimentatore, in tal caso dovrei chiamare Osvaldo a salvarmi; in ogni caso, è fuori uso, o perlomeno funziona male, sicché ho avuto dei pensieri (aggiustarlo), e non ho avuto molto tempo per scrivere qui.

Non che me ne occorra molto, diciamo la verità. Ma poi sai com'è, da cosa nasce cosa, una cosa tira l'altra, il pc non andava eccetra eccetra, insomma le solite scuse per coprire il fatto che fa caldo e non ho voglia di lavorare (anche il caldo, a sua volta, è una scusa; il fatto che il Tg5 dica che è l'estate più calda da 50 anni è irrilevante. E sottolineo che lo ripetono sempre). Insomma ora sono sul portatile, e noto solo adesso che sulla barra spaziatrice c'è uno spazietto senza vernice e piuttosto corroso, in un angolo, segno che tocco solo quell'angolo quando spazio. E in effetti sono corrose anche la E, la R, la T, parecchio la N, la A, la S, un po' la C, la I, la O e la P. Quindi evidentemente uso veramente due tre lettere. ERTNASCIOP. Più l'angolino di spazio.A logica, probabilmente fra le mie parole preferite ci devono essere TERRA, TERSA, PERSI, NASCITA, POSTINA, RISA, SARTE, e quant'altro potrebbe suggerirci una veloce seduta di Scarabeo online.

Che poi mi ricordo che una volta, quand'ero piccolo, barai fortissimo a Scarabeo con mio papà, approfittando del fatto che, essendo straniero, non sapeva perfettamente l'italiano, e aveva difficoltà con l'uso delle doppie (che, sottolineo ai curiosi, sono diffuse in poche lingue); lui aveva avuto, fino a quel momento nella partita, una fortuna sfacciata e combinazioni vantaggiosissime, ed io ero decisamente sotto col punteggio. Così cercai di camuffare la cosa, e quando ebbe la possibilità di scrivere "PELLICCIA", io gli dissi che invece si scriveva "PELLICIA", per fargli fare meno punti. Ovviamente dopo un po' spuntò mia mamma, smascherando il mio tentativo di barare. Fu da allora, forse, che mio papà si vendicò, aggiungendo due tesserine con la J e la K al sacchetto lettere, tesserine che di fatto erano assolutamente inutili o quasi (per scrivere giusto Koala o Jeans, credo), visto che in italiano di parole con queste lettere ne abbiam poche. Io una volta proposi di poter scrivere "GECKO", come in inglese, visto che non sapevo dove mettere la K, ma lui rispose che "non eravamo mica in America, scrivi geco", e io, meschino, mi presi pure il malus punteggio di "lettere non usate a fine partita".

Scarabeo è veramente un gioco di merda.

martedì 10 luglio 2012

Alla Ralph Lauren preferiamo la maglia dei Satyricon.

E' di nuovo quel momento.
Quel momento in cui ti infurii casualmente contro persone inconsapevoli per motivi terzi e sconosciuti. Quel momento in cui te la prendi a caso, che se inveissi contro il signor Josè Hernandez di Buenos Aires saresti altrettanto casuale. 

Cosa sta succedendo? Succede che, puntuale come le tasse, la morte e Mario Monti, come ogni dieci-quindici anni, spuntano i parenti misteriosi e sconosciuti. Situazione: dei parenti provenienti dalle profondità del Suditalia decidono di fare la tournèè nel Norditalia. Puntualmente perciò si informano sulle mie misure fisiche, con l'intento - manco tanto nascosto - di acquistarmi un qualche indumento per regalarmelo, a mezzo fra il tributo ospitale e il regalo sincero. Tuttavia, si aprono alcuni problemi.

1) Costoro provengono dalle profondità del Sud. Dalla provincia. Da luoghi di mentalità provinciale, dove la gente la sera va a fare serata a Napoli. Capirete che "il capo di abbigliamento" regalato da persone del genere non è di certo una maglietta degli Impetigo. Ma nemmeno una maglietta. Ma nemmeno una polo Ralph Lauren. Minimo minimo è una polo Baci & Abbracci, o una maglietta a V Armani. Non che mi dispiacciano, in assoluto, ma il rischio "burinata pazzesca da lido di Ostia" è forte.

2) Per quanto voglia bene a questi parenti, per quanto lontani, non li sento da circa dieci anni. Una telefonatina, nel mentre, non ci stava male; ed una telefonatina A ME, per chiedermi "ciao ciccio, vorrei farti un regalino, cosa ti piacerebbe?" sarebbe stata simpatica.

3) Ovviamente chi si occuperà della mediazione fra me e i parenti misteriosi? Chi ha risposto "tua mamma" sbaglia, perché non sa che una delle fonti di male della famiglia è altresì mia nonna (v'è del matriarcato in tutto ciò); ovviamente, cosa va a dire mia nonna? Dipinge di me una figura leggendaria e conforme agli standard del ventiquattrenne di buona famiglia, polo, jeans, sneaker costosa, felpetta al collo, capello corto, laureato con massimo dei voti e con un lavoro sicuro e prossimo. Direi che siamo ben lontano dallo standard reale, disadattato sociale, maglia dei Blasphemy, jeans H&M bucato, Nike in saldo da Footlocker, felpa di Pacman comprata su internet, taglio alla Skrillex (solo in parte), laurea al massimo dei voti (senza kicker da professori compiacenti, però), senza lavoro e respinto anche da chi cerca un derattizzatore.

4) Perché? Per la vergogna. La vergogna sociale di dover fare le gare col resto della famiglia (tipo due sorelle: mio figlio è meglio del tuo), la vergogna del "chissà cosa pensano", la vergogna del "non diciamo che ti han bocciato una volta". Le figuracce si fanno, ma tipo col Presidente degli Stati Uniti (che poi essendo negro, dai, che figuracce faccio?) o con uno che minimo minimo dev'essere San Pietro. Con un cugino o un parente? Dai, gli dici "son stato bocciato", ci si offre un calicino di rosso buono e si beve in famiglia. Perché questo uno dovrebbe fare, così dovrebbe essere: una famiglia, una riunione di gente che si vuol bene. E che non si formalizza. Ma così non è.

5) Dunque dei parenti sconosciuti ci vanno inconsapevolmente di mezzo. Io perdo la pazienza e loro diventano il bersaglio, anche se, appunto, non è loro responsabilità. Finirà mai quest'ignominia? Forse sì.

Dissolvenza a stella.
Singapore Madness di sottofondo.

venerdì 6 luglio 2012

Insomma, le magliette degli Impetigo.

L'altro giorno m'è capitato di andare a vedere i Die Antwoord. Intendo, alla gente normale capita, che so, di trovare un portafoglio a terra (specie se si è Gastone Paperone), o di incontrare un amico, a me capita di andare a vedere gli Antwoord, perché sono un vip.

No scherzi a parte, avevo organizzato la cosa da tempo. Fattostà che dalla settimana scorsa sono in loop e ascolto solo una-due canzoni di questi disgraziati, ipnotizzato dalla vocina estremamente insolente della cantante; che è una roba tipo sindrome di Stoccolma, tipo eroina, non so. Ti fa male ma la vuoi sentire lo stesso, non so perché. Forse perché dopo aver ascoltato per quarantacinque milioni di anni gli Impetigo, magari vuoi cambiare. Non che gli Impetigo non mi vadano bene, anzi, sono anni che invidio a un amico la sua longsleeve degli Impetigo. Mi ricordo anche di aver visto, anni fa, in una bancarella a un concerto, una maglietta VERDE del gruppo, completamente verde con stampa nera, mi pare di Ultimo Mondo Cannibale. 'somma, tempo di chiamare casa e chiedere il permesso di comprarla (sì, succede anche questo in casa mia), e bam, me l'avevano comprata. Da allora decisi di comprare le magliette al volo, fregandomene di ognialtra cosa.

Il problema rimane: gli Antwoord li sento, mi sento la base pompata di I Fink U Freeky e impazzisco. Chissà come mai. Comunque, la trasferta di un paio di settimane fa ha avuto dell'epico, e ha segnato un altro passo nel Grande Libro delle Lente Vittorie Su Mia Mamma: sono tornato alle sette del mattino, dimostrando che posso tornare dopo la notte (vulgo: fare after) senza deflagrarmi, prendere fuoco con la luce solare, tornare drogato e/o con alcuni organi in meno. Tutto guadagno.

Nel frattempo, da allora, ho dovuto riprendermi dal viaggio (ho recuperato le ore di sonno e stanchezza tipo ieri), e ho continuato - come ho detto l'altro giorno - a fare la solita vita. Avrei potuto scrivere subito di questo viaggio, ma per dire cosa? Delle braghette corte delle migliaia di hipster maledetti presenti? Della diffusione del combo "baffetto-capello rasato-occhialoni" presente in quasi tutti i maschi? Del debosciato che mi ha guardato in silenzio, con aria di compatimento misto pena misto snobismo, quando gli ho chiesto il running order preciso della serata? Insomma, non ne valeva la pena. Parlare dell'hipster è dargli importanza, perciò li ignoro, come ignoro quel mio amico a cui piacciono i My Little Pony. Ognuno ha la sua malattia. Ora però voglio un pony sovietico di razza pzerwalski nel cartone. Per istruire i minori ai sacri valori dell'estrema sinistra sovietica, giusto per.

Post scriptum: il mio pc sta lentamente spegnendosi, come l'insegnante di Boe all'università degli alcolici nei Simpson. Spero che sopravviva abbastanza a lungo da permettermi di comprare un sostituto.

mercoledì 4 luglio 2012

Winston a cavallo di un przewalski.

Boh, che poi alla fine della fiera avevo da fare.
No per dire, ero via. Come al solito nessuno mi ha notato, vado via senza far rumore, come in una qualche canzone italiana (che non ricordo assolutamente quale fosse). Va a finire che, come al solito, avevo da fare, e avevo poche idee per riempire questo blog. Oddio, di cose da dire ne avevo e ne avrei, tenendo testa anche al profilo che ho messo qui su Blogspot eccetra eccetra, ma sticazzi, non potevo mica ritornare sempre sulle stesse robe.

D'altronde, di fatto, nelle ultime settimane sono successe sempre le stesse robe. Mangio, dormo, leggo, mi alleno, perdo tempo, gioco a Minecraft, esco, suono. Insomma le stesse cose da un bel pezzo. Circa da marzo, direi, da quando - accipigna - mi sono laureato; parlavo l'altro giorno con una mia ex compagna di corso, una bravissima ragazza a cui voglio un gran bene (anche perché se esistesse una definizione di "persona gentile" per eccellenza sarebbe lei, è proprio tipo una di quelle damigelle setteottocentesche, è una damigella nata. Credo di averle sentito dire "cazzo" una o due volte in quattro-cinque anni, e peraltro solo in occasioni epiche tipo "mi hanno bucato le gomme della macchina"), e lei ironizzava, dicendomi "Dai, sei già in vacanza, noi studiamo". 

Eh ma almeno fate qualcosa, perdiana. Ed io invece sto qua, e non posso manco insolentire tutto il giorno tutti quanti perché - chiaramente - la gente ha da fare (a differenza di me). Manco sul lavoro ci sono novità, son sempre lì a litigare con le offerte di lavoro. Mi propongo anche per le cose più umili, in pieno stile "Zio Paperone e/o self-made-man", ma nessuno mi risponde. Poi però rido, perché vedo le stesse inserzioni per settimane. Per la serie: forse abbassare gli standard vi gioverebbe.

L'altro giorno, per esempio, mi han chiamato per un lavoro particolarmente raro ed insolito ("Addetto antiriciclaggio del denaro"); la cosa buffa è che l'annuncio era stato pubblicato un cinque-sei volte, di cui la prima con requisiti semplici (cercasi semplice impiegato, maturità, se possibile laurea triennale economica o giuridica, voglia di lavorare), e le altre con requisiti disumani (conoscenze legali, esperienza in materia, laurea magistrale in legge o economia). Da dire: chi ci va, qui? Un professionista o uno qualsiasi? Nel dubbio, mi candido. Mi richiamano e - zac! - subito scattano le richieste difficili. Quali competenze legali ha e sticazzi. Io rispondo, onestamente, che non ne ho, ma che mi basavo, umilmente, sul primo annuncio. Per tutta risposta, han farfugliato qualcosa e son scomparsi, probabilmente galoppando verso il lago Baikal a cavallo di uno przewalski (questa frase ha perfettamente senso, e se non lo capite sono problemi vostri). 

Perlomeno spero siano fuggiti. Che senso ha, infatti, creare annunci semplici, poi renderli impossibili, e poi lamentarsi per l'assenza di richieste? Lo ignoro.

Nel frattempo intanto fa caldo. E' il terzo giugno più caldo del secolo (l'han detto ieri al tg; lo so che è luglio, ma se han detto che è giugno è giugno, che vi devo dire), e la disoccupazione giovanile è al 30% (i due dati non sono relati), cosa che hanno ribadito anche un paio di settimane fa, mi ricordo benissimo. Mi chiedo a questo proposito quale sia il senso di questa strategia (oggi parliamo di molte cose senza senso, o Critone, tipo la pasta con le sarde), cioè del ripetere ciclicamente alcuni dati sconfortanti: il numero di stupri, il numero di negri che passano (dati spesso relati, secondo la tv), il numero di furti in villa (pure), il numero di disoccupati, eccetera eccetera. Ogni due-tre settimane c'è l'incredibile inchiesta, novità dell'anno, sullo stesso argomento. Perché ripetersi? Per spezzare i nostri spiriti? Per infiacchirci? Per farci amare Mario Monti?

Non lo so, ma mi sento tanto tanto Winston in questi momenti: non perché bombardato dai dati del Teleschermo del Grande Fratello, ma perché anche io, come Winston, ho la sensazione di essere l'unico a ricordarsi le cose. Possibile che nessuno ci faccia caso? Perché al tg c'è sempre lo stesso servizio e nessuno alza un coro polifonico di pernacchie per zittirli tutti e cercare così di migliorare la qualità editoriale? Perché la Cesara del Tg5 introduce tutti i servizi come una vecchia comare, dicendo "Pensate!" prima di ogni servizio, con un effetto drammatico? Qualcosa tipo "La disoccupazione, pensate, è al 30%!", oppure "Pensate, il ladro era di origini senegalesi!", o ancora "Pensate, è riuscito a giustificarsi alle forze dell'ordine così!". 

Io penso che non ci sia proprio ragione per cui tu debba dirmi di pensare, cara Cesara.